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[L’analisi] "Trump peggio di un bambino". Il golpe strisciante dei pretoriani del presidente. Veleno e confusione sono i veri padroni della Casa Bianca

Woodward descrive una serie di macchinazioni quotidiane dello staff di Trump per evitare disastri e crisi internazionali, e che sono descritte come una sorta di “colpo di stato amministrativo”: si parla di collaboratori che disobbediscono a ordini particolarmente assurdi o pericolosi o rubano i documenti dalla scrivania di Trump, per evitare che li legga o non farglieli firmare. Mai si era sentito qualche cosa di simile sulla Casa Bianca. Per il capo della difesa Mattis: Trump “ha la capacità di comprensione di un bambino di 11 o 12 anni”

[L’analisi] 'Trump peggio di un bambino'. Il golpe strisciante dei pretoriani del presidente. Veleno e confusione sono i veri padroni della Casa Bianca

Sussurri che diventano grida, bugie e verità che si confondono e che nessuno vuole ammettere. Questa è diventata la scena politica negli Stati Uniti, la superpotenza che ha in mano le sorti mondiali. La Casa Bianca definita Crazy House, l’articolo anonimo di un funzionario sul New Tork Times, il libro del Pulitzer Bob Woodward con le dichiarazioni agghiaccianti dei collaboratori del presidente: rivelazioni shakerate in un mix mediatico dove nessuno sembra sia più capace di servire un buon Martini gelato, “l’arma più micidiale degli Stati Uniti”, come la definì il leader sovietico Krusciov ai tempi della guerra fredda.

Dal mixer americano sta uscendo veleno e un’ubriacante confusione. Forse per capirci qualche cosa bisogna rivolgersi al predecessore di Donald Trump, Barack Obama, un presidente incensato, fregiato dal Nobel, onesto ma modesto, certamente migliore come oratore che come leader.

“Donald Trump _ ha detto Obama all’Università dell’Illinois _ è il sintomo, non la causa. Capitalizza lo scontento”. In un discorso di apertura per la campagna elettorale in vista delle elezioni di midterm a novembre, Obama ha spiegato che il declino della politica americana non è cominciato con Trump: “Sta soltanto sfruttando lo scontento che i politici hanno ventilato da anni: una paura e una rabbia che ha radici nel nostro passato ma che nasce anche da enormi cambiamenti che hanno avuto luogo nella nostra breve vita”. Obama dice qualche cosa che riguarda anche noi in Europa: non è un caso che l’Afd, l’estrema destra tedesca, ormai abbia superato anche la Cdu della cancelliera Angela Merkel nella ex Germania dell’Est.

Ma cosa sta accadendo a Washington? A leggere i giornali americani pare che sia in atto una sorta di congiura di palazzo(o di più palazzi) per tentare di neutralizzare Trump. Nel testo inviato al New York Times da “un funzionario senior dell’Amministrazione Trump” si legge che “molti dei suoi funzionari lavorano diligentemente da dentro per contenere parti della sua agenda e le sue inclinazioni peggiori”. “La radice del problema _ continua l’articolo _ è l'amoralità del presidente. Chiunque lavori con lui sa che non è ancorato ad alcun principio discernibile che guidi il suo processo decisionale”.

Trump viene descritto come un irresponsabile fuori controllo. Un mezzo criminale, bugiardo e corrotto. Ma alla Casa Bianca, dentro e fuori dallo Studio Ovale, c’è una sorta di resistenza ai suoi atti legislativi e amministrativi.
Quale tipo di resistenza sia ce lo rivela Bob Woodward, giornalista celeberrimo del Washington Post che negli anni Settanta indagò sul caso Watergate insieme a Carl Bernstein. Woodward descrive una serie di macchinazioni quotidiane dello staff di Trump per evitare disastri e crisi internazionali, e che sono descritte come una sorta di “colpo di stato amministrativo”: si parla di collaboratori che disobbediscono a ordini particolarmente assurdi o pericolosi o rubano i documenti dalla scrivania di Trump, per evitare che li legga o non farglieli firmare.

Mai si era sentito qualche cosa di simile sulla Casa Bianca. Woodward, che ha condotto un centinaio di interviste, descrive l’inchiesta sulla Russia come un tasto dolente per Trump e un motivo costante di imbarazzo. In una telefonata ufficiale, il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi gli ha detto: “Sono preoccupato per questa indagine, Donald. Continuerai a esserci?”. Fu come “un calcio nelle palle”, disse Trump ai suoi collaboratori. Ma soprattutto c’è da preoccuparsi quando domande simili le fa un presidente come quello egiziano che per salire al potere ha fatto un colpo di stato nel 2013 contro i Fratelli Musulmani.

Insomma il leader egiziano, ex capo dei servizi militari, è uno specialista che ha contatti ad alto livello ovunque ed è stato anche addestrato negli Stati Uniti di cui conosce bene i generali _ come il capo alla Difesa James Mattis _ altra categoria assai irritata e spaventata dall’incompetenza di Trump. Mattis, dopo una riunione con il presidente, era preoccupato e esasperato, e secondo Woodward disse ai suoi collaboratori che Trump “aveva la capacità di comprensione di un bambino di 11 o 12 anni”.

Tutti naturalmente smentiscono di avere detto questo e quell’altro ma la sensazione è che Trump sia circondato da una guardia pretoriana sempre più insofferente come se fossimo alla corte di Eliogabalo, imperatore romano originario della città siriana di Homs assassinato dai cortigiani. Ma il popolo qui è ancora con lui perché l’economia vola e oggi non c’è niente di meglio che essere attaccati dai media per diventare dei martiri. E’ la stampa bellezza e tu non ci puoi fare niente. Ma all’incontrario.

Alberto Negridi Alberto Negri, editorialista e inviato di guerra   

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