[L'analisi] Spagna, vittoria socialista ma torna il fantasma di Franco. Il Paese senza una maggioranza di governo

Sconfitta clamorosa per il Partito popolare che dimezza i seggi, così come è clamoroso l'ingresso in parlamento dell’estrema destra di Vox che ottiene 24 seggi.

Pedro Sanchez, leader del Psoe, dopo la vittoria elettorale (Ansa)
Pedro Sanchez, leader del Psoe, dopo la vittoria elettorale (Ansa)

Vincono i socialisti del Psoe dal premier Pedro Sanchez, perde nettamente la destra del Partito Popolare ma la Spagna non ha una maggioranza di governo e a fare da ago della bilancia potrebbero essere ancora gli indipendentisti catalani. Una sconfitta clamorosa per il Partito popolare che dimezza i seggi, così come è clamoroso l'ingresso in parlamento dell’estrema destra di Vox che ottiene 24 seggi. Il leader Santiago Abascal l’ha definita di una giornata storica: ha rotto il tabù dell’estrema destra e del franchismo alle “Cortes”, lasciati fuori dal 1982, quindi in tutta la storia democratica del Paese.

Sanchez conta su 123 seggi (sui 350 del Congresso dei deputati), il doppio del Pp (66) ma il leader socialista non ha comunque i numeri per formare una coalizione di sinistra poiché con i 35 seggi di Podemos arriva soltanto a 158 mentre Ciudadanos, della destra, ha 57 seggi. Ma per Sanchez rivolgersi ai catalani non sarà facile.

Il Vaso di Pandora

In molti osservano che proprio il vaso di Pandora dell’indipendentismo ha spianato la strada a Vox che ha ottenuto il 10 per cento dei voti partendo dallo 0,2 sul piano nazionale.

Un video ormai famoso mostra leader di Vox, Santiago Abascal, a cavallo in territorio andaluso, con in sottofondo la musica del Signore degli Anelli: nel tweet  che accompagna il video, Vox ha scritto: “La Riconquista inizierà in terra andalusa”. Ed è in Andalusia che è iniziata la cavalcata della destra spagnola radicale con la sconfitta elettorale nel 2018 del Psoe, il partito socialista che aveva dominato per decenni al regione autonoma.

Le regionali

Quelle elezioni regionali sono state il momento fondamentale nella crescita di Vox quando il partito mise al centro della campagna elettorale l’idea della “reconquista” (riconquista) dell’Andalusia, ovvero togliere la regione spagnola dal controllo dei socialisti, così come nel 1400 gli eserciti cristiani conquistarono i regni moreschi musulmani.

Vox fu fondato nel 2013 da alcuni ex membri del Partito Popolare, scontenti delle posizioni prese dai propri leader su diverse questioni. Appoggiavano in generale una visione della società spagnola più conservatrice e religiosa, più favorevole al mercato e più intransigente contro i separatisti dei Paesi Baschi e della Catalogna. All’inizio Vox ebbe qualche difficoltà ad affermarsi: alle elezioni europee del 2014 ottenne solo l’1,5 per cento dei voti, alle politiche del 2015 lo 0,23 per cento e alle successive politiche, quelle del 2016, lo 0,2 per cento.

L'opportunità

Poi la crisi catalana è stata per Vox una grande opportunità. Fin dall’inizio della crisi tra stato spagnolo e governo indipendentista catalano, Vox si è proposta come la forza politica più dura e intransigente contro gli indipendentisti. Ha criticato l’organizzazione del referendum sull’indipendenza tenuto nell’ottobre 2017, considerato illegale dal governo e dalla magistratura spagnoli, condannando con toni durissimi la dichiarazione unilaterale di indipendenza pronunciata dall’ex presidente catalano Carles Puigdemont. Vox è stato il partito più duro e intransigente per tutta la crisi, anche più di Ciudadanos, l’altro partito di destra che ha guadagnato consensi nello stesso periodo.

Nel suo programma elettorale, Vox chiede tra le altre cose di rendere illegali i partiti indipendentisti e di sospendere “l’autonomia catalana fino alla sconfitta senza palliativi del golpismo”. Pretende inoltre una maggiore tutela giuridica dei simboli nazionali spagnoli (bandiera, inno e corona), il ripristino del castigliano come unica lingua ufficiale nel paese, la soppressione dei corpi di polizia catalano e basco e l’abrogazione immediata della legge sulla Memoria storica, che stabilisce misure per il pieno riconoscimento dei diritti di tutte coloro che sono state vittime della dittatura franchista. Molti commentatori hanno trovato diverse somiglianze tra la retorica utilizzata dai leader di Vox e quella di Francisco Franco, il militare che mantenne sotto dittatura la Spagna tra il 1936 e il 1975 in molti definiscono Vox un partito esplicitamente franchista.

Per tutto questo, nonostante la decisa vittoria dei socialisti, la Spagna resta in bilico tra passato e presente e con un futuro ancora assai incerto.