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Gaza, Tajani: "Israele eviti rappresaglie, ma non è genocidio". Le critiche cinesi, l'ira di Biden e frizioni con l'Ue

Gli Usa premono per un "piano per tregua di 6 settimane". Sale la pressione internazionale su Israele, dopo la sanguinosa operazione a Rafah per liberare due ostaggi israeliani, nella quale sono morti almeno 100 civili. Anche Pechino chiede a Tel Aviv di non "violare il diritto internazionale"

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"A questo punto la reazione di Israele è sproporzionata, ci sono troppe vittime che non hanno nulla a che fare con Hamas". Anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, che ha sempre mantenuto una linea filo israeliana, affermando il "diritto di Tel Aviv a difendersi", prende posizione contro le operazioni militari che colpiscono la popolazione civile palestinese, provocando migliaia di vittime palestinesi, come stanno facendo molti Paesi del mondo. Ospite di Ping Pong su Radio1, chiede a Israele di "evitare rappresaglie contro la popolazione civile palestinese". Il ministro degli Esteri è poi tornato sulla questione della lamentela dell'ambasciatore israeliano su Sanremo, dopo che il cantante Ghali ha parlato di "genocidio" in corso a Gaza. Il vicepremier crede che "sia stato riportato l'equilibrio con l'intervento di Venier. Non credo che ci sia genocidio, certo Israele sbaglia perché sta provocando troppe vittime civili. Bisogna puntare alla liberazione degli ostaggi e far sì che cessi la violenza degli attacchi israeliani", ha detto Tajani.

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Intanto continuano le operazioni militari israeliane nella Striscia dove, dopo l'intervento militare e di intelligence di lunedì su Rafah - un blitz durato un'ora e mezzo e nel quale sono morte almeno 100 di persone, per lo più civili - l'Idf continua le sue operazioni su Khan Yunis, considerata la roccaforte di Hamas nel sud della Striscia di Gaza. Il resoconto dell'esercito sulle operazioni militari spiega che sono stati uccisi "circa 30" combattenti di Hamas "che si nascondevano tra la popolazione civile". Insomma, l'offensiva di Israele non si ferma nonostante le voci che si alzano a livello internazionale contro le operazioni sanguinose nella Striscia. Oggi è intervenuta anche la Cina che ha chiesto a Netanyahu di fermare le bombe su Rafah, condannando "le azioni che danneggiano i civili e violano il diritto internazionale", si legge nella nota. Pechino esorta Israele a "fermare le sue operazioni militari il prima possibile e fare ogni sforzo per evitare vittime civili innocenti e per prevenire un disastro umanitario più grave nella zona di Rafah".

Il conto totale delle vittime della notte di raid su Rafah è di oltre 100 morti. Un'operazione sanguinosa a seguito della quale osno stati liberati due ostaggi rapiti il 7 ottobre scorso (si chiamano Fernando Simon Marman, di 70 anni, e Louis Har di 60). A Rafah si sono rifugiati circa un mione e mezzo di palestinesi, sfollati dalle altre zone della Striscia colpita pesantemente in questi 4 mesi di guerra a tappeto. Bombardare Rafah, città al confine con l'Egitto, dove si trova il valico di frontiera - chiuso a seguito delle bombe - , restituisce due immagini. Quella commovente degli ostaggi liberati che abbracciano i loro familiari. E quella di una Striscia in cui i morti toccano quota 28mila e oltre il 70% degli edifici è distrutto, fra emergenza sanitaria e disperazione degli sfollati che non sanno più dove andare. L'amministrazione Biden dice di stare lavorando a un piano per una "tregua di sei settimane", come ha confermato il presidente Usa dopo aver incontrato re Abdallah di Giordania. 

Il WP: Biden e Netanyahu vicini alla rottura

Il Washington Post, citando alcune fonti, aveva riportato che Joe Biden e i suoi consiglieri "sono più vicini" che mai da quando è iniziata la guerra a Gaza "a una rottura con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, non considerato più un partner produttivo che può essere influenzato anche in privato". Secondo le stesse fonti la "frustrazione nei confronti di Netanyahu ha spinto alcuni dei consiglieri di Biden a fare pressione sul presidente affinché sia più critico in pubblico riguardo al premier israeliano per la sua operazione militare a Gaza". 

