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[L’inchiesta] “Ci sono 15 terroristi dell’Isis in viaggio verso l’Italia”. L’allarme dell’intelligence

Un viaggio “protetto”, una corsia preferenziale. Non il solito gommone carico di migranti. Le prime informazioni non sono rassicuranti perché i trafficanti potrebbero investire in rotte e mezzi in grado di superare i controlli e i dispositivi navali. Che sono operativi in funzione di controllo delle frontiere navali e dei salvataggi di migranti. Per superare questi ostacoli, i trafficanti potrebbero utilizzare non i pescherecci o i gommoni ma altri assetti navali

[L’inchiesta] “Ci sono 15 terroristi dell’Isis in viaggio verso l’Italia”. L’allarme dell’intelligence

La notizia arriva da Tripoli. Segnali, brutti segnali indicano che un gruppo di una quindicina di terroristi dell’Isis, di foreign fighters arrivati da lontano, è in viaggio per l’Europa, via Italia. Le informazioni sono generiche. Fonti di intelligence sono convinte che gli emissari dell’Isis sono entrati in contatto con i trafficanti di merce umana. E stanno organizzando il trasferimento in Europa, via Italia. Un viaggio “protetto”, una corsia preferenziale. Non il solito gommone carico di migranti in una stagione dove il maltempo e gli accordi tra il governo Serraj e il governo Gentiloni stanno producendo da luglio un oggettivo blocco dei flussi migratori dalle coste libiche all’Italia.

Prime informazioni non sono rassicuranti

Da luglio a oggi ne sono arrivati solo 35.309 contro i 111.214 nello stesso periodo dell’anno scorso. Indicazioni generiche, ancora. Siamo ai contatti tra emissari dell’Isis e trafficanti di merce “umana”. I contatti sarebbero avvenuti nelle vicinanze della capitale libica e coinvolgerebbe il livello alto dei trafficanti, non i semplici guardiani dei capannoni o i torturatori dei campi di detenzione. Le prime informazioni non sono rassicuranti perché i trafficanti potrebbero investire in rotte e mezzi in grado di superare i controlli e i dispositivi navali. Che sono operativi in funzione di controllo delle frontiere navali e dei salvataggi di migranti. Per superare questi ostacoli, i trafficanti potrebbero utilizzare non i pescherecci o i gommoni ma altri assetti navali.

Rischi per la tenuta democratica della Libia

Da tempo le intelligence mediorientali e occidentali segnalano i potenziali rischi dei foreign fighters di rientro in Europa dagli scenari di guerra in Iraq e Siria. E una delle rotte più probabili è proprio la Libia dove il Daesh, l’Isis ha cercato a partire dal 2015 a radicarsi 8n Libia proclamando prima il Califfato a Derna e poi occupando Sirte, la città di Gheddafi. Ma la sconfitta dell’Isis, con la liberazione di Sirte, è stato solo un primo successo. Perché in Cirenaica a partire dalla stessa Bengasi l’Isis continua ad essere presente e nel sud del Fezzan, nell’immenso deserto libico è probabile che abbiano trovato riparo i jihadisti in fuga. Nell’area dell’aeroporto civile della capitale, «Mittiga», sono detenuti nel carcere circa 400 terroristici dell’Isis, guardati a vista dai reparti speciali “Radaa”. Un concentrato esplosivo che conferma i rischi della tenuta democratica della Libia.

Giallo Giulio Lolli

Va approfondito poi il caso di Giulio Lolli, l’ex presidente della Rimini Yatch, latitante da diversi anni inseguito da due mandati di cattura internazionali che, secondo l’avvocato Valentina Rossi, è stato rinchiuso nel carcere di Tripoli perché al comando di una motovedetta impegnata in attività contro i trafficanti di clandestini.

Guido Ruotolodi Guido Ruotolo, editorialista e giornalista d’inchiesta   
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