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G20 ambiente: raggiunto un faticoso accordo a metà su clima e energia

G20 ambiente: raggiunto un faticoso accordo a metà su clima e energia
in collaborazione con Eunews

<div style="font-size: 17px"><p>Roma &#8211; Un accordo all’ultimo minuto. Quando ormai la trattativa era entrata in stallo da molte ore e un ulteriore rinvio al prossimo summit sembrava l’unica alternativa, al <strong>G20 ambiente</strong> è stata trovata la via d’uscita per un documento finale su <strong>clima ed energia</strong> che ha avuto l’assenso di tutti. Dopo quello siglato nella prima giornata, decisamente meno difficoltoso, i delegati dei governi hanno trovato una faticosa  sintesi per un impegno alla <strong>riduzione delle emissioni inquinanti</strong> e la limitazione progressiva (ma senza una data)  delle fonti di energia ad elevata produzione di Co2.</p> <p>Così i due impegni precisi sono rimasti fuori dall’accordo: <strong>rimanere sotto 1,5 gradi di riscaldamento globale al 2030 ed eliminare il carbone</strong> dalla produzione energetica al 2025.&#8221;Due punti  che abbiamo rinviato al g20 dei capi di Stato e di governo&#8221;, ha spiegato il ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani nella conferenza stampa finale. &#8220;Usa, Europa, Giappone e Canada sono favorevoli, ma quattro o cinque paesi, fra i quali Cina, India e Russia, hanno detto che non se la sentono di dare questa accelerazione, anche se vogliono rimanere nei limiti dell&#8217;Accordo di Parigi&#8221;.</p> <p>Riconoscere la stretta <strong>correlazione tra clima energia, ambiente e povertà</strong> è un bel passo avanti per la sfida che il G20 si pone con la transizione ecologica, e “una decarbonizzazione ormai improcrastinabile” come aveva Roberto Cingolani aprendo il summit al <strong>Palazzo Reale di Napoli</strong>.  E come previsto, è stata infatti la sessione dedicata al clima ed energia che ha registrato le maggiori <strong>distanze tra i 20 Paesi</strong> che, va ricordato, rappresentano l’80 % del Pil mondiale e soprattutto l’80 % cento delle <strong>emissioni di Co2</strong> del pianeta.</p> <p>Carbone e fossili l’oggetto dello scontro: per Russia, Cina, Paesi arabi, India e Brasile i <strong>target proposti dalla presidenza italiana, Unione europea e Stati Uniti</strong>  (in grado di mantenere entro 1,5 gradi l&#8217;aumento del riscaldamento globale) erano eccessivi e per tutta la seconda giornata sono stati al centro di trattative molto serrate. Per chiudere l’intesa è stato determinante l’apporto della Cina che alla fine ha dato il suo assenso.</p> <figure id="attachment_155573" aria-describedby="caption-attachment-155573" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/07/G20-Environment-Press-conference-2-scaled.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-155573" src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/07/G20-Environment-Press-conference-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/07/G20-Environment-Press-conference-2-300x200.jpg 300w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/07/G20-Environment-Press-conference-2-1024x683.jpg 1024w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/07/G20-Environment-Press-conference-2-768x512.jpg 768w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/07/G20-Environment-Press-conference-2-1536x1024.jpg 1536w, https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2021/07/G20-Environment-Press-conference-2-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-155573" class="wp-caption-text">Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani</figcaption></figure> <p>Lo stallo è stato superato anche grazie all’impegno dell’inviato speciale USA per il clima, <strong>John Kerry</strong> insieme al ministro italiano Cingolani che hanno guidato i negoziati. Già dalla mattina di venerdì 23, i 20 grandi si erano arenati sulla possibilità di imporre un prezzo minimo della produzione di <strong>utilizzo di fossili</strong> per ridurre le emissioni inquinanti. L’ultima carta giocata dal blocco che ha fatto asse con gli Stati Uniti, è stata quella di mobilitare 100 miliardi di euro in favore dei <strong>Paesi emergenti</strong>. per affrontare la transizione. Per arrivare a chiudere l’accordo con un documento condiviso, Kerry e Cingolani hanno incontrato uno per uno i delegati dei governi.</p> <p>Nella <strong>prima giornata</strong> è stato invece molto più semplice chiudere su un comunicato condiviso e sottoscritto da tutti i grandi. <a href="https://www.g20.org/wp-content/uploads/2021/07/2021_07_22_ITG20_ENV_Final.pdf" target="_blank" rel="noopener">Il testo</a> si sviluppa su tre macro aree tematiche: <strong>biodiversità, uso efficiente delle risorse ed economia circolare, e finanza sostenibile</strong>. Gli impegni presi riguardano l’obiettivo di aumentare del 30 % le <strong>aree marine protette</strong>, dimezzare le aree desertificate entro il 2040 e interventi drastici per contrastare l’inquinamento da plastica con programmi di economica circolare globali. Impegni ambiziosi che per la presidenza italiana riflettono l’impronta del PNRR nazionale e che, come rileva Cingolani, “per la prima volta queste <strong>categorie vengono riconosciute dal G20 e ritenute vincolanti</strong>. Ora spetta ai singoli governi attuare gli impegni sottoscritti.</p> </div>