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Papa Francesco apre a padrini e testimoni trans e omosessuali. Sì al battesimo per i figli di coppie gay. Ma a certe condizioni

Efficace e più diretto il testo del messaggio di Francesco contro la violenza sulle donne. Il genere letterario del messaggio non comporta infatti disposizioni pratiche o legali. Ma il papa non evita di sottolineare un ruolo ambiguo che la stampa può giocare sulla delicata materia

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Papa Francesco apre a padrini e testimoni trans e omosessuali. Sì al battesimo per i figli di...

Una persona omoaffettiva e che convive può essere testimone di un matrimonio? Domanda finora imbarazzante per la Chiesa cattolica notoriamente piuttosto a disagio sulla morale sessuale, l’identità di genere e i peccati che riguardano il sesto e il nono comandamento. Questa volta, però, è stato il vescovo brasiliano José Negri di Santo Amaro a rivolgerla nel mese scorso di luglio, al Dicastero della Dottrina della Fede, con altri 5 quesiti “riguardo alla possibile partecipazione ai sacramenti del battesimo e del matrimonio da parte di persone transessuali e di persone omoaffettive”. La risposta a questa come alle altre domande è stata lineare, cristallina e innovativa, ma non lassista, quasi un “tana libera tutti” rispetto alla pratica pastorale variegata, legata ai singoli parroci e sacerdoti. “Non c’è nulla nella vigente legislazione canonica universale che proibisca ad una persona omoaffettiva e che convive di essere testimone di un matrimonio”.

Musica nuova alle orecchie della gente comune e, comunque, non viene cancellata del tutto la prudenza del passato anche recente. Si tratta di una piccola e grande svolta a secondo della prospettiva da cui ci si colloca. Evidente tuttavia la ricezione per una graduale svolta pastorale in linea pratica con le ripetute affermazioni di Francesco. Il quale per oggi ha riservato un’altra sorpresa a proposito della violenza contro le donne.

Altro tema scottante, affrontato con molta risolutezza da Francesco in un messaggio inviato alla Campagna nazionale contro la violenza sulle donne organizzata da RAI Radio1 Gr1 e Cadmi D.I.Re. “Ringrazio i promotori dell’iniziativa “Un’onda lunga contro la violenza maschile sulle donne”, che permette – afferma il papa - di riflettere su un tema di grande attualità. Infatti, la violenza sulle donne è una velenosa gramigna che affligge la nostra società e che va eliminata dalle radici. E queste radici sono culturali e mentali, crescono nel terreno del pregiudizio, del possesso, dell’ingiustizia”. Scorrendo anzitutto le risposte del Dicastero al vescovo brasiliano – tra le prime ufficiali e operative del nuovo prefetto argentino voluto da Francesco – si respira aria nuova su questioni finora relegate nelle controversie infinte tra innovatori e tradizionalisti, con l’unico risultato che la gente lasciava silenziosamente la Chiesa.

Un transessuale può essere battezzato?  “Un transessuale – che si fosse anche sottoposto a trattamento ormonale e ad intervento chirurgico di riattribuzione di sesso – può ricevere il battesimo, alle medesime condizioni degli altri fedeli, se non vi sono situazioni in cui c’è il rischio di generare pubblico scandalo o disorientamento nei fedeli. Nel caso di bambini o adolescenti con problematiche di natura transessuale, - è la precisazione del Dicastero - se ben preparati e disposti, questi possono ricevere il Battesimo. Unico accorgimento è che il richiedente adulto sia pentito dei propri peccati gravi.  

Un transessuale può essere padrino o madrina di battesimo? “A determinate condizioni, si può ammettere al compito di padrino o madrina un transessuale adulto che si fosse anche sottoposto a trattamento ormonale e a intervento chirurgico di riattribuzione di sesso. Non costituendo però tale compito un diritto, la prudenza pastorale esige che esso non venga consentito qualora si verificasse pericolo di scandalo, di indebite legittimazioni o di un disorientamento in ambito educativo della comunità ecclesiale”.

E un transessuale può essere testimone di un matrimonio? “Non c’è nulla nella vigente legislazione canonica universale – si precisa - che proibisca ad una persona transessuale di essere testimone di un matrimonio”. La quarta domanda tocca un tema molto scottante: “Due persone omoaffettive possono figurare come genitori di un bambino, che deve essere battezzato, e che fu adottato o ottenuto con altri metodi come l’utero in affitto?”. Perché il bambino venga battezzato, risponde il Dicastero vaticano – “ci deve essere la fondata speranza che sarà educato nella religione cattolica”.

Prudente e con dei distinguo la risposta alla quinta domanda che riguarda casi piuttosto comuni. Una persona omoaffettiva e che convive può essere padrino di un battezzato? La risposta prevede alcune condizioni. Anzitutto che si tratti di coabitazione e non “dichiarata relazione more uxorio, ben conosciuta dalla comunità. In ogni caso, la debita prudenza pastorale esige che ogni situazione sia saggiamente ponderata, per salvaguardare il sacramento del battesimo e soprattutto la sua ricezione, che è bene prezioso da tutelare, poiché necessaria per la salvezza.

Nello stesso tempo, occorre considerare il valore reale che la comunità ecclesiale conferisce ