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Non solo Kabul, ma anche Tokyo e Seoul nel mirino di attenzione di Francesco

Nell’Occidente disorientato per quanto accade in Afghanistan il papa ribadisce l’invito ai cristiani a essere artigiani di pace

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Non solo Kabul, ma anche Tokyo e Seoul nel mirino di attenzione di Francesco
Papa Francesco (foto Ansa)

Non solo Kabul, ma anche Tokyo e Seoul nel mirino di attenzione del Vaticano. Mentre la capitale afghana teatro di una fuga drammatica di cittadini occidentali e di collaboratori con la coalizione militare occidentale, nella capitale giapponese inizieranno martedì le Paralimpiadi. Per la Corea non è stata la capitale ma addirittura la basilica di san Pietro il luogo della più solenne celebrazione del 200mo anniversario della nascita di sant’Andrea Kim Taegon, primo sacerdote cattolico martirizzato a 25 anni nel 1846.

La celebrazione in Vaticano è stata presieduta dall’arcivescovo Lazarus You Heung-sik primo importante ecclesiastico coreano a diventare prefetto di un dicastero vaticano. Egli ha letto ai partecipanti il messaggio nel quale papa Francesco invita i cristiani coreani a restare artigiani di pace nella penisola tuttora divisa. Si tratta di segnali di nuovi percorsi validi universalmente nel considerare i rapporti con l’Asia e l’Estremo Oriente dove va spostandosi l’asse politico e finanziario mondiale di rapportarsi all’Asia e all’Estremo Oriente. Il papa invita i cristiani in particolare a far prevalere la capacità di dialogo come via migliore a garanzia del rispetto dei diritti umani dovunque.

 “Anche oggi - scrive il Papa - di fronte alle tante manifestazioni del male che sfigurano il volto bello dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, bisogna riscoprire l’importanza della missione di ogni battezzato, il quale è chiamato a essere ovunque operatore di pace e di speranza, disposto, come il Buon Samaritano, a chinarsi sulle ferite di quanti sono desiderosi di amore, di aiuto, o semplicemente di uno sguardo fraterno”. Francesco auspica che “quanti si stanno prodigando per la riconciliazione nella Penisola coreana continuino con rinnovato impegno a essere dei buoni artigiani della pace, incoraggiando tutti a un dialogo rispettoso e costruttivo per futuro sempre più luminoso”.

Nel contesto della pandemia il papa ringrazia l’intera comunità ecclesiale coreana per la significativa generosità nel sostenere - con 5 milioni di dollari donati al papa - la campagna di vaccinazione anti-Covid19 a favore dei Paesi più poveri. Nel cenno alla riconciliazione nella Penisola il papa, senza nominarla, comprende anche la Corea del Nord dove – secondo fonti credibili – Francesco vorrebbe in futuro potersi recare in missione di pace. Sulla falsariga dell’enciclica papale sulla fraternità e della dichiarazione congiunta di Abu Dhabi firmato nel 2019 da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb sulla fratellanza universale.

Singolare da parte vaticana l’attenzione ai giochi paralimpici di Tokyo. Un ampio servizio dell’Osservatore Romano rilanciato dagli altri media vaticani descrive in dettaglio una vera chicca storica: il Vaticano ha preceduto di alcuni decenni le paralimpiadi avviate dopo la Seconda Guerra mondiale. Forse le Paralimpiadi che si aprono a Tokyo  si legge sull’Osservatore Romano “sono nate proprio nel Cortile del Belvedere, trasformato in pista di atletica, davanti a Papa Sarto e al cardinale segretario di Stato Merry del Val. E a chi gli diceva: «dove andremo a finire?» — vedendo atleti correre nei Giardini vaticani — Pio X ebbe a rispondere in veneziano: «Caro elo, in paradiso!».

L’Osservatore Romano nel settembre 1908 “seguì quelle gare internazionali di atletica (già lo aveva fatto nella prima edizione nell’ottobre 1905, che si svolse anche nel Cortile di San Damaso) come fosse... «La Gazzetta dello sport»: classifiche, commenti, interviste e persino schede tecniche sull’équipe medica del Fatebenefratelli (con tanto di diagnosi degli infortunati), le note di servizio per i 2.000 atleti e per Guardia svizzera e Gendarmeria che si alternavano nell’accogliere gli sportivi, anche con le loro bande musicali, fino a fornire informazioni al Portone di Bronzo quando alcune gare vennero rimandate per pioggia. E le parole del Papa in prima pagina”.

Secondo il quotidiano della Santa Sede “La notizia” è che, all’inizio del ’900, in Vaticano gareggiavano atleti con disabilità. Quarant’anni prima dell’avvio del movimento paralimpico, che ha preso le mosse dalle macerie della seconda guerra mondiale. Un progetto che si potrebbe rilanciare oggi attraverso Athletica Vaticana: un secolo dopo, seguendo la testimonianza di Francesco, il primo passo di Athletica Vaticana — la squadra del Papa — è stato proprio aprire la sezione paralimpica.

La sempre più grande copertura mediatica delle Paralimpiadi favorisce “una nuova consapevolezza e stimola riflessioni preziosissime sia sul ruolo sociale dello sport sia sul concetto di abilità. L’obiettivo del movimento paralimpico non è soltanto celebrare un grande evento, ma dimostrare quello che atleti — pur fortemente feriti nella vita — riescono a raggiungere quando sono messi nelle condizioni di poterlo fare. E se vale per lo sport, tanto più deve valere per la vita.

Lo sport può aiutare a far crescere la comprensione della disabilità fino ad abbracciarla come risorsa. Vedere le abilità di un atleta paralimpico di alto livello porta inevitabilmente alla curiosità, a interrogarsi: ma come fa, con quelle protesi? E se lo si può fare nello sport, perché non in un ufficio o in classe?”. Papa Francesco, nell’intervista a «La Gazzetta dello sport», lo scorso 2 gennaio,  affermava “che gli atleti paralimpici hanno «storie che fanno nascere storie, quando tutti pensano che non ci sia più nessuna storia da raccontare». Storie di inclusione e «riscatto». Storie che ti sbattano in faccia la certezza che i limiti non sono nelle persone con disabilità ma nella mentalità di chi li guarda”.

 

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

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