Usa, casi Cohen e Manafort: due colpi giudiziari per Trump

Usa, casi Cohen e Manafort: due colpi giudiziari per Trump
di Askanews

Milano, 22 ago. (askanews) - Due casi giudiziari che, nel giro di poche ore, colpiscono direttamente persone impegnate ad altissimo livello nella campagna di Donald Trump per le elezioni presidenziali del 2016. A New York Michael Cohen, a lungo avvocato personale del presidente degli Stati Uniti, si è dichiarato colpevole davanti a una Corte federale a Manhattan di otto capi d'accusa, tra cui frode e violazioni finanziarie in campagna elettorale. Cohen ha spiegato al giudice di avere comprato, "su richiesta e in coordinamento" con Trump, il silenzio di due donne che sostenevano di avere avuto relazioni con il futuro presidente, versando 130mila dollari a una e 150mila dollari a un'altra. I pagamenti, ha aggiunto Cohen, avevano "lo scopo di influenzare le elezioni".Cohen non ha fatto i nomi delle due donne, ma i pagamenti corrispondono a quelli effettuati alla pornostar Stormy Daniels e all'ex coniglietta di Playboy Karen McDougal. L'ammissione dell'ex legale di Trump è giudicata "esplosiva" da molti commentatori americani, in quanto suggerisce che il presidente potrebbe avere commesso un crimine. Soprattutto perché arriva da un uomo che, non molto tempo fa, aveva dichiarato di essere pronto anche a "prendersi un proiettile per il presidente". Secondo l'analista Jens David Ohlin della Cornell Law School, citato dal Washington Post, si tratta di "un disastro per Trump".La corsa alla Casa Bianca del 2016, in questo caso con chiari riferimenti al Russiagate, è stata anche al centro della sentenza che ha riguardato l'ex direttore della campagna di Trump, Paul Manafort. In Virginia l'uomo è stato ritenuto colpevole di otto capi d'accusa, tra cui frode fiscale, mentre la giuria non ha trovato un accordo su altri dieci imputazioni, che sono quindi state dichiarate nulle. Il presidente ha commentato la notizia dicendosi "molto triste", ma aggiungendo anche che la sentenza "non mi coinvolge" e che "non ha assolutamente nulla a che fare" con le ingerenze russe nella campagna presidenziale. Ma, notano ancora dal Washington Post, "in molti sensi questo processo era tutto incentrato sulle collusioni russe".Il presidente ha parlato anche di un clima da "caccia alle streghe" nei confronti di Manafort, ma, come ha scritto il Corriere della Sera, "il cerchio attorno al presidente degli Stati Uniti comincia a stringersi".