Consiglio europeo, Draghi illustra l’agenda italiana. Errori sui vaccini anche dall’UE

Consiglio europeo, Draghi illustra l’agenda italiana. Errori sui vaccini anche dall’UE
in collaborazione con Eunews

Roma – Dall’Europa partiva un anno fa, il 26 marzo il riconoscimento ufficiale della pandemia, per tutto il mondo una sfida senza precedenti. Il presidente del Consiglio Mario Draghi, ricorda il casuale anniversario in Senato in occasione delle comunicazioni che precedono il Consiglio europeo di domani e venerdì

“Ora sappiamo come fare, abbiamo quattro vaccini e dobbiamo vaccinare quante più persone nel più breve tempo possibile”. D’obbligo il messaggio di fiducia agli italiani, senza nascondere le difficoltà e la strigliata alle Regioni. “Le indicazioni sono quelle dell ministero della Salute, alcune le seguono, altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale. Troppe differenze difficili da accettare”.

Ricordando i numeri che in queste settimane hanno visto un’accelerazione elle vaccinazioni con l’obiettivo delle 500 mila al giorno, Draghi promette che nel frattempo “bisogna cominciare a pensare e pianificare le riaperture, cominciando dalla scuola, quella dell’infanzia e primaria anche nelle zone rosse, speriamo già dopo Pasqua”. Annuncio che ha fatto scattare un forte applauso dell’aula, anche se lui ha subito ribadito una delle parole più usate in pandemia: “speriamo”.

Lo sguardo al vertice UE segue ancora il fil rouge dei vaccini. “In sede europea, dobbiamo esigere dalle case farmaceutiche il pieno rispetto degli impegni contrattuali”, e lo strumento del regolamento sull’export “va applicato quando necessario” con lo stop ai Paesi non vulnerabili. Draghi a Bruxelles insisterà sulla necessità di investire sulla capacità produttiva in Europa, una strada già cominciata con gli accordi di partnership con le case internazionali.

“Quando si parla di autonomia strategica si pensa alla difesa e alla sicurezza ma io credo che la prima autonomia sia in fatto di vaccini”.  Alle critiche dei gravi errori compiuti dall’UE giunte durante il dibattito il premier ha subito replicato che “il coordinamento europeo va sempre rafforzato e bisogna cercarlo” e se non è sufficiente “occorre trovare le risposte da soli”. L’ammissione è che ci sono stati ritardi ma ora le cose cominciano a funzionare e poi “Breton è bravissimo”.

Salute globale al centro dei prossimi summit internazionali, il G20 con la presidenza italiana e il Global Health che sarà ospitato a Roma il 21 maggio. Per Draghi l’agenda ha un tema in cima alla lista perché “con un virus così insidioso nessuno è al sicuro”. Il premier torna anche sul tema della solidarietà sanitaria e sul dispositivo COVAX su cui aveva subito delle critiche. Il suo grande merito è garantire la distribuzione dei vaccini “secondo le effettive necessità dei Paesi riceventi, ma non in base all’interesse politico o economico o geopolitico dei donatori”.

Mercato unico, politica industriale digitalizzazione, gli altri temi che saranno trattati al Consiglio europeo, obiettivi che con il programma Next generation Eu, che potranno giocare un ruolo decisivo nei ritardi che ha l’UE rispetto agli altri attori globali. Europa che sulla cosiddetta “bussola digitale” punta molte delle aspettative, considerato il grande divario accumulato con Stati Uniti e Cina. Un tema che incrocia anche la questione dei proventi che per Draghi non può essere trascurata. “Riteniamo che il Consiglio Europeo debba procedere verso una soluzione globale e consensuale sulla tassazione digitale internazionale, entro metà 2021, nell’ambito dell’OCSE”, possibile grazie anche alla collaborazione con la nuova amministrazione USA.

Infine i dossier Russia e Turchia con le tensioni recentissime con il rapporto che sarà presentato da Josep Borrell. Per il premier italiano l’UE deve lavorare a un “agenda positiva” che favorisca una dinamica costruttiva, anche in chiave di stabilità regionale”. Al tempo stesso ricorda il colloquio telefonico con il presidente Erdogan di ieri con l’invito a “evitare iniziative divisive e l’esigenza di rispettare i diritti umani”. L’abbandono turco della Convenzione di Istanbul “è un grave passo indietro, la protezione delle donne dalla violenza, ma in generale la difesa dei diritti umani in tutti i Paesi, sono un valore fondamentale, direi di più, identitario per l’Unione europea”.

Sulle politiche di stabilizzazione nel mediterraneo, il dibattito lo riporta nei confini nazionali e gli interessi dell’Italia. “La Libia”, lo incalzano e Draghi nella replica annuncia la sua prima uscita internazionale a Tripoli: “credo il 6 o 7 aprile, comunque nella prima settimana”.