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Caso Pegasus, Orbán al centro dello scandalo sul software israeliano per spiare attivisti e giornalisti indipendenti

Caso Pegasus, Orbán al centro dello scandalo sul software israeliano per spiare attivisti e giornalisti indipendenti
in collaborazione con Eunews

<div style="font-size: 17px"><p>Bruxelles &#8211; Si allungano le ombre sul primo ministro ungherese, <strong>Vitor Orbán</strong>. Non bastavano i polveroni della settimana scorsa su <a href="https://www.eunews.it/2021/07/15/diritti-lgbt-unione-europea-contro-polonia-e-ungheria-avviate-procedure-dinfrazione-per-violazione-diritti-umani/154911" target="_blank" rel="noopener">diritti LGBT+</a> e <a href="https://www.eunews.it/2021/07/15/migranti-lungheria-sul-banco-degli-imputati-della-corte-di-giustizia-dellue-per-violazione-della-procedura-di-asilo/154941" target="_blank" rel="noopener">gestione della politica migratoria</a>: oggi il più controverso dei leader europei si trova nell&#8217;occhio del ciclone per l&#8217;<strong>utilizzo di un software israeliano di spionaggio</strong> per hackerare gli smartphone di attivisti, giornalisti investigativi e uomini d&#8217;affari che possiedono società di media in Ungheria.</p> <p><a href="https://forbiddenstories.org/pegasus-the-new-global-weapon-for-silencing-journalists/" target="_blank" rel="noopener">Lo ha rivelato la rete di giornalismo investigativo <em>Forbidden Stories</em></a>, in <strong>un&#8217;inchiesta internazionale</strong> che ha coinvolto 17 testate tra cui <em>The Guardian</em>, <em>Washington Post</em>, <em>Süddeutsche Zeitung</em>, <em>Die Zeit</em> e<em> Le Mond</em> e l&#8217;organizzazione non governativa per i diritti umani Amnesty International. Dopo aver ottenuto accesso a un database dei clienti della <strong>società informatica israeliana NSO Pegasus</strong>, la rete ha denunciato la <strong>sorveglianza di oltre 50 mila numeri di telefono </strong>in 50 Paesi in tutto il mondo dal 2016.</p> <p>Quello venduto solo con il permesso del ministero della Difesa israeliano &#8211; e teoricamente solo per scopi di anti-terrorismo &#8211; si definisce <strong>spyware</strong>. Si tratta di uno strumento che sfrutta i difetti del software dello smartphone per raccogliere informazioni sulle attività online di un utente senza il suo consenso (conversazioni, e-mail, messaggi, foto, video). Lo spyware <strong>permette anche di trasformare il dispositivo in un registratore audio e video</strong> per sorvegliare in tempo reale il contatto intercettato.</p> <p>Insieme a regimi autoritari come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, nella lista del clienti di NSO Pegasus compare anche il governo ungherese di Orbán, che avrebbe negoziato l&#8217;acquisto del servizio con il governo israeliano in una serie di incontri tra il 2017 e il 2018. <strong>Sono oltre 300 gli obiettivi nel Paese</strong>, tra cui dieci avvocati, un politico di opposizione e almeno cinque giornalisti, <a href="https://www.theguardian.com/news/2021/jul/18/viktor-orban-using-nso-spyware-in-assault-on-media-data-suggests" target="_blank" rel="noopener">riporta <em>The Guardian</em></a>. In particolare, da anni sono stati hackerati i cellulari di <strong>due giornalisti di <em>Direkt36</em></strong>, partner ungherese della rete internazionale di giornalismo d&#8217;inchiesta, di un fotografo che si è occupato del trasferimento della Banca internazionale per gli investimenti da Mosca a Budapest e di <strong>Zoltán Varga</strong>, proprietario del Central Media Group, società di media ungheresi non allineati alle politiche di Budapest.</p> <p>Nonostante i portavoce del governo si siano detti &#8220;<strong>non a conoscenza della presunta raccolta di dati</strong>&#8221; e abbiamo ribadito che &#8220;l&#8217;Ungheria è uno Stato di diritto e quindi agisce sempre in conformità con la legge in vigore&#8221;, è un fatto che da quando Orbán è diventato premier nel 2010 il Paese è crollato dal 23esimo al <a href="https://rsf.org/en/hungary" target="_blank" rel="noopener">92esimo posto nel <em>World Press Freedom Index</em></a>, la classifica annuale sulla libertà dei media per ogni Stato di tutto il mondo. Inoltre a inizio luglio l&#8217;organizzazione non governativa per la libertà di informazione <a href="https://rsf.org/en/predator/viktor-orban" target="_blank" rel="noopener"><em>Reporters sans frontières</em> ha inserito Orbán nella sua lista dei &#8220;predatori&#8221; della libertà di stampa</a>. È la prima volta che un leader dell&#8217;Unione Europea compare in questo elenco.</p> <p>In questo senso, in Ungheria non sono stati rilevati casi di violenza fisica, ma<strong> la guerra di Orbán nei confronti della stampa libera si esercita in modi più sottili</strong>. Per esempio, si è fatto ampiamente ricorso a molestie fisiche e psicologiche nei confronti di giornalisti indipendenti, a pressioni sui proprietari delle società di media, al ritiro di fondi pubblicitari statali o, <a href="https://www.eunews.it/2021/02/11/attacco-ai-media-revisionismo-storico-zone-libere-dallideologia-lgbt-polonia-ungheria-ancora-accusa/142233" target="_blank" rel="noopener">come nel caso di <em>Klubradio</em></a>, alla sospensione delle attività con motivazioni puramente burocratiche. O ancora, come rivelato da <em>Forbidden Stories</em>, sorvegliando nell&#8217;ombra ogni individuo scomodo.</p> </div>