Giornata migranti, il Papa: “Il futuro delle nostre società è a colori. Di chiederà conto del nostro operato"

Covid e  migrazioni sono due sfide che Chiesa e comunità internazionale devono vincere insieme, passando da una cultura divisiva a una cultura dell’unità.

Giornata migranti, il Papa: “Il futuro delle nostre società è  a colori. Di chiederà conto del nostro operato'
Papa Francesco (Foto Ansa)

Covid e  migrazioni sono due sfide che Chiesa e comunità internazionale devono vincere insieme, passando da una cultura divisiva a una cultura dell’unità. Lo scrive papa Francesco nel Messaggio, presentato , per la 107ma Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato centrato proprio sul tema “Verso un noi sempre più grande”.

L’appello è una sorta di nuova Frontiera di Francesco, necessaria in un tempo di “nazionalismi chiusi e aggressivi” e di “individualismo radicale”. Nella situazione attuale che continua a registrare immigrati morti in mare per mancanza di soccorso, si evidenzia un “vulnus” radicato, persistente ai principi di uguaglianza e fraternità dopo un secolo di Giornate del Migrante e del Rifugiato celebrate invano. Plausibile, pertanto, la preoccupazione di Francesco che, passata la crisi sanitaria, teme si possa tornare a un febbrile consumismo e a forme nuove di “auto protezione egoista”.

Il “noi” voluto da Dio “è rotto e frammentato, ferito e sfigurato. E questo si verifica specialmente nei momenti di maggiore crisi, come ora per la pandemia. I nazionalismi chiusi e aggressivi e l’individualismo radicale sgretolano o dividono il noi, tanto nel mondo quanto all’interno della Chiesa. E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli altri: gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano le periferie esistenziali”.

Il Papa coglie, perciò, l’occasione della Giornata del Migrante e Rifugiato per lanciare un duplice appello a camminare insieme rivolto “anzitutto ai fedeli cattolici e poi a tutti gli uomini e le donne del mondo”. Infatti siamo tutti sulla stessa barca. La Chiesa cattolica deve diventare sempre più cattolica nel senso di universale, inclusiva, capace di abbracciare tutti nella diversità. Infatti, precisa Francesco “nell’incontro con la diversità degli stranieri, dei migranti, dei rifugiati, e nel dialogo interculturale che ne può scaturire ci è data l’opportunità di crescere come Chiesa, di arricchirci mutuamente. In effetti, dovunque si trovi, ogni battezzato è a pieno diritto membro della comunità ecclesiale locale, membro dell’unica Chiesa, abitante nell’unica casa, componente dell’unica famiglia”.

Oggi la Chiesa “ è chiamata a uscire per le strade delle periferie esistenziali per curare chi è ferito e cercare chi è smarrito, senza pregiudizi o paure, senza proselitismo, ma pronta ad allargare la sua tenda per accogliere tutti. Tra gli abitanti delle periferie troveremo tanti migranti e rifugiati, sfollati e vittime di tratta, ai quali il Signore vuole sia manifestato il suo amore e annunciata la sua salvezza”. I flussi migratori contemporanei costituiscono una nuova “frontiera” missionaria; l’incontro con migranti e rifugiati di altre confessioni e religioni è “un terreno fecondo per lo sviluppo di un dialogo ecumenico e interreligioso sincero e arricchente”.

Nella visione di Francesco pure il mondo è chiamato ad essere sempre più inclusivo. Resta attuale il suo appello  “a tutti gli uomini e le donne del mondo a camminare insieme verso un noi sempre più grande, a ricomporre la famiglia umana, per costruire assieme il nostro futuro di giustizia e di pace, assicurando che nessuno rimanga escluso”. “Il futuro delle nostre società “è un futuro “a colori”, arricchito dalla diversità e dalle relazioni interculturali. Per questo dobbiamo imparare oggi a vivere insieme, in armonia e pace”.

Ma per raggiungere questo ideale  occorre “impegnarci tutti per abbattere i muri che ci separano e costruire ponti che favoriscano la cultura dell’incontro, consapevoli dell’intima interconnessione che esiste tra noi. In questa prospettiva, le migrazioni contemporanee ci offrono l’opportunità di superare le nostre paure per lasciarci arricchire dalla diversità del dono di ciascuno. Allora, se lo vogliamo, possiamo trasformare le frontiere in luoghi privilegiati di incontro, dove può fiorire il miracolo di un noi sempre più grande”.

Ma perché alla nostra Casa comune sia assicurata la giusta cura, “dobbiamo costituirci in un noi sempre più grande, sempre più corresponsabile,- conclude il Messaggio - nella forte convinzione che ogni bene fatto al mondo è fatto alle generazioni presenti e a quelle future. Si tratta di un impegno che non fa distinzione tra autoctoni e stranieri, tra residenti e ospiti, perché si tratta di un tesoro comune, dalla cui cura come pure dai cui benefici nessuno dev’essere escluso”. Si tratta di un “sogno” da fare insieme come “compagni dello stesso viaggio”.