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[L'analisi] Venezuela, tornano “i bravi ragazzi” con Elliot Abrams. Alla fine tutti giocano sulla pelle di quel popolo

Sul Venezuela hanno sbroccato tutti, coloro che sono contro e coloro che sono favore di Maduro. In realtà si sta giocando sulla pelle dei venezuelani, come si è già giocato sulla pelle dei libici ai tempi della rivolta di Bengasi

Venezuela, manifestazione
Venezuela, manifestazione

Sul Venezuela hanno sbroccato tutti, coloro che sono contro e coloro che sono favore di Maduro. In realtà si sta giocando sulla pelle dei venezuelani, come si è già giocato sulla pelle dei libici ai tempi della rivolta di Bengasi agitata dalla Francia di Sarkozy che lanciò l’Europa e gli Usa in un disastro senza fine e, per ora, ancora senza soluzione. La differenza è che questa volta gli Usa sono interessati alla sorte del Venezuela molto di più di quanto non lo fossero per la Libia quando dopo un mese lasciarono gli aerei a terra facendo spazio alla Nato. Qui siamo nel loro “cortile di casa”. Lo si capisce molto bene da un dettaglio. Il nome dell’inviato speciale americano Elliot Abrams.

I "bravi ragazzi"

Questo significa che in Venezuela,  alle frontiere con la Colombia e probabilmente anche ai confini con il Brasile sono tornati in azione “i bravi ragazzi”, un po’ guerriglieri, un po’ narcos, un po’ agenti della Cia. Quel mix che se viene ben agitato con la piazza e i movimenti di opposizione democratici si trasforma i una pozione irresistibile. Poi quel che succede succede.

Sembrava sepolto nell’archivio della storia, Elliot Abrams. Il caos venezuelano lo ha riproposto al vertice della politica estera Usa. Quando Trump dice che “quella militare resta un’opzione”, o quando il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton sventola un bloc notes su cui si legge “5.000 soldati in Colombia”, il loro uomo è Abrams.

Il ritratto

Il ritratto di Roberto Zanini sul Manifesto è emblematico di come funzionano _ maluccio _ le cose nella politica estera americana. Newyorkese, nato nel 1948, famiglia di ebrei democratici, laurea a Harvard e master alla London School of Economics, a metà degli anni ’70 Abrams entra nello staff di Henry Jackson, senatore democratico così anti-comunista e militarista che da quello staff uscirono alcuni dei più noti cervelli neo-con, come Paul Wolfowitz e Richard Perle. Ovvero gli architetti insieme al vicepresidente Dick Cheney dell’attacco all’Iraq di Saddam Hussein nel 2003, il maggiore disastro per le sue conseguenze nella storia del Medio Oriente dopo il crollo dell’Impero Ottomano e il colonialismo occidentale. Un decennio di destabilizzazione e terrorismo qiadista che poi ha generato l’Isis.

Pur avendo un pedigree democratico nel 1981 Abrams salta la barricata e diventa repubblicano, si accoda così a Ronald Reagan e viene reclutato dal Dipartimento di Stato come segretario per i diritti umani.

Un incarico che svolge efficacemente e con animo zelante. Si schiera con i governi massacratori in Salvador, appoggia il dittatore e genocida Rios Montt in Guatemala, è al fianco della giunta militare in Argentina e in Cile, prima aiuta e poi fa arrestare il generale Manuel Noriega a Panama.

Ma come se non bastasse entra pure nell’affare Iran-Contra: in Nicaragua appoggia la Contra con la vendita di armi all’Iran i combutta con il colonnello Oliver North. Per aver mentito al Congresso evita la prigione dichiarandosi colpevole e viene poi perdonato dal presidente George Bush senior nel ’92.

"Esperto"

Del Venezuela è un esperto. Nel 2002 un gruppo di soldati sequestra il presidente Hugo Chávez eletto nel ‘98. Chávez tiene duro e dopo 48 ore viene liberato e la rivolta viene soffocata. A dare il via libera all’operazione era stato proprio Elliott Abrams allora in forza al Consiglio per la sicurezza nazionale.

Dopo alcuni anni di oscurità Abrams è stato rispolverato da Donald Trump. In fondo Abrams è sveglio e lavora bene con Mike Pompeo: uno è di origine ebraiche, l’altro italo-americano. Insomma due bravi ragazzi.

Alberto Negridi Alberto Negri, editorialista e inviato di guerra   

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