Sanders, Bloomberg e la rivoluzione nei finanziamenti elettorali

Due uomini anziani potrebbero arrivare alla Convention nella quale verrà indicato lo sfidante di Trump: entrambi stanno innovando il sistema politico

Sanders, Bloomberg e la rivoluzione nei finanziamenti elettorali

Nelle primarie 2020 del Partito democratico c’è qualcosa di piuttosto strano o perlomeno curioso: la sfida finale per ottenere la nomination alla Convention che si terrà dal 13 al 16 luglio a Milwaukee (Wisconsin) potrebbe vedere in lizza due uomini piuttosto anziani, solo in tempi recenti registrati come membri del partito, newyorchesi di nascita o adozione, molto diversi tra loro ma con una cosa in comune: stanno rivoluzionando il modello di finanziamenti e di raccolta fondi che ha alimentato la politica americana e le strutture del partito per oltre un secolo.

Quanto serve per arrivare alla Casa Bianca

Per arrivare alla Casa Bianca occorrono moltissimi soldi, ogni quattro anni ne servono sempre di più e in questo anno potrebbe essere battuto ogni record, superando abbondantemente la cifra di un miliardo di dollari. La legislazione degli Stati Uniti per quanto riguarda i finanziamenti alla politica (che sono poi, dato il particolare sistema, finanziamenti ai singoli candidati nelle diverse elezioni) è molto complessa. Nel momento in cui un uomo o una donna decidono di correre per la Casa Bianca viene costituito un comitato elettorale ufficiale, che raccoglie donazioni per finanziare gli spostamenti, le attività e tutto il materiale elettronico e cartaceo con cui si svolge la campagna. La legge non permette a questi comitati (chiamati anche ‘campagna’) di accettare più di 2.800 dollari in totale da ogni individuo (con un massimo di 250 dollari a donazione, sotto i 200 dollari si può restare anonimi) e non più di 5.000 dollari dalle associazioni nel corso del processo elettorale. La grandissima parte dei contributi raccolti dai comitati elettorali deriva da quelle che sono definite “piccole donazioni”, ossia le donazioni inferiori a 200 dollari.

La legge permette che altre organizzazioni intervengano nelle campagne elettorali, a favore o contro i candidati, interagendo nelle campagne elettorali in maniera indipendente. Questi organi devono registrarsi qualora spendano più di 2.600 dollari e vengono detti PAC (Political Action Committee). Negli Stati Uniti sono attivi almeno 4.600 PACs di varia natura. Al loro fianco, dopo una sentenza  del 2010, sono nati i cosiddetti “super PAC”, che per una diversa situazione giuridica possono invece accettare denaro da qualsiasi fonte e senza limiti, anche se hanno sempre un obbligo di trasparenza. Le attività di PAC e super PAC sono considerate ‘spese esterne’.  

Nel 2016 Bernie Sanders, grazie anche ad alcune innovazioni decise durante l’era Obama sulla raccolta di fondi online, ha dimostrato che è possibile finanziare una campagna nazionale senza i controlli per le donazioni che partono da 2.800 o 5.000 dollari. Come? Raccogliendo 228 milioni di dollari tutti con piccoli contributi (anche di 1, 5, 10 dollari) basati su una piattaforma altamente ambiziosa e ideologica che ha coinvolto una larga massa di millennials (e adesso di generazione Z). Mike Bloomberg, che ha un patrimonio personale immenso, ha scelto la strada opposta: ha rinunciato a qualsiasi finanziamento pubblico decidendo di investire nella sua campagna solo soldi personali. 

Il risultato è che a partire da giovedì 27 (quando mancano solo 5 giorni al Super Tuesday) solo loro due (con l’aggiunta di un altro miliardario-filantropo Tom Steyer) potranno trasmettere spot televisivi in California e Texas, dove gli elettori assegneranno centinaia di delegati.