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Ecco perché Trump ci minaccia con i jihadisti: vi spiego cosa può accadere

Chi scrive ha visto il fenomeno dell’afflusso di jihadisti stranieri in Siria sin dall’inizio, nell’autunno del 2011, quando nella città turca di Antiochia (Hatay), ai confini con la Siria, si potevano incontrare combattenti provenienti da Tunisia, Libia, Marocco e da molti Paesi musulmani, dalle repubbliche islamiche ex sovietiche o dalla Cecenia, che fa parte della Federazione russa

Ecco perché Trump ci minaccia con i jihadisti: vi spiego cosa può accadere

Perché gli Stati Uniti minacciano l’Europa con i foreign fighters dell’Isis? L’annuncio di Donald Trump che intende liberare 800 prigionieri dell’Isis in Siria, se l’Europa non li processa, è diretto 1) a intimidire gli europei se non fanno la guerra all’Iran 2) a minacciare di utilizzare i jihadisti per destabilizzare la regione in funzione anti-russa, anti-iraniana e anti-siriana.

Gli Usa come Turchia, Israele, monarchie del Golfo, Gran Bretagna e Francia volevano abbattere Bashar Assad e hanno usato i jihadisti infiltrandoli dalle frontiere. La Turchia sui jihadisti di Idlib, nel Nord della Siria, ha raggiunto un accordo con Russia e Iran ma gli altri protagonisti di questa guerra per procura non intendono riprendersi indietro i loro tagliagole. I francesi sono più possibilisti, gli inglesi per ora non vogliono muovere un dito.

Chi scrive ha visto il fenomeno dell’afflusso di jihadisti stranieri in Siria sin dall’inizio, nell’autunno del 2011, quando nella città turca di Antiochia (Hatay), ai confini con la Siria, si potevano incontrare combattenti provenienti da Tunisia, Libia, Marocco e da molti Paesi musulmani, dalle repubbliche islamiche ex sovietiche o dalla Cecenia, che fa parte della Federazione russa.

Non era possibile ovviamente che questo afflusso così consistente - si stima in 40-45mila i foreign fighters che hanno combattuto in Siria - fosse possibile senza l’appoggio della Turchia, i finanziamenti delle monarchie del Golfo e il sostegno più o meno esplicito dei servizi occidentali. Ad Antiochia si trovava una clinica assai moderna tutta finanziata dal Qatar dove ho intervistato e fotografato all’epoca i barbuti del jihad islamico feriti negli scontri con le forze lealiste di Assad. Per questo ho scritto che la ribellione siriana, all’inizio una legittima rivolta popolare contro il regime, presto si era trasformata in una guerra procura che  aveva come bersaglio Bashar Assad il maggiore e storico alleato dell’Iran. 

In realtà questo è stato a lungo un conflitto alimentato dalla Turchia e della monarchie del Golfo sunnite, ma anche dall’Occidente e Israele, contro l’influenza della mezzaluna sciita.

Emblematico era il fatto che a lungo gli Stati Uniti e le potenze occidentali hanno accreditato gruppi di ribelli per nulla rappresentativi della guerriglia sul campo ma con facce presentabili all’opinione pubblica internazionale come capi dell’opposizione. In realtà tutti sapevamo che non contavano nulla e che la guerra era condotta dai jihadisti che godevano dell’appoggio di Ankara e delle monarchie del Golfo.

Gli stessi americani, ma anche francesi e inglesi, hanno appoggiato gruppi di estremisti islamici per far fuori il regime siriano. L’architetto di questa strategia bellica e di comunicazione è stato l’ex segretario di Stato Hillary Clinton, così detestata dal suo rivale alla presidenza Trump, la cui campagna elettorale venne finanziata dai sauditi per stessa ammissione del principe Mohammed bin Salman, il mandante dell’assassinio del giornalista Jamal Kashoggi.

Come sanno tutti coloro che hanno seguito la guerra in Siria e in Iraq quando nel 2014 è comparso il Califfato di Al Baghdadi ha fare la prima decisiva resistenza contro i jihadisti sono stati, oltre che il regime, siriano soprattutto i pasdaran iraniani comandati dal generale Qassem Soleimani, le milizie sciite e gli Hezbollah libanesi. A loro si sono uniti, in una straordinaria lotta per la sopravvivenza, i curdi: quando entrai a Kobane nell’ottobre del 2014 i curdi combattevano senza alcun sostegno contro l’Isis, anzi la Turchia bastonava e arrestava i volontari che venivano in soccorso di loro fratelli siriani.  

Dopo la caduta di Mosul in Iraq nel giugno del 2014 l’esercito iracheno, abbandonato dagli Usa, si era liquefatto e senza le milizie sciite l’Isis sarebbe arrivato a Baghdad e avrebbe costituito una sorta di stato che comprendeva metà Siria e Iraq fino ai confini  con la Turchia. I sunniti si sarebbero quindi presi una rivincita sulla caduta del regime di Saddam Hussein avvenuto con l’attacco americano del 2003.

Gli americani e le potenze occidentali sono venute dopo a combattere il Califfato quando sono cominciati gli attentati dei jihadisti in Francia e in Europa.

Gli attentati soprattutto quelli in Francia si spiegano con una motivazione molto evidente: dopo avere in incoraggiato i jihadisti a combattere contro Assad, Parigi rinunciò con gli americani a bombardare direttamente Assad nell’estate del 2013. Da quel momento e con l’ascesa dell’Isis si è aperto il fronte anche contro l’Occidente, oltre a quello contro Damasco, l’Iran e il governo iracheno a grande maggioranza sciita.

In sintesi l’Occidente, con i soldi arabi e la logistica della Turchia, aveva tentato si abbattere il maggiore alleato dell’Iran nella regione. E quando non è andato a fondo in questo obiettivo i loro alleati jihadisti si sono rivolati.

Come si è visto con la riunione di giovedì scorso a Varsavia, l’Iran resta il vero bersaglio in Medio Oriente degli Stati Uniti, di Israele e delle monarchie del Golfo. Ma i ministri degli Esteri di Francia e Germania hanno disertato questo meeting: unica eccezione inspiegabile e abbastanza vergognosa la presenza del ministro italiano Moavero Milanesi, esponente di un Paese che è il maggior partner commerciale europeo di Teheran. La Germania con la cancelliera Merkel ha ribadito la sua contrarietà a una guerra contro l’Iran anche nella riunione di ieri sulla sicurezza europea a Monaco.

Aprendo la questione dei foreign fighter prigionieri di origine europea - soprattutto francesi e inglesi - Trump manda un messaggio di stampo mafioso alle potenze europee: riprendetevi i vostri tagliagole o li uso per destabilizzare ancora una volta il Medio Oriente e l’Europa se non partecipate alla coalizione contro l’Iran. Più chiaro di così.

Alberto Negridi Alberto Negri, inviato di guerra   

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