La black list di Putin e l'Italia: le contro sanzioni pronte a colpire gli interessi del nostro Paese

Dalla restituzione dei crediti in rubli (svalutati) alla possibile nazionalizzazione delle imprese straniere. Fino al grano tenero e all'energia: cosa rischiamo in termini di maggiori costi

Il presidente russo Putin (Ansa)
Il presidente russo Putin (Ansa)

Il ministero degli Esteri ha già sollecitato il rientro in patria di tutti gli italiani presenti nel territorio russo, ma più di questo potrebbero fare le contro-sanzioni imposte da Mosca. Una serie di limitazioni nei confronti dei Paesi che si sono resi protagonisti del giro di vite sulle attività economiche e commerciali della Russia e i beni dei suoi cittadini. Tra questi i famosi oligarchi, ovvero i magnati russi che devono le loro sterminate fortune alle privatizzazioni seguite alla caduta dell'impero sovientico. L'Italia è chiaramente tra questi - tanto più che è stata la prima nazione europea a decretare il blocco dei beni - e la risposta di Mosca, se non attesa, era almeno immaginabile. Le conseguenze potrebbero essere pesanti, se è vero che impatteranno direttamente sul prezzo delle materie prime e quindi della vita dei cittadini. 

Nel novero di restrizioni che si immagina in prospettiva vengano applicate da Mosca c'è anche il ritiro dei visti agli stranieri e le ricadute della legge che prevede fino a 15 anni di carcere per chi diffonde "notizie false", ovvero che non siano certificate dal regime. E' questo uno dei motivi per cui la Farnesina ha ordinato il rientro in patria dei nostri connazionali. 

Crediti al ribasso ed esposizione dell'Italia

La chiusura delle attività gestite dagli stranieri ha degli effetti collaterali precisi. Ovviamente la cosa riguarda anche gli italiani che negli anni grandi affari hanno fatto in terra ex sovietica. Intanto Mosca avvia la restituzione dei crediti in rubli e non in euro, moneta solitamente utilizzata negli accordi commerciali. Il rublo a questo punto si è già svalutato del 45%. E il blocco dei mercati europei determina che la Banca centrale russa fornisca solo rubli che andranno a coprire i crediti verso gli imprenditori stranieri, non solo italiani ma anche tedeschi e francesi. La svalutazione della valuta di Mosca è dovuta all'aumanto della moneta locale in circolazione. 

Scrive il Corriere della sera che le banche italiane sono particolarmente esposte rispetto all'economia russa per un valore di 25,3 miliardi di euro al 30 settembre 2021, secondo la Banca dei regolamenti internazionali che posiziona il nostro Paese al primo posto tra quelli Ue. Accanto a questo ci potrebbe essere la decisione di Putin di nazionalizzare le imprese straniere e non sarebbe una bella notizia perché si tratterebbe di una perdita di milioni di euro per gli affari italiani. 

Taglio delle esportazioni di materie prime

La riduzione delle esportazioni poi sta già contribuendo all'aumento dei costi delle aziende zootecniche. Denuncia uno studio di Coldiretti che è già aumentato dall'inizio della guerra in Ucraina del 17% il prezzo del mais e del 6% quello della soia, entrambi destinati all’alimentazione degli animali negli allevamenti. Le coseguenze si riverberano inevitabilmente in tutta la catena alimentare. La Russia fornisce inoltre il 6 per cento del grano tenero che arriva nel nostro Paese.

La riduzione dei traffici è poi aggravata dal blocco all’export nel resto del mondo decretato dall’Ungheria per ragioni di sicurezza alimentare, che rappresenta il 30% delle importazioni di grano tenero dell’Italia (usate per il pane e i derivati, ma poco per la pasta) e il 32% delle importazioni di mais

Per ora intonso il capitolo energia

Ma interessante sotto questo aspetto è anche il capitolo energia. La quale per ora non è contemplata nell'agenda di restrizioni effettuate da Putin, anche perché la Russia dipende massivamente dalle sue esportazioni gas, soprattutto verso l'Europa che assorbe circa l'80 per cento delle sue forniture. Ma se il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e il premier Mario Draghi, si stanno prodigando per trovare nuovi canali di approvviggionamento, ondeggiando tra Qatar e Algeria, il fabbisogno energetico italiano dipende per il 45% dalla Russia. 

Quali sono i Paesi nella black list

In tutto i Paesi compresi nella lista nera putiniana sono decine tra cui tutti i 27 dell'Unione europea, compresa quindi l'Italia. Ma figurano anche Stati Uniti e Regno Unito, tutti Paesi e territori stranieri che "commettono azioni ostili contro la Russia, le sue compagnie ei cittadini". Ovviamente figurano tutti gli Stati che hanno sostenuto o decretato sanzioni contro Mosca e i suoi cittadini. Spicca l'inserimento della svizzera, Paese che notoriamente fino a oggi si era mantenuto nella neutralità. Grandi e piccoli territori: tra questi anche piccole nazioni come Andorra, Islanda, Liechtenstein, Monaco, San Marino e Micronesia.