Sequestro Silvia Romano, ecco perchè trattiamo con i jihadisti

Adesso finanziamo il jihad? In realtà la domanda dovrebbe essere un’altra: come mai da noi in Italia non ci sono stati in questi anni gli attentati jihadisti che hanno insanguinato il resto dell’Europa?

Silvia Romano (Ansa)
Silvia Romano (Ansa)

C’è sempre un velo di acida ipocrisia sulla nostra stampa quando si negozia con jihadisti ed estremisti islamici come probabilmente è avvenuto, direttamente o indirettamente, nel caso di Silvia Romano: ma - come viene scritto con accenti indignati - adesso finanziamo il jihad?

In realtà la domanda dovrebbe essere un’altra: come mai da noi in Italia non ci sono stati in questi anni gli attentati jihadisti che hanno insanguinato e sconvolto il resto dell’Europa, dalla Francia alla Germania, dalla Gran Bretagna alla Spagna?

I rapporti e le trattative

Ebbene qualcuno dovrebbe spiegare a queste anime belle che noi con i jihadisti, se è il caso, trattiamo e abbiamo rapporti. Altrimenti immaginate cosa sarebbe successo con le ondate di migranti dalla Libia sulle nostre coste se in qualche modo non avessimo avuto relazioni con le organizzazioni islamiste, da quelle combattenti all’ala politica di Fratelli Musulmani, dei quali il leader turco Erdogan è uno dei maggiori sostenitori in opposizione alle monarchie del Golfo e al generale egiziano golpista Al Sisi.

La giovane volontaria liberata (Ansa)

Le trattative e i rapporti possono avvenire direttamente o indirettamente. Per esempio l’Italia ha relazioni storiche con la Turchia che è presente militarmente in Siria e in Libia - oltre che in Somalia - non solo con truppe regolari delle forze armate ma anche manovrando migliaia di miliziani di estrazione jihadista. Molti di questi negli anni hanno combattuto in formazioni jihadiste legate ad Al Qaida o all’Isis contro le truppe di Assad, le milizie filo-iraniane Hezbollah e i Pasdaran di Teheran, oltre che contro i russi. Come ben sanno tutti coloro che sono stati in Siria e hanno frequentato il confine con la Turchia.

I servizi turchi hanno avuto rapporti stretti anche con l’Isis che veniva sostenuto da Ankara: a Kobane nell’ottobre 2015, mentre ero dalla parte dei curdi, ho visto quelli dell’Isis andare e venire dalla frontiera passando davanti indisturbati alla polizia turca. E poi basta andare a leggersi le testimonianze dei jihadisti arrestatati nelle carceri siriane e soprattutto in quelle  irachene dove sono potuti entrare a interrogarli i servizi americani, francesi e britannici.

La Turchia

La Turchia si è appoggiata e continua a foraggiare le milizie jihadiste. Senza che qui in Europa nessuno dica nulla. Neppure la Germania che ha spinto l’Europa a fare accordi con Erdogan per tenersi in casa tre milioni e mezzo di profughi: Berlino ha appena messo fuori legge gli Hezbollah sciiti libanesi, che sono anche un partito di governo a Beirut, ma non è stata neppure sfiorata dall’idea di protestare con la Turchia perché usa sul campo le milizie jihadiste in Libia e in Siria sia contro Damasco che contro i curdi.

Dopo la caduta di Gheddafi la Turchia ha prelevato le milizie jihadiste anti-raìs per mandarle a combattere in Siria contro Assad: molti di questi miliziani erano libici, altri di diverse nazionalità del mondo arabo-musulmano. E nessuno ha detto nulla perché allora erano d’accordo anche gli Stati Uniti di Obama e della signora Hillary Clinton, allora segretario di Stato.

Come sono arrivati

Ma sapete come sono arrivati in Turchia i jihadisti? Qualcuno in nave partendo da Bengasi, altri comodamente seduti in aereo con decollo da Misurata e atterraggio Istanbul. Tra i voli utilizzati quelli della Turkish Airlines o della compagnia aerea di Abdelhakim Belhadj, veterano della guerra russo-afghana che era stato arrestato in Thailandia nel 2004 e interrogato dalla Cia prima di essere consegnato alle autorità libiche.

Silvia Romano (Ansa)

Belhadj

Belhadj poi è diventato uno dei conquistatori di Tripoli nel 2011 e successivamente si è messo in affari trasportando uomini e armi con la sua compagnia aerea privata. Adesso i jihadisti li porta dalla Siria via Turchia in Libia dove servono a sostenete lo sforzo bellico turco e il governo Sarraj, quello riconosciuto internazionalmente e dall’Onu. Qualcuno mette fuori legge il governo Sarraj perché usa gli ex qaidisti pagati da Erdogan? Ma non scherziamo.

Belhadj, che risiede a Istanbul, è un jihadista con cui molti sono in affari ed è ben conosciuto alle nostre autorità perché nel tempo gli abbiamo persino concesso dei visti Schengen per viaggiare in Europa: in fondo è anche un uomo d’affari, no? E poi, a volere essere proprio indiscreti, a Misurata che cosa fa l’ospedale militare italiano? Non soltanto cura i combattenti anti-Haftar della città con cui abbiamo ottime relazioni diplomatiche, ma lì vengono ospitati, se necessario, anche i miliziani che stanno a Tripoli e tra loro qualcuno affiliato alle milizie qaidiste ci deve essere di sicuro.

E non siamo i soli

L’Italia non è certo il solo Paese occidentale ad avere questi rapporti con i jihadisti: li hanno usati tutti, dagli Stati Uniti alla Francia, alla Gran Bretagna, alle monarchie del Golfo come il Qatar per fare la guerra in Siria al regime di Damasco. Poi queste potenze li hanno abbandonati al loro destino e quelli dell’Isis si sono rivoltati contro coloro che volevano manovrarli. E’ andata così e smettiamola di fare i finti tonti.