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Dalla Libia Serraj ci ricatta con i profughi. Vi spiego perché

Se anche Haftar venisse fermato all'Italia servirebbe una profonda riflessione sul caso libico trattato con una profonda leggerezza

Alberto Negridi Alberto Negri   
Dalla Libia Serraj ci ricatta con i profughi. Vi spiego perché

Ecco perché il presidente del governo di Tripoli Al Sarraj ci ricatta. Perché di questo si tratta quando in un’intervista a un giornale italiano ha lanciato il suo avvertimento: “Ottocentomila migranti e libici, e anche jihadisti, sono pronti a invadere l'Italia e l'Europa”. L’Europa è stata aggiunta soltanto pro forma perché Sarraj sa perfettamente che per i trafficanti libici il punto di approdo è l’Italia (o Malta). Non solo: il fatto di maggiore gravità è che le nuove ondate di profughi dalla Libia non si potranno respingere: non si tratta più di migranti ma di rifugiati politici e di guerra, in quanto adesso scappano da un conflitto. Per quelli che arriveranno, tanti o pochi, ci sarà comunque l’obbligo di estendere il diritto d’asilo.

Insomma sulla ex Quarta Sponda se il generale Kahlifa Haftar non fallisce la sua controversa guerra lampo contro Tripoli si profila un disastro. Ma anche se Haftar viene fermato, all’Italia serve una profonda riflessione sul caso libico trattato con incredibile leggerezza e incompetenza.

Questo succede quando si scelgono le persone sbagliate e l’Emirato sbagliato. Al Sarraj e i miliziani di Misurata - rappresentati a Roma durante la visita del suo vice Meitig, dove è stato ricevuto anche il ministro degli Esteri del Qatar - si sentono traditi. A Misurata sono di stanza 400 militari italiani a protezione di un ospedale ma non abbiamo intenzione di tirare neppure una schioppettata contro il generale Haftar e forse neppure di aiutare le milizie favorevoli a Sarraj con un sostegno discreto e sotterraneo come di solito fanno i francesi o gli americani con i loro alleati.

Eppure siamo stati noi, il 30 marzo del 2016, a portare Al Sarraj a Tripoli, nonostante l’opposizione degli islamisti.

Per questo ci siamo appoggiati alla Turchia al Qatar, emirato minuscolo, protettore dei Fratelli Musulmani e proprio per questo dal 2017 sotto embargo dei Paesi del Golfo, alleati degli Stati Uniti e dell’Egitto del generale Al Sisi che, insieme a Francia e Russia, sostiene il generale Haftar. Un fronte piuttosto vasto e non del tutto amichevole che vuole farla finita, dopo le primavere arabe del 2011, con l’Islam politico.

Sotto ricatto del fantoccio Serraj

Per mesi il governo ha fatto finta di non accorgersi di nulla mentre Khalifa Haftar conquistava i pozzi del Sud, compresi quelli dell’Eni. Per mesi questo governo ha fatto credere con il ministro dell’Interno Salvini che la soluzione del caso libico fosse chiudere i porti. Hanno fatto seguito affermazioni fuori dalla realtà - la Libia è un porto sicuro - e ora questo governo si trova sotto ricatto del suo fantoccio Sarraj. Ecco dove ha portato la fantomatica “cabina di regia”.

Cose che accadono quando scegli la parte sbagliata. Unica giustificazione: con la caduta di Gheddafi nel 2011, il governo ha ereditato la peggiore sconfitta italiana dalla seconda guerra mondiale, aggravata dai comportamenti di allora e successivi.

Poi ci ha messo del suo. Il premier Conte il 3 aprile - quando era già cominciata l’offensiva di Haftar nel Sud sui pozzi dell’Eni - arrivava in Qatar dove era stato anche un Salvini entusiasta. Gli affari sono affari. Non che gli altri nostri alleati e concorrenti non vendano armi al Qatar, lo fanno gli Stati Uniti e pure la Francia. Ma loro sanno dove tira il vento.

Con il Qatar non si vince nessuna guerra però in un anno e mezzo abbiamo venduto all’Emirato 10 miliardi di dollari di armamenti, navi da guerra, elicotteri e aerei, è uno dei maggiori investitori in Italia e finanzia i Fratelli Musulmani pure qui. Potete immaginare come questa politica possa essere gradita a Egitto, Francia, Russia, Golfo e Stati Uniti che in maniera più o meno esplicita preferiscono Haftar a Sarraj.

Haftar è un golpista, il governo di Tripoli sarà pure riconosciuto dall’Onu ma neppure i libici lo vogliono.

Con l’Emiro del Qatar, mentre lui finanziava centri islamici, ospedali e università, comprandosi aziende, armi e manager, l’Italia si è messa allegramente alla cassa chiudendo un occhio, e forse due, sui Fratelli Musulmani, qui e in Libia. Così, per farci intendere come funziona, i nostri alleati e amici ci hanno mandato Haftar nel cortile di casa, a Tripoli. Chissà forse adesso, con lo spauracchio di nuove ondate di profughi, capiremo come va il mondo.

Alberto Negridi Alberto Negri   
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