[Il punto] Svolta nera in Svezia, anzi no. La destra xenofoba non sfonda ma può essere decisiva, governo in bilico

Gli occhi dell'Europa puntati sulla Svezia che frena l'avanzata dell'estrema destra. Il premier socialdemocratico: "Lavoro congiunto contro la destra estrema"

Il leader dei Democratici svedesi

Il leader del centrodestra svedese, Ulf Kristersson, trae le sue conclusioni dall'esito del voto e dice ai suoi sostenitori che si attende un mandato per formare un nuovo governo. "Il primo ministro uscente Stefan Lofven dovrebbe dimettersi, afferma. "Abbiamo vinto il primo round per formare un nuovo esecutivo". Ma non è ancora chiaro con quali numeri intende formare il governo, visto che sia il suo partito che quello socialdemocratico attualmente al governo hanno dichiarato prima delle elezioni di non voler fare accordi con la destra xenofoba ed euroscettica dei Democratici svedesi (Sd) che, nonostante le aspettative, non sfondano. La "svolta nera" non c'è stata e per tutta risposta Stefan Lofven ha confermato di voler "restare al lavoro", nonostante la peggiore performance del suo partito dal dopoguerra a oggi. L'invito al dialogo significa cercare un "governo forte" in grado di arginare gli estremismi.

Gli occhi dell'Europa sono puntati sul Paese scandinavo che ancora una volta - ma non si sa per quanto - è riuscito a contenere l'avanzata inarrestabile da vent'anni a questa parte dei populisti anti immigrati. E in un'epoca storica in cui l'estrema destra avanza ovunque è quasi un sospiro di sollievo. Ma il risultato sul tavolo innesca inevitabilmente il gioco delle alleanze: quello uscito dalle urne di domenica è un risultato non chiaro, difficile da ricomporre nonostante ai seggi si sia recato ben l'84,4 per cento degli aventi diritto al voto. Una percentuale del tutto usuale per i cittadini svedesi noti per l'altissimo livello di consapevolezza civile e coinvolgimento nella vita pubblica. 

L'estrema destra avanza ma non sfonda

Quindi, il primo ministro socialdemocratico auspica un "lavoro congiunto", anche con il centrodestra, per arginare una qualche affermazione istituzionale di Sd, il partito euroscettico e xenofobo che raggiunge il 17,6%, aumentando il suo valore di 4,7 punti rispetto al 2014 ma ben al di sotto delle attese. Il partito socialdemocratico resta il primo partito con il 28,4% dei voti, in calo di quasi 3 punti rispetto al 2014 con un risultato che è il peggiore della sua storia. A seguire c'è il partito dei Moderati che totalizza il 19,8 per cento, anch'esso in calo di 3,5 punti. Seguono il partito di Centro (8,6%), la Sinistra (7,9%), i Cristiano-democratici (6,4%), i Liberali (5,5%) e i Verdi (4,3%). 

La prima analisi conferma che i Socialdemocratici hanno perso meno del previsto nelle preferenze degli svedesi mentre il partito della destra populista è cresciuto meno delle aspettative: i primi preventivavano il 25 per cento, i secondi un risultato ben oltre il 20. Rispetto ai sondaggi preelettorali dunque chi è cresciuto, diremmo grazie a quella massa di indecisi che sceglie chi e come votare praticamente dentro la cabina elettorale, sono i Moderati di centrodestra che, dati intorno al 17 per cento, sono invece riusciti a contenere l'emorragia di voti. Contro il sentimento anti immigrati ed euroscettico sembra sia cresciuto un istinto di protezione dell'ultim'ora rispetto alle campagne di odio messe in campo dalla destra estrema. 

Le incognite sul governo

Ora il nodo da sciogliere è un governo possibile. Perché nessuno ha ottenuto un numero di seggi all'interno del Riksdag (il Parlamento svedese) sufficiente per formare un governo autonomo. Quello che potrebbe nascere è infatti l'ennesimo esecutivo di minoranza, al quale peraltro la Svezia si è abituata: per governare non è necessaria la maggioranza assoluta dei seggi, cioè 349, ma basta una maggioranza relativa. Che però in questo caso non c'è. La coalizione dei partiti di sinistra infatti ottiene 144 seggi, quella ipotetica di centrodestra 143. Nessuno è in grado di formare un governo, né i Moderati alleati con i Democratici svedesi (cosa che peraltro era stata esclusa alla vigilia), né i Socialdemocratici con i partiti di sinistra. Unica via sembra essere una "grosse koalition" tra Centrosinistra e Centrodestra, aiutati dalla desistenza di qualche partito di centro. La strada è tracciata. 

Donne e operai a sinistra, giovani e imprenditori a destra

Ma è andando ad analizzare il voto nel dettaglio che emergono informazioni utili anche volendo allargare l'orizzonte all'Europa. Certifica Youtrend, che ha realizzato un focus sulle elezioni svedesi, che a votare a sinistra sono più le donne mentre gli uomini guardano a destra, esattamente come i più giovani. Quindi chi è avanti con l'età sceglie la sinistra, mentre il voto per professione rivela che Sd non riesce nello sperato boom tra gli operai che invece preferiscono i Socialdemocratici per il 34 per cento (al contrario di quanto accaduto in Italia). Tra imprenditori e agricoltori si registra un picco nel centrodestra (53%).

Altro elemento importante è la "fedeltà" al partito che racconta come i Democratici Svedesi abbiano mantenuto quasi 9 elettori sui 10 che li avevano votati nel 2014. Per i Socialdemocratici l'affezione si ferma al 66%, per i Moderati addirittura al 54%. E' inoltre interessante notare, sempre secondo le analisi di Youtrend, che rispetto al 2014 ben il 41% degli elettori ha votato per un partito diverso e che la destra populista ha un quinto dei propri voti proveniente da ex elettori dei Socialdemocratici. La conclusione è che in Svezia il tracollo del principale partito di centrosinistra (come avvenuto in Italia) e il superamento del bipolarismo non c'è stato (ancora) per un motivo molto semplice: gli elettori non si sono potuti riversare su un movimento alternativo di protesta, con posizioni per molti tratti progressiste, quale è il M5S. Parimenti appare evidente che la destra xenofoba svedese va avanti da sola ponendosi in contrapposizione con la destra più moderata, che infatti per ora tiene.