Medio Oriente: Putin agisce, noi stiamo alla finestra. Mosca non abbandona i suoi alleati

Alleati come la Siria di Assad ma anche come gli stessi curdi che hanno rapporti con l’Unione Sovietica dai lontani anni Quaranta.

Il leader russo Putin (Ansa)
Il leader russo Putin (Ansa)

Il protagonismo della Russia in Medio Oriente può sorprendere soltanto Paesi e popoli in evidente stato confusionale come gli americani e gli europei. Mosca non ha mai abbandonato i suoi alleati, come la Siria di Assad ma anche come gli stessi curdi che hanno rapporti con l’Unione Sovietica dai lontani anni Quaranta quando all’indomani della seconda guerra mondiale insediarono repubbliche comuniste autonome, di breve durata, in Iraq e in Iran. Putin è protagonista diretto in Siria e nella regione dal 2015, quando decise di intervenire direttamente per salvare il regime di Assad.

Gli accordi

Da allora tutti gli stati della regione hanno stretto rapporti con Mosca: dalla Turchia di Erdogan, all’Iraq, all’Egitto, all’Arabia Saudita, con cui la Russia mantiene accordi per stabilizzare, verso l’alto, la quotazione del petrolio. Inoltre l’Iran degli ayatollah e gli Hezbollah libanesi sono stretti alleati della Russia e insieme hanno contribuito sia alla lotta contro i ribelli siriani che alla guerra ai jihadisti del Califfato e di Al Qaida.

In poche parole Putin parla e negozia con tutti: cosa che gli Usa non posso certamente dire.

L'obiettivo

La Russia si trova in Medio Oriente con un obiettivo fondamentale: salvare il regime secolarista di Assad e combattere i jihadisti, tra i quali ci sono anche molti foreign fighter musulmani provenienti dalla Russia e dalle ex repubbliche sovietiche. Si tratta di una posizione molto chiara al contrario di quella degli americani e degli europei.

Usa ed Europa

All’inizio della rivolta contro Assad nel 2011 Stati Uniti ed Europa hanno infatti incoraggiato Erdogan che ha aperto l’autostrada dei jihadisti con lo scopo di abbattere Bashar Assad. Operazione fallita e accompagnata nel 2013 dalla caduta in Egitto del governo dei Fratelli Musulmani alleato di Ankara, detronizzato dal colpo di stato del generale Al Sisi. Poi nel 2015 con l’ascesa dell’Isis l’Occidente ha cambiato ancora opinione e si è alleato con i curdi, sempre temuti da Ankara, che sono diventati la fanteria degli americani nella battaglia contro il Califfato. Erdogan è diventato sempre più diffidente nei confronti degli Stati Uniti e dei suoi alleati occidentali sospettati tra l’altro di avere simpatizzato per il fallito golpe del 15 luglio 2016.

Siria (Ansa)

L'ascesa della Russia

L’ascesa della Russia nella regione è dovuta proprio allo stato confusionale degli Usa, accentuato oggi da Trump che ha tendenze spiccatamente isolazioniste. Abbandonando i curdi al loro destino gli Usa hanno mandato un messaggio inequivocabile anche ad europei e arabi: d’ora in avanti dovrete fare da soli. Il mondo è cambiato.

E così Putin sta riempiendo il vuoto lasciato da Washington e da un’Europa che blatera di politiche comuni ma che non è in grado di fare niente, neppure di attuare un serio embargo sulle armi dirette verso la Turchia. Del resto sarebbe quasi impossibile senza toccare interessi e portafogli di grandi gruppi nazionali e multinazionali. Non solo la Turchia è uno stato della Nato ma in Turchia le società europee e quelle italiane producono armi a tutto spiano, dagli elicotteri Mangusta dell’Augusta (Finmeccanica-Leonardo) ai missili italo-francesi Eurosam. Gli Stati Uniti imporranno qualche sanzione economico-finanziaria ad Ankara ma per l’Europa è quasi un suicidio: il 70% dei debiti delle società turche è con le banche europee e in Turchia lavorano migliaia di imprese dell’Unione comprese circa 800 aziende italiane, in ogni settore, dall’agroalimentare al tessile, alla meccanica, all’automotive.

Mentre gli Usa rinunciavano a proteggere i curdi le truppe russe ora colmano il vuoto lasciato dagli Stati uniti e fanno interposizione tra i due Raìs, Assad ed Erdogan, e i curdi.

Il traguardo

La Russia vede davanti a sé un traguardo strategico stabilire che niente sarà più fatto contro gli interessi di Mosca. Non ci sarà più un altro Kosovo (’99), non ci dovrà più essere neppure un’altra Libia (2011) e nemmeno rivoluzioni “colorate”, Venezuela compreso. Quanto all’allargamento futuro della Nato, l’atlantismo, nemico giurato della Russia, sembra sul viale del tramonto.

Il fatto più evidente è che la Turchia ha disgregato un’Alleanza che da 70 anni sembrava la più solida del mondo. Erdogan ha sbeffeggiato gli appelli di Trump, dell’Europa e del segretario Nato Stoltenberg.

Il mondo cambia e noi stiamo alla finestra.