L’Ungheria vieta i cambi di sesso con la “scusa” del Coronavirus

Il premier Orban chiede ampi poteri al Parlamento di Budapest per occuparsi della pandemia ma una volta ottenuti attacca la comunità omosessuale con una legge durissima

Viktor Orban
Viktor Orban

Alcuni governi di Paesi europei e non solo, hanno preso l’emergenza Coronavirus e il conseguente lockdown, come un modo non proprio corretto per rafforzare un potere autoritario il cui unico fine è limitare la libertà altrui. Prendiamo ad esempio l’Ungheria. Su quasi dieci milioni di abitanti, ad oggi i contagiati da Covid19 sono meno di 500 e meno di 20 sono le vittime – numeri lontanissimi da quelli della Spagna, dell’Italia e dell’Inghilterra – ma nonostante questo, il premier ungherese Viktor Orban ha chiesto al Parlamento di Budapest pieni poteri per gestire l’emergenza. Stando alle sue dichiarazioni, avrebbe dovuto trattarsi “di una misura necessaria per contrastare la pandemia”, ma i suoi avversari che lo conoscono bene e lo contrastano da tempo, hanno denunciato subito la cosa attaccando quella normativa che a loro avviso - in caso di approvazione - avrebbe dato al leader ultra-nazionalista poteri illimitati volti solo a rafforzare la sua presa sul Paese piuttosto che contrastare la diffusione del virus. Il 30 marzo scorso Orban ha ottenuto quello che voleva superando la prevista approvazione dei parlamentari e la nuova legge è andata ad introdurre, tra le altre cose, condanne fino a cinque anni di carcere per chiunque (giornalisti inclusi) diffonda falsità sul virus o le misure per contrastarlo. Ma c’è di più.

Il premier Orban e la comunità LGBTQIAPK: una battaglia che va avanti da anni

Gli attivisti per la libertà di informazione avevano ragione ad essere spaventati da questo golpe, perché pochi giorni dopo l’adozione di quella legge d’emergenza che gli conferisce pieni poteri, il premier ungherese ha vietato con un decreto i cambi di sesso nel Paese. Pertanto, oltre a vedersi assegnare dal parlamento il diritto di sospendere l’assemblea e le elezioni, di limitare la libertà d’espressione e governare per decreto a tempo indeterminato, Orban ha preso così di mira anche la comunità transgender. In realtà, aveva iniziato a colpirla ben prima dell’adozione della legge d’emergenza, proibendo studi accademici e universitari sul tema gender o i dibattiti sulle unioni diverse dal matrimonio eterosessuale. Adesso però l’attacco “è deliberato”, come è stato definito dagli attivisti e dai principali esponenti LGBTQIAPK (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali, asessuali, pansessuali o poligami e kinky) del Paese, “una mossa che mira non solo a costringere la comunità al silenzio ma anche a cancellarla e a negare la sua esistenza”.

Gli effetti della nuova legge

“Cambiare il proprio sesso biologico è impossibile”, si legge nel testo della nuova legge. “I caratteri sessuali primari e le caratteristiche cromosomiche sono immutabili e non possono essere modificate da nessun ufficio di registro dello Stato civile magiaro”. Pertanto, dalla sua entrata in vigore, le autorità non potranno più registrare sui documenti d’identità il nuovo gender di qualsiasi persona che abbia cambiato sesso in Ungheria: chi ha cambiato sesso e vuole un matrimonio o convivenza con una persona di sesso diverso non sarà più per lo Stato parte di un’unione etero, ma sarà schedato ed escluso da ogni beneficio per le famiglie. Non sarà quindi più possibile essere registrati secondo il genere riassegnato, anche se l'operazione è già avvenuta e le persone transgender saranno identificate dallo Stato con il sesso di nascita. Le donne transgender non potranno più sposare uomini, dato che in Ungheria i matrimoni omosessuali non sono ammessi.

Le polemiche e la risposta di Orban: “Non ho tempo da perdere”

A chi gli ha fatto notare che il golpe istituzionale metterà in discussione la sua permanenza all’interno dell’Unione Europea, Orban ha risposto che lui “non ha tempo da perdere”. “Tutto il mio tempo è dedicato a cercare di salvare le vite dei cittadini ungheresi”, ha aggiunto dopo che tredici delegazioni nazionali avevano chiesto l’espulsione del suo partito, Fidesz (l’Unione Civica Ungherese). “Sono pronto a discutere qualsiasi questione quando questa pandemia sarà finita. Fino ad allora – ha concluso - tutto il mio tempo sarà esclusivamente dedicato a cercare di salvare le vite dei cittadini ungheresi e a preparare misure per la ripresa sociale e economica del paese”. Una presa di posizione durissima che aggiunge difficoltà ad un periodo non certo facile. In realtà Orban dovrebbe sapere che il riconoscimento ufficiale di genere “è un diritto umano fondamentale e una questione di dignità”, come gli ha risposto Dunja Mijátovic, commissaria Ue per i diritti umani. “Tutti hanno diritto a una vita normale senza discriminazioni basata sul diritto all’autodeterminazione”. Il premier la ascolterà? Sicuramente no, ma nel frattempo, le organizzazioni omosessuali e non solo si stanno organizzando per manifestare contro questa decisione non appena sarà finito il lockdown. C’è solo da aspettare.