Molestie, "scandali" sessuali e conti in rosso: cade la testa di Kalanick, il fondatore di Uber si dimette

Travis Kalanick, amministratore delegato dell'azienda che ha mandato in crisi i trasporti tassistici di tutto il mondo, costretto a dare l'addio. Ma cosa c'è di vero nelle accuse che gli vengono mosse?

Travis Kalanick
Travis Kalanick
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S su Fb   Twitter: @Crikkosan

La app economy va così: in Borsa sei valutato circa 70 miliardi di dollari, diventi disruptive, cioè infrangi le regole e le vecchie abitudini a proposito di trasporti a pagamento. Provochi scioperi e proteste dei tassisti in tutto il mondo. E poi ti dimetti, travolto dagli scandali interni e dai conti che, a dispetto dei ricavi in crescita, sono ancora in rosso per 6,7 miliardi di dollari. A cadere, facendo molto rumore, è la testa di Travis Kalanick, amministratore delegato e co-fondatore di Uber. 

Sotto pressione

Kalanick si è dimesso come amministratore delegato di Uber in seguito a una serie di scandali presso l'azienda internazionale di gestione di trasporti, che comprendono le accuse di molestie sessuali e sessismo. Secondo il New York Times, che cita cita due fonti anonime, le dimissioni di Kalanick sono giunte martedì dopo che cinque dei maggiori investitori di Uber gli avevano chiesto in una lettera di abbandonare immediatamente il suo ruolo. Dopo aver consultato almeno un altro membro del consiglio e aver parlato agli investitori, Kalanick ha accettato, anche se rimarrà sul consiglio di amministrazione della società. "Amo Uber più di ogni altra cosa nel mondo e in questo momento difficile della mia vita personale ho accettato la richiesta degli investitori di mettermi da parte in modo che Uber possa tornare a costruire piuttosto che essere distratta da un'altra lotta", ha detto Kalanick in una dichiarazione riportata dallo stesso New York Times. Ma il dossieraggio contro di lui lo ha centrato in pieno.

Le istruzioni sessuali e le minacce

Ma davvero Travis Kalanick è il mostro che i media dipingono con sempre maggiore convinzione negli ultimi giorni? Il suo problema principale rimane che Uber eccita i listini finanziari e irrompe sul mondo dei trasporti in modo rivoluzionario, ma non fa un dollaro di utili. Poi c'è il fronte interno, che si è surriscaldato dopo i recenti 20 licenziamenti. E c'è chi mormora che il trapelare di notizie interne all'azienda sia frutto di una vendetta da parte da quelli che Kalanick aveva fatto fuori. Vendetta ben compiuta, dato che a cadere ora è la testa del Ceo. Una degli ex lavoratori, Susan Fowler, lo accusa di molestie. C'è poi il video del suo litigio con un tassista che, a dire il vero, lo accusava con violenza di avergli fatto perdere 97 mila dollari, da lui investiti in una nuova auto  in altre spese per diventare uno dei lavoratori di Uber. Infine, ecco trapelare i contenuti delle sue mail giudicate sessiste, in cui dettava le regole su come e con chi fare sesso durante un party aziendale a Miami. E la polemica per essersi infilato in un karaoke molto hot in Corea durante un suo viaggio di lavoro. Peccato che con lui ci fosse la fidanzata dell'epoca. Ma è la app economy, bellezza: disruptive nel fare a pezzi la concorrenza, ma moralista come neanche i peggio integralisti religiosi quanto a giudicare la vita privata e le sfumature dei comportamenti di un capo su posto di lavoro.