Il viaggio della pace? Draghi volerà a Kiev per vedere Zelensky. Intanto, l’Italia valuta l’invio di nuove forniture di armi all’Ucraina
Anche se le chance di una ripresa dei negoziati tra Russia e Ucraina sono al momento ridotte al lumicino, come altri attori internazionali anche l’Italia cerca di non trascurare nessuno spiraglio
L’Italia cerca un ruolo di garanzia per la pace. Anche se le chance di una ripresa dei negoziati tra Russia e Ucraina sono al momento ridotte al lumicino, come altri attori internazionali anche l’Italia cerca di non trascurare nessuno spiraglio possibile per ottenere la pace. Se da un lato il governo di Mario Draghi è in procinto di definire un cambio di passo nelle forniture militari a Kiev (rinforzandole, come vedremo poi), inviando anche mezzi pesanti di artiglieria e cingolati, dall’altro si continua a lavorare per avere un ruolo di garanzia, quando sarà possibile, nella cornice di un accordo di pace lontano ma prima o poi necessario. Anche per questo la diplomazia italiana, su input di Palazzo Chigi, sta organizzando un vertice fra Roma ed Ankara, allargato alle compagini governative dei due Paesi.
Presto un vertice tra Roma e Ankara
Ovviamente non si tratterà soltanto di un vertice per rilanciare la cooperazione economica. Il presidente turco Erdogan è al momento l’attore più vicino e più equidistante rispetto ai due Paesi in guerra, non per nulla ha finora ospitato diversi round dei negoziati. Se il Financial Times scrive che Putin sembra aver perso interesse in qualsiasi tipo di colloquio di pace, il filo della diplomazia non si interrompe: il viaggio del segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, cercherà di rilanciare il ruolo e la mediazione dell’Onu nel conflitto ucraino e inizierà, prima di fare tappa a Mosca e Kiev, proprio da Ankara, dove incontrerà Erdogan.
Intanto, i colloqui degli ultimi giorni fra il nostro ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il suo omologo turco hanno preparato il terreno per un vertice a un livello più alto. È probabile che il summit si svolgerà in Turchia e servirà a consolidare quel ruolo di garanzia in un eventuale accordo di pace e sicurezza, che gli stessi ucraini hanno chiesto all’Italia. Un vertice Italia-Turchia. Intanto Draghi continua la quarantena dopo aver preso il Covid: lavora da remoto da Città della Pieve, la sua abitazione di campagna in Umbria. La negativizzazione dovrebbe essere alle porte.
Il viaggio a Kiev, sulla scia di quelli già compiuti da molti capi di governo della Ue, e ieri anche dal segretario di Stato americano, sembra confermato nei prossimi giorni, quasi certamente prima della visita alla Casa Bianca, intorno al 10 maggio.
Draghi a Kiev da Zelensky entro maggio
La macchina organizzativa è già al lavoro. Infatti, Mario Draghi vorrebbe recarsi a Kiev al più presto per un incontro faccia a faccia con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. A confermare la notizia è Palazzo Chigi che sottolinea come il presidente del Consiglio, al momento in isolamento nella sua casa a Città della Pieve, in Umbria, perché positivo al Covid, sta valutando la possibilità di un viaggio istituzionale in Ucraina.
La visita a Zelensky dovrebbe svolgersi nelle prossime settimane, probabilmente dopo la prima metà di maggio. L'agenda di Draghi, infatti, prevede già un fitto programma di appuntamenti istituzionali, a partire dall'assemblea plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo del 3 maggio e il viaggio a Washington dal 10 al 12 maggio per un incontro con il presidente americano Joe Biden.
Ma non ci si ferma qui. Il governo italiano invierà a Kiev aiuti per ulteriori 200 milioni di euro di ulteriori prestiti, oltre ai 110 milioni già stanziati. E Draghi sta valutando la possibilità di preparare un decreto per la fornitura di armi pesanti di tipo difensivo all'Ucraina.
La fornitura di nuove armi pesanti all’Ucraina
Infatti, per ottenere una tregua solida e una pace duratura, gli ucraini devono tenere sul piano militare: ecco perché l'Italia continuerà a sostenerli con fondi e l'invio di sistemi d'arma, oltre che sul piano politico e diplomatico. La convinzione di Mario Draghi è ferma. In nome della pace, non possono esserci tentennamenti. Perciò il governo si prepara a destinare aiuti diretti a Kiev: 200 milioni di prestiti, che si sommano ai 110 milioni già stanziati. Ed entro le prossime quarantotto ore sarà firmato il decreto interministeriale per l'invio di nuove armi, sul modello di quelle già fornite. Ma la novità è che la prossima settimana si valuterà a livello di governo e con gli alleati se disporre con un altro decreto, il terzo, la fornitura di armi pesanti, ma di tipo difensivo, il che potrebbe voler dire l'invio di mezzi blindati ruotati e missili anti nave.
