Cosa c'è di vero in ciò che dice Donald Trump? Il confronto fra annunci e fatti, nei primi 100 giorni

La "grande, grande guerra" alla Corea del Nord e il rilancio dell'economia Usa, il "Russiagate" e gli scandali interni. Il presidente alla prova della realtà

di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Fact checking. E' il confronto fra le parole, gli slogan e la prova dei fatti. Uno dei compiti del buon giornalismo. Nelle scorse ore il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è autopromosso: "Mi darei una A", che nella scala di merito americana equivale al nostro 10. A 100 giorni dal suo primo insediamento (si concludono sabato 29 aprile) il miliardario diventato il politico più potente del mondo, intervistato dal Washington Examiner, ha esaltato la sua azione che "getta le fondamenta per il futuro". Ma come stanno davvero le cose?

Popolarità - Male. Nessuno ha fatto peggio di lui dal 1945 ad oggi. Un sondaggio pubblicato dal Washington Post rivela che solo il 42% degli americani approva l'operato del presidente. 

Coesione interna - Bene. Il 94% di chi lo ha votato continua a sostenerlo, di cui l'84% sono repubblicani. I pentiti ammontano ad un esiguo 2%.

La "grande guerra" alla Corea del Nord - La mossa della svolta. Rispetto ai suoi predecessori, contro Kim, Donald Trump ha mostrato subito decisione e muscoli, anche nelle ultime ore ha rilanciato il suo ruolo di duro, dicendo che gli appare molto difficile una soluzione che non sia bellica e parlando apertamente della possibilità di una "grande, grande guerra" contro Pyongyang. La maggior parte degli analisti resta cauta e scettica rispetto all'ipotesi di uno scontro bellico, che avrebbe conseguenze impevedibili e riporterebbe agli scenari degli anni Cinquanta del secolo scorso. La parte più interessante e "sostanziosa" della mossa di Trump sta nel coinvolgimento della Cina, spinta a prendere posizione per isolare il dittatore paranoico nordcoreano. La cui sopravvivenza dipende in modo fondamentale dai suoi rapporti politico-economici con Pechino. Se questo disegno riuscisse, Trump sarebbe un vero vincitore, accrediterebbe la sua azione e lo spessore di politico, e reimposterebbe i rapporti fra Usa (ancora gravati da debito) e Cina (fra i maggiori creditori degli States). Dando nuove indicazioni di politica estera, con segnali a tutto il Medio Oriente. Il fronte su cui sono stati più evidenti gli errori e le indecisioni di Barack Obama. 

Rivoluzione fiscale - Così così. Il neo presidente annuncia la tassazione unica per le imprese, con aliquota unica al 15% al posto dei tre precedenti scaglioni che dal 35% arrivavano al 38%. Ridotte da 7 a 3 le aliquote per le persone, niente tasse per chi ha entrate fino a 24 mila dollari, via l'imposta sulla successione e quella equivalente alla nostra Imu. E' il cosiddetto "bazooka", il pacchetto che deve dare un deciso sprint all'economia americana. Ma restano dubbi sulle coperture (sottilineati dal parere di Janet Yellen, presidente della Fed) e l'annuncio di Trump è stato accolto da pareri economici contrastanti. Wall Street è rimasta fredda, molti temono che il bazooka diventi un boomerang che dopo una spinta positiva, faccia schizzare in alto i debiti americani. Ma va detto che con piena sovranità monetaria, gli Usa sono in buona parte debitori e creditori di se stessi.

Politica anti-immigrazione - Male. Niente muro col Messico, addio alla barriera anti immigrati, uno dei ritornelli ripetuti a voce alta da Trump per tutta la sua campagna elettorale e immediatamente dopo l'insediamento. La ragione, piuttosto pragmatica, è che i soldi sono contati e vanno spesi altrove. Fiasco totale anche sulle misure, populiste e annunciate in pompa magna sui social network, che avrebbero dovuto contrastare l'ingresso ai musulmani negli Stati Uniti.

Obamacare - Molto male. "Abbiamo chiesto che l'annullassero". E non la riforma sanitaria voluta da Barack Obama, ancora in vigore, ma proprio la richiesta di voto sul disegno di Trump di farla a pezzi. Un'autentica disfatta, quella del miliardario, su questo punto, costretto a battere in ritirata prima che la sua proposta andasse incontro a bocciatura certa da parte dei moderati come pure degli ultra conservatori.

Russiagate - Male. Le due inchieste in corso sui rapporti fra il miliardario e showman tv diventato presidente, e lobby di potere vicine agli Usa, sono bombe a tempo innescate sotto la sedia di Trump e delle modalità della sua presa del potere. Preoccupanti. Vedremo se esploderanno. 

Rapporti con lo staff - Così così. Nella sua intervista al Washington Examiner, il presidente degli Stati Uniti ha sottolineato come grande successo la nomina del giudice conservatore Neil Gorsuch alla Corte Suprema. Un alleato nelle controversie legali che assediano Trump, spesso bloccato da altri livelli di amministrazione politica in decisioni dai rilievi in temi di parità di diritti civili e impatto sulle leggi fondamentali degli States. Ma restano le tensioni fra il suo stratega Steve Bannon e il capo dello staff Rience Priebus, quest'ultimo molto vicino ai poteri storici repubblicani. Che a sua volta confligge con Jared Kushner, genero del presidente che gode di sua grande considerazione ma ha posizioni molto più sfumate. Nonostante la netta maggioranza americana, resta teso il rapporto fra la Casa Bianca e i due rami del Congresso. Pesa anche il caso di Mike Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale costretto a dimettersi per le menzogne dette sui suoi referenti e per i pagamenti ricevuti da Russia e Turchia senza le necessarie autorizzazioni.  Si parla nuovamente di lui per i pagamenti ricevuti da Turchia e Russia senza le dovute autorizzazioni.