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Il ministro dell’Interno: “Rischio terrorismo con il precipitare della situazione in Afghanistan”

Kabul in mano ai talebani è assai più vicina di quello che possiamo immaginare. Difesa e Farnesina chiedono di far evacuare circa quattromila persone. L’aereo militare è decollato nella notte dalla capitale afgana. L’Unhcr ha già segnalato l’aumento dei flussi migratori sulla rotta balcanica e anche via mare

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Il ministro dell’Interno: “Rischio terrorismo con il precipitare della situazione in Afghanistan”

ll ministro dell’Interno non poteva essere più chiaro: “Il quadro della situazione in Afghanistan precipitata in modo così fulmineo ci costringe a monitorare il rischio del terrorismo”.

Kabul è molto più vicina di quello che possiamo immaginare. E la bandiera talebana che intorno alle 22 ora italiana è tornata a sventolare sul palazzo presidenziale dopo vent’anni è una faccenda che ci riguarda da vicino molto più di quello che, magari distratti dal Ferragosto e dalla pandemia, possiamo immaginare.  

Aeroporto nel caos

Non solo per la drammatica evacuazione iniziata ieri sera - nella notte il ministro degli Esteri Luigi di Maio ha potuto confermare l’avvenuta partenza del primo volo dell’aeronautica militare dall’aeroporto di Kabul - e che dovrà mettere in salvo in Italia “circa quattromila persone tra italiani e collaboratori afgani” di questi vent’anni di occupazione occidentale, dagli interpreti al personale amministrativo e rispettive famiglie, tutta gente che rischia la vita se finisce nelle mani dei talebani. Ma anche perché proprio in Afghanistan può rinascere il santuario della jihad.  

Il santuario della jihad

Fu proprio nelle vallate afgane che vent’anni fa Al Zawahiri e Bin Laden trovarono le condizioni logistiche per organizzare l’attacco alle Torri gemelle l’11 settembre 2001. Se vent’anni fa il mondo occidentale si ritrovò a mani nude contro la nascita del nuovo Califfato fondato sul terrore jihadista, vent’anni dopo potremmo ritrovarci esattamente allo stesso punto. E in più il rischio dell’umiliazione di aver sacrificato migliaia di vite innocenti, buttato miliardi e aver fallito sotto tutti i punti di vista. Vent’anni buttati. E la beffa del portavoce talebano che ieri sera poteva avvisare: “La guerra è finita. Abbiamo riconquistato la libertà del nostro paese, l’indipendenza del nostro popolo. Quella di questi vent’anni è un’esperienza fallita che siamo sicuri le forze straniere non vorranno ripetere mai più”. Era aprile quando il presidente Usa Joe Bidem annunciò la decisione di ritirare le truppe dall’Afghanistan dopo vent’anni di guerra e nonostante il rischio che il gruppo islamista estremista dei talebani potesse riconquistare il Paese. Era previsto che l’ultimo soldato Usa dovesse, anche simbolicamente lasciare Kabul l’11 settembre, vent’anni dopo le Torri. “Non manderà un’altra generazione di americani in guerra in Afghanistan senza la possibilità concreta di un esito diverso” disse Biden avvicinandosi così ad ammettere che l’obiettivo di stabilizzare il paese e trasformarlo in una democrazia solida è impossibile da raggiungere anche se le due missioni militari (Isaf a guida Onu e Enduring freedom) rimassero in piedi ancora a lungo. L’Italia ha ritirato il suo contingente (circa mille persone) il 29 giugno scorso. Herat è stata la prima a tornare sotto il controllo talebano nell’ultima settimana.  

Target di una nuova stagione terroristica?

Anche se non abbiano più militari, a parte carabinieri addetti all’ambasciata, a Kabul ci sono ancora molti italiani. E molte famiglie di locali che non possono essere lasciate lì. Sarà un’evacuazione lunga, drammatica e delicatissima di cui Farnesina e ministero della Difesa si stanno facendo carico senza lasciare nessuno indietro. I talebani hanno anche detto di “essere pronti al dialogo” e di dare le necessarie “garanzie alle varie missioni diplomatiche”. Vedremo. La domanda è se l’Italia, al pari degli altri 29 paesi occidentali che in questi vent’anni hanno partecipato all’occupazione afgana, diventa - o torna ad essere - un paese “nemico”. Da “combattere” o attaccare. Un target di una nuova stagione del terrorismo jihadista.

Su questo da qualche settimana si stanno interrogando i nostri esperti di intelligence acquisendo informazioni dalle fonti direttamente sul campo (motivo per cui devono essere evacuate il prima possibile).  

Già accolti 228 afgani

Nel consueto punto di situazione che il ministro dell’Interno dedica allo stato della sicurezza del paese nel giorno di Ferragosto, la ministra Lamorgese non poteva non considerare il dossier afgano. “Il primo argomento che abbiamo affrontato - ha spiegato la titolare del Viminale - c’è stata la crisi in Afganistan, essendo arrivata la notizia della presa di Kabul da parte dei talebani. Abbiamo fatto un focus sui problemi connessi ai cittadini afgani che hanno collaborato con l'Italia. Ne abbiamo già accolti 228 e altri erano già previsti in arrivo entro il 30 agosto. Non c’è dubbio che ci sarà un’accelerazione delle attività di accoglienza. Da questo punto di vista la collaborazione con Esteri e Difesa è totale”. Ma subito dopo l’accoglienza, i temi connessi alla crisi afgana sono almeno altri: aumento dei flussi migratori lungo la rotta balcanica ma anche via mare; il rischio terrorismo.  

Dossier destabilizzate

“Sicuramente - ha detto Lamorgese - è da prevedere che ci sia un ulteriore flusso di migranti afgani provenienti dalla rotta balcanica e anche via mare. L’Unhcr ci ha dato una quantificazione nei prossimi mesi che potrebbe farci preoccupare, tenendo conto anche del rischio terrorismo che stiamo monitorando con grande attenzione e con l’aiuto di tutti le parti interessate”.

La crisi afgana è dunque ufficialmente - e non da oggi - uno dossier destabilizzante per l’azione del governo Draghi. Lega e Fratelli d’Italia rispolverano le loro simpatie trumpiane, danno addosso a Biden che ha deciso il ritiro. In buona compagnia con i repubblicani Usa per cui Biden è già diventato “l’uomo che scappa” e il “Saigon president” dimenticando però che fu proprio Trump ad annunciare il ritiro degli Usa dall’Afghanistan e a fare l’accordo con i talebani (febbraio 2020). Anche Matteo Renzi ha criticato la scelta dell’ “amico” Joe Biden. Ma Salvini e Meloni mescolano tutto e la crisi afgana (“l’occidente scappa e ora torna il rischio terrorismo”) diventa per loro un ottimo motivo per tornare ad attaccare il governo sulla gestione dei flussi migratori e sull’aumento degli sbarchi dalla Libia e dalla Tunisia.  

“Serve più Europa”

Il ministro ha potuto facilmente ricordare come il quadro geopolitico sia cambiato in entrambi quei paesi. E anche in Afghanistan. Che ad oggi sono stati fatti 2090 rimpatri e di questi mille in Tunisia. Comunque, ha aggiunto il ministro, “il dossier migranti è seguito personalmente anche dal presidente Draghi. Perchè è chiaro che il destino di paesi come Libia e Tunisia può essere salvato grazie a robusti interventi europei”. 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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