Proteste a Cuba: la crisi economica, l'embargo e il rischio escalation. Perché l'Isola è vicino al crollo

Le proteste di piazza più imponenti da trent'anni a questa parte: mancano anche le medicine. Biden: "Si ascoltino le richieste di libertà e aiuto". Diaz-Canel: "Gli Usa tolgano subito le restrizioni". Messico, Argentina e Bolivia si schierano con il governo castrista e inviano aiuti

Manifestazioni a cuba (Foto Ansa)
Manifestazioni a cuba (Foto Ansa)

Le immagini delle migliaia di cubani scesi in piazza in una ventina di città hanno fatto il giro del mondo. La protesta è contro la grave crisi economica che, tra l'annoso embargo statunitense e gli effetti pandemici sulla sanità e sui flussi turistici, sta mettendo in ginocchio l'isola caraibica. Non sono mancati gli scontri e i disordini, con negozi presi d'assalto e qualche centinaio di arresti da parte delle forze di polizia castriste. Domenica scorsa Cuba si è trovata davanti alla più imponente manifestazione degli ultimi trent'anni, con una forza dilagante che non si era vista nemmeno nel "Periodo especial en tiempo de paz", ovvero la grande crisi della prima decade degli anni '90 quando la Russia di Gorbaciov chiuse i rubinetti e il Pil cubano crollò del 40%. 

Manifestazioni in 20 città

Le manifestazioni, organizzate sui social in una ventina di città, hanno messo in subbuglio il Paese, destando preoccupazione nel governo retto dal presidente Miguel Díaz-Canel che, senza mezzi termini, ha accusato gli Stati Uniti di "partecipazione nelle azioni di destabilizzazione politico-storica che si effettuano contro Cuba e che si sono intensificate soprattutto durante la pandemia". La risposta di Joe Biden è un appello affinché il governo dell'Isola caraibica "ascolti le proteste e la richiesta di libertà e aiuto". Ma in merito al "bloqueo", ovvero l'embargo economico che da 60 anni strozza l'economia cubana, rendendo difficile per l'isola anche l'approvvigionamento di medicinali, il presidente statunitense nulla ha detto. E niente ha fatto per allentare le ulteriori strette economiche imposte all'isola da Trump durante il suo mandato. Sulla questione cubana insomma, Biden agisce in perfetta continuità con il predecessore, cedendo probabilmente alle pressioni della comunità di esuli cubani residenti per lo più in Florida, nella zona di Miami. 

Riunione politica con il presidente Díaz-Canel (Dal sito Granma)

La crisi post pandemia strozza Cuba

Risulta evidente che la crisi economica internazionale innescata dalla pandemia non poteva non stringere ancora di più la corda infierendo sulla tenuta del sistema castrista, nonostante la reazione forte avuta in un primo momento con i medici cubani impegnati in missioni sanitarie in diversi stati, tra cui l'Italia, e la ricerca sul vaccino in fase avanzata. Lo stop dei flussi turistici, capaci di produrre reddito attraverso forme di economia informale garantendo un importante approvvigionamento di valuta straniera, ha fatto precipitare una situazione già al limite aggravata, come detto, dal giro di vite trumpiano (che ha adottato oltre 100 misure contro Cuba ndr). L'evidenza di ciò sono le lunghissime code davanti ai negozi governativi per richiedere la razione di beni dovuta a tutti i cittadini - che per la verità sufficiente non lo è mai stata - e che da qualche tempo si è ridotta ulterioremente per la difficoltà a reperire le materie prime.

Biden accusa: i cubani vogliono libertà

Crisi che si sovrappone a crisi: scarseggiano le medicine, i beni essenziali e scarseggia il carburante. Le politiche del governo di Diaz-Canel incentrate sull'espansione del settore privato e l'abbattimento della doppia valuta non sono state sufficienti per invertire la rotta: la recessione sembra inarrestabile. Davanti alle accuse di Biden di mantenere in piedi un "regime dittatoriale finalizzato all'arricchimento personale", il presidente risponde sostenendo che i cubani "sono liberi" e ricevono benefici che sono "possibili solo grazie al sistema socialista". 

"Convochiamo tutti  i rivoluzionari a scendere per strada a difendere la Rivoluzione in tutti i luoghi", ha detto Díaz-Canel, aggiungendo che "non cederemo la sovranità della nostra Patria". Il presidente ha detto inoltre che "in modo molto codardo, molto perverso, nelle situazioni più complicate che abbiamo nelle province, cominciano ad apparire personaggi dell’impero yankee, propugnando dottrine di intervento per rafforzare il concetto che il governo non è in grado di uscire da queste difficoltà". Da qui alla richiesta di revoca dell'embargo il passo è breve: "Gli Stati Uniti ci facciano capire se le loro preoccupazioni verso i cubani sono sincere". Per Diaz-Canel però "dietro a tutto questo c’è il sogno di porre fine alla rivoluzione cubana. Non permetteremo a nessuno di manipolare la nostra situazione. Né ammetteremo che mercenari venduti agli Usa provochino una destabilizzazione a Cuba".

La contro-manifestazione a sostegno del governo cubano (Ansa)

L'America Latina contro l'embargo Usa

Il pericolo che si inneschi di nuovo uno scenario di guerra fredda è dato dalla presa di posizione della Russia che, per bocca della portavoce del ministro degli Esteri, maria Zakharova, dice che "consideriamo inaccettabile che ci sia un’interferenza esterna negli affari interni di uno Stato sovrano o qualsiasi azione distruttiva che incoraggi la destabilizzazione della situazione sull’isola". Anche il Messico interviene a difesa del vicino, invitando al dialogo e promettendo aiuti a Cuba, con il presidente Andres Manuel Lopez Obrador che mette in guardia da ogni ingerenza negli affari interni cubani e da ogni tentazione interventista.

Anche l'Argentina si unisce all'appello del Messico. Il presidente Alberto Fernández pur ammettendo di "non conoscere esattamente la dimensione del problema a Cuba", dice tuttavia che "se siamo davvero preoccupati per ciò che sta accadendo, come ha anche detto Obrador, mettiamo fine alle misure restrittive che stanno facendo danni incalcolabili a L'Avana e al Venezuela". Poi ha spiegato: "Non c'è niente di più disumano in una pandemia".

Da ultimo si è aggiunta anche la Bolivia, a dimostrazione dell'attenzione sul caso Cuba che si sta etendendo a una buona fetta dell'America Latina. Il presidente Luis Arce, parla di "azioni destabilizzanti", "disinformazione" e un "attacco straniero" nei confronti dell'isola caraibica. "Esprimiamo il nostro pieno sostegno al popolo cubano nella sua lotta contro le azioni destabilizzanti", ha sottolineato Arce attraverso le reti sociali in linea, per il quale "più il governo di #Cuba avanza nel campo della salute e della scienza, più deve affrontare la disinformazione e gli attacchi stranieri". Al messaggio si aggiunge l'hashtag #EliminaElBloqueo", in riferimento all'embargo statunitense che il prossimo anno compirà 60 anni e le oltre 240 sanzioni unilaterali imposte dall'ex presidente Trump, come detto, lasciate intonse da Biden.