Dal canto suo il premier israeliano difende il presidente americano"Apprezzo il sostegno del presidente Biden dall'inizio della guerra. Non so esattamente" cosa volesse dire quando ha parlato di operazione esagerata. "Ma mettetevi nei panni di Israele, siamo stati attaccati. Abbiamo risposto in modo da attaccare i terroristi, penso che stiamo facendo la cosa giusta. Vinceremo, la vittoria è a portata di mano", ha detto il premier respingendo le richieste a Israele di evitare un'offensiva militare a Rafah: "Coloro che dicono che in nessun caso dovremmo entrare a Rafah ci stanno sostanzialmente dicendo di perdere la guerra. Tenete Hamas lì", ha dichiarato. Lo riportano i media israeliani. "Prenderemo i restanti battaglioni terroristici di Hamas a Rafah, che è l'ultimo bastione", ha aggiunto Netanyahu. La città più meridionale di Gaza è diventata il rifugio per quasi un milione di sfollati palestinesi, spinti a sud dalla guerra.

Il fastidio della comunità internazionale

La pazienza di Joe Biden sembra essere arrivata al limite. Israele sta uccidendo troppi civili a Gaza e dopo aver definito appena pochi giorni fa "over the top", eccessiva, la risposta di Benyamin Netanyahu al massacro di Hamas del 7 ottobre, il presidente americano ora appare furioso proprio con il primo ministro israeliano, tanto da riferirsi a lui con epiteti poco lusinghieri, se non addirittura insulti. Ad oltre quattro mesi dall'inizio del conflitto, nei confronti dello Stato ebraico e della sua operazione militare si alzano i toni anche in Europa, a partire dalla Gran Bretagna e dall'Ue, dove crescono anche gli interrogativi sull'invio di armi a quell'esercito che ha ora nel mirino pure l'ultimo lembo della Striscia rimasto agli sfollati in fuga.

I retroscena: Biden furioso

Secondo indiscrezioni di Nbc News, quando Biden parla di Netanyahu ai suoi collaboratori si riferisce a lui come a "quel ragazzo", se non addirittura a "uno stronzo", come sarebbe avvenuto in tre recenti occasioni. Il Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca ha smentito le ricostruzioni del network americano, affermando che nonostante alcuni disaccordi i due leader nutrono "una relazione decennale di rispetto in pubblico e in privato". Mentre il dipartimento di Stato ha ribadito che gli Stati Uniti non vogliono un cessate il fuoco generale a Gaza, ma che "ora serve una tregua umanitaria". Anche Londra comincia a innervosirsi con Israele: il ministro degli Esteri David Cameron ha condannato i raid e l'eventuale ingresso delle forze di terra a Rafah, al confine con l'Egitto, dicendosi "molto preoccupato" per i civili palestinesi "che non hanno più dove andare". L'ex premier britannico ha invitato Israele a "fermarsi e a riflettere molto seriamente prima di ogni ulteriore azione militare: noi vogliamo una pausa immediata dei combattimenti che conduca a un tregua sostenibile senza ripresa delle ostilità". E proprio come gli Usa, il Regno Unito ha imposto sanzioni a quattro israeliani indicati come leader "estremisti" dei coloni in Cisgiordania, accusati di aver "minacciato e perpetrato atti di aggressione e violenza contro civili palestinesi nei territori occupati".

A Bruxelles invece l'Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, ha incalzato direttamente l'amministrazione Usa: "Il presidente Biden ha detto che i morti civili a Gaza sono troppi. Se sono troppi allora forse devi dare a Israele meno armi, è abbastanza logico". Il riferimento è al fatto che se da una parte Biden critica pesantemente l'operato di Netanyahu, dall'altra si dichiara contrario alla cessazione delle ostilità, propendendo piuttosto per una tregua temporanea di 6 settimane.

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