[L’analisi] Vi spiego perché il terrorismo in Francia è colpa della Francia. Mentre l’Italia (per ora) si salva

Il quotidiano francese Le Monde ha rivelato che Ali Mamlouk, capo dei servizi segreti siriani ha incontrato a Roma il suo omologo italiano Alberto Manenti. Il generale siriano, 72 anni, sotto sanzioni internazionali per il suo ruolo nella repressione della rivolta in Siria, avrebbe fornito alla nostra intelligence informazioni interessanti sulle reti jihadiste che potevano colpire in Italia, tanto è vero che negli ultimi tempi qui da noi si sono intensificati gli arresti. Mentre i francesi inferociti hanno pensato solo alla guerra

L'immagine dei soccorsi dopo un attentato in Francia
L'immagine dei soccorsi dopo un attentato in Francia

Ognuno ha la sua realpolitik e quella della Francia è più realista delle altre. Qual è il filo rosso che lega l’attentato di Parigi, il vertice a Londra degli europei con l’Iran, Gerusalemme capitale dello stato ebraico? L’enorme ipocrisia della Francia e dei suoi partner occidentali. 

Qualche mese fa il quotidiano francese Le Monde ha rivelato che Ali Mamlouk, capo dei servizi segreti siriani ha incontrato a Roma il suo omologo italiano Alberto Manenti. Il generale siriano, 72 anni, sotto sanzioni internazionali per il suo ruolo nella repressione della rivolta in Siria, avrebbe fornito alla nostra intelligence informazioni interessanti sulle reti jihadiste che potevano colpire in Italia, tanto è vero che negli ultimi tempi qui da noi si sono intensificati gli arresti. Questa collaborazione non è una novità: anche in passato, ben prima della guerra civile del 2011, i servizi siriani segnalavano personaggi legati al terrorismo in transito in Italia.

Francesi inferociti

I francesi, che non perdono occasione per mettere i bastoni tra le ruote ai governi di Roma, come nel caso della Libia, si sono inferociti, opponendosi tra l’altro alla missione italiana in Niger. Il perché lo ha spiegato il giornale libanese Al-Akhbar: Parigi avrebbe provato ad allacciare i contatti con Damasco attraverso una terza parte, cioè l’Iran, per ottenere la lista dei nomi dei terroristi francesi detenuti in Siria, ma l’Iran avrebbe rifiutato.

Dopo questi episodi la Francia si è unita a Stati Uniti e Gran Bretagna per bombardare Assad, affermando che Damasco avrebbe usato armi chimiche nei raid a Douma: lo stesso Macron ha gridato ai quattro venti di avere le prove, che del resto non sono mai state esibite. In poche parole La Francia si è vendicata in questo modo del rifiuto del regime siriano a collaborare con coloro che hanno lavorato in questi anni per la caduta di Assad, così come le monarchie arabe del Golfo, gli Stati Uniti e lo stesso Israele che continua imperterrito a effettuare raid in Siria.

Limitare i danni

Fallita la missione in Usa di Macron e della Merkel di convincere Trump a restare nell’accordo sul nucleare con l’Iran, adesso la Francia guida i Paese europei a un vertice con Teheran per tentare di limitare i danni delle sanzioni americane in arrivo. Si cerca di salvaguardare, anche giustamente, gli affari con l’Iran che però è anche il maggiore alleato con la Russia di Bashar al Assad. Peccato che i precedenti siano i raid in Siria, il via libera a Israele per trasferire la capitale da Tel Aviv a Gerusalemme, contro ogni risoluzione dell’Onu, senza che gli europei alzino un dito, cioè prendano provvedimenti sia pure di stampo diplomatico. 

Il prezzo del sangue

Allo stesso tempo la Francia paga con il sangue (246 morti dal 2015) le sue politiche ambigue nei confronti del jihadismo: perché Parigi nel 2011-2012 è stata favorevole al passaggio la guerriglia anti-Assad dal confine turco e nel 2013 la Francia di Hollande era pronta a bombardare anche a Damasco, quando stava combattendo i jihadisti e poi lo stesso Isis, pur di eliminare il regime siriano. Tutto questo come atto ”dovuto” all’Arabia Saudita, tra i maggiori clienti di armi dei francesi e rivale acerrimo degli iraniani.

jihadisti

Un frutto avvelenato

La follia del terrorismo in Francia è il risultato della composizione interna dei jihadisti sunniti, in gran parte nati sul territorio dell’Esagono, ma è anche il frutto avvelenato delle sue politiche mediorientali, tra ambiguità, complicità con lo stesso terrorismo, e affari. 

I francesi non sono certo i soli: le elezioni di queste ore in Iraq, dove vincono i partiti sciiti, sono accompagnate dagli accordi degli americani con le milizie sciite filo-iraniane, indispensabili per restare indenni sul campo. Eppure secondo Usa, Israele e i sauditi non c’è nemico peggiore dell’Iran. Quando il dito indica la Luna, anzi la Mezzaluna sciita, lo stolto guarda il dito. Hanno voluto distruggere il Medio Oriente e gli stati arabi: ed ecco dove siamo arrivati.