Il pessimismo di Draghi sulla volontà di Putin
Per Vladimir Putin parlano i fatti e i fatti inducono a un certo pessimismo, nulla fa pensare che sia entrato in quell'ottica di dialogo per la pace su cui Draghi ha posto l'accento nella telefonata di ormai quasi un mese fa. Questa amara constatazione regge da giorni - e ancora in queste ore - i ragionamenti del premier, che – da Città della Pieve, ma in videoconferenza con il cdm, ai suoi ministri dice di augurarsi di poter tornare a Roma nei prossimi giorni.
Davanti a sé ha un'agenda fitta di impegni internazionali, come si diceva: parlerà il 3 maggio davanti alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo e dal 10 al 12 maggio sarà a Washington, per un incontro con Joe Biden nel segno del forte atlantismo che caratterizza la politica estera del governo. Ma non è escluso che, appunto, Draghi in tempi brevi vada di persona anche a Kiev, a incontrare Volodymyr Zelensky, come già Boris Johnson, Pedro Sanchez e i vertici delle istituzioni europee. Non c'è una data fissata, ma in queste ore si valuta l'ipotesi della missione.
Non sfugge intanto, dalla prospettiva di Palazzo Chigi, il dibattito che si è aperto in Germania, sull'invio di armamenti all'Ucraina e sulle sanzioni energetiche. Ma nella riunione di martedì con gli alleati non si sono registrati particolari disallineamenti e la convinzione è che – data la vittoria di Macron alle elezioni francesi -la linea finora tenuta dal fronte europeo e occidentale sulla crisi ucraina uscirà rafforzata. L'auspicio diffuso ai vertici del governo italiano è che, di fronte a una reazione politica compatta della Nato, le sconfitte sul terreno di Putin e il mancato ingresso a Kiev, possano alla lunga favorire l'innescarsi finalmente di un processo per una tregua vera e una pace sensata.
Avanti con lo stop progressivo al gas russo
Parte di questa strategia sono ovviamente le sanzioni e anche su questo fronte Draghi si muove in asse con gli alleati e in una linea di coerenza: avanti con l'Ue su uno stop progressivo al petrolio e al gas russo (ma con il sollievo di sapere che per ora di gas davvero non si parla), anche a costo di sopportarne le conseguenze. A rendere questa posizione credibile, notano dal governo, è l'accelerazione impressa sul fronte della diversificazione delle fonti, con la drastica semplificazione in arrivo per la produzione nazionale a partire dalle rinnovabili e un'azione diplomatica per il gas che è "più incisiva di quella di Berlino". Da qui al Consiglio europeo di fine maggio non si arresterà inoltre il pressing di Draghi per ottenere un tetto Ue al prezzo del gas: l'ostacolo è però il no di Olaf Scholz, ma la convinzione è che la battaglia solitaria stia iniziando a far breccia tra gli altri alleati.
Sempre sull'asse Roma-Kiev, il ministro alla Difesa Lorenzo Guerini ha sentito il suo omologo ucraino Oleksii Reznikov: "Gli ho confermato solidarietà e pieno sostegno e aiuto al suo Paese e alle sue forze armate", twitta il ministro della Difesa. Nelle prossime ore arriverà, appunto, il nuovo decreto interministeriale - secretato - per sostenere Kiev con l'invio di armi. Poi si valuteranno forniture più pesanti. Nelle fila parlamentari il tema armi continua a generare malcontenti, soprattutto nel M5s, ma Giuseppe Conte interviene a smentire uno smarcamento di Beppe Grillo e del Movimento dalla scelta del governo: anche il M5s ha votato sì "sofferto".
Le polemiche interne e il sì ‘sofferto’ del M5s
Sul fronte interno hanno ancora uno strascico le indiscrezioni pubblicate sull’invio di armi più offensive, da parte dell’Italia. Nel vertice di Ramstein, in Germania, gli americani faranno il punto sugli aiuti militari con una ventina di Stati appartenenti alla Nato. E su questo punto la decisione di inviare armamenti sempre più pesanti alla resistenza ucraina è criticata proprio dal leader del M5s Giuseppe Conte: «Se riconosciamo che ci sono tutti gli estremi del diritto all’autotutela, come è scritto nella Carta delle Nazioni Unite, alla legittima difesa, dobbiamo essere conseguenti e offrire mezzi, in una situazione di palese asimmetria, a chi sta esercitando il diritto alla legittima difesa. Non abbiamo voltato le spalle, abbiamo guardato in faccia la realtà anche se non è stato facile» ma «non siamo disponibili a un’escalation militare. L’Italia e gli altri Paesi della Ue non possono pensare di evitare questo scenario impegnandosi in una forsennata corsa al riarmo o pensando via via di fornire armamenti sempre più pesanti».
Di parere opposto un altro ex premier come Massimo D’Alema: «Putin la guerra l’ha già persa anche per la capacità di resistenza dell’Ucraina. La strada per una pace giusta può essere aperta solo dalla capacità dell’Ucraina di difendersi rispetto all’aggressore. Mi sento di condividere la condotta del governo italiano». Parole, quelle di D’Alema, stavolta assai sagge.



di Ettore Maria Colombo 














