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Esercito annuncia una pausa militare. Netanyahu insorge: "Inaccettabile, avanti operazioni militari a Rafah"

L'esercito israeliano: "Il governo sapeva della pausa a sud Gaza, la decisione è militare". Scontro Idf-governo sullo stop quotidiano per facilitare aiuti

di Tiscali News   
Il primo ministro Netanyahu (Ansa)
Il primo ministro Netanyahu (Ansa)

L'annuncio dell'esercito israeliano di istituire una "pausa tattica" di 11 ore al giorno lungo un'arteria chiave nel sud della Striscia di Gaza al fine di facilitare la consegna di aiuti umanitari ha scatenato uno scontro durissimo e tutto in chiaro con il governo di Benyamin Netanyahu: dopo aver "sentito della notizia", il suo ufficio ha bollato come "inaccettabile" la mossa dell'Idf. E in seguito a un chiarimento con i militari, ha confermato che "i combattimenti a Rafah continueranno come previsto". Parole che aprono l'ennesima frattura interna per l'esecutivo sempre più sotto pressione, mentre prosegue lo stallo sui negoziati per liberare gli ostaggi, si contano i morti tra le file dei soldati israeliani a Gaza - dieci solo sabato - e cresce il malcontento nelle piazze, da dove intanto è partita una "settimana di resistenza" con manifestazioni in tutto Israele per chiedere che si vada al voto entro il primo anniversario della guerra, il prossimo 7 ottobre.

Il perché dello stop

In un comunicato, l'esercito israeliano ha spiegato che lo stop "per scopi umanitari avrà luogo tutti i giorni dalle 8 alle 19 fino a nuovo avviso, lungo la strada che porta dal valico di Kerem Shalom a Salah al-Din Road e poi verso nord". L'Idf ha poi precisato che la pausa è stata coordinata con le Nazioni Unite e le agenzie umanitarie internazionali. Ma secondo fonti governative ad Haaretz, il ministro della Difesa Yoav Gallant era all'oscuro della decisione delle Forze di difesa israeliane.
Una ricostruzione respinta dall'Idf, per la quale invece la classe politica era informata della "decisione militare": anzi, Netanyahu stesso aveva recentemente incaricato i capi della sicurezza di aumentare gli aiuti a Gaza e di consentire un accesso più sicuro agli operatori umanitari alla luce della nuova udienza della Corte internazionale di giustizia e degli incidenti in cui gli operatori sono stati uccisi dal fuoco dell'Idf. Di tutt'altra idea è il comunicato ufficiale di condanna emesso dall'ufficio del premier, che stando a quanto ricostruito dai media avrebbero poi alimentato le polemiche affermando in una riunione del gabinetto come Israele sia "un Paese con un esercito, non un esercito con un Paese".

Ancora più dura è stata la condanna dell'ultradestra israeliana, capitanata dal ministro Bezalel Smotrich che ha parlato sui social di un "annuncio delirante" dell'Idf, lamentando che "gli 'aiuti umanitari' che continuano a raggiungere Hamas lo mantengono al potere e potrebbero mandare in malora i risultati della guerra".

Di tutt'altro tenore invece il commento delle Nazioni Unite, che "accolgono con favore" l'annuncio della pausa nelle operazioni militari. Un annuncio che tra l'altro giunge nel primo giorno della festa musulmana di Eid al-Adha, vissuta dai civili a Gaza in una situazione umanitaria catastrofica dopo otto mesi di guerra. Ma questo passo deve "portare ad altre misure concrete" per facilitare gli aiuti umanitari, ha sottolineato Jens Laerke, portavoce dell'agenzia delle Nazioni Unite Ocha. La guerra infatti prosegue nella Striscia, dove i combattenti di Hamas sembrano aver modificato le loro strategie dallo scontro diretto alle tattiche di guerriglia, con gravi conseguenze per l'esercito di Israele: dopo l'uccisione di otto soldati nell'esplosione del veicolo blindato sul quale viaggiavano vicino a Rafah, l'Idf ha annunciato che altri due soldati sono morti sabato nel nord della Striscia, quando un ordigno è stato fatto esplodere contro il loro carro armato.
Altri due soldati sono rimasti gravemente feriti nell'attacco.

Nel frattempo, resta alta la tensione al confine nord di Israele con il Libano. E non si sblocca lo stallo sui negoziati per un accordo che porti a un cessate il fuoco e alla liberazione degli ostaggi nelle mani dei miliziani palestinesi.
Secondo i media, il Cairo sta facendo pressioni su Hamas affinché accetti la prima fase dell'intesa promossa dagli Usa senza modifiche. Ma il capo dell'ufficio politico dei miliziani palestinesi, Ismail Haniyeh, insiste sulla risposta avanzata dal gruppo palestinese sostenendo che sarebbe "coerente" con i principi del presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

di Tiscali News   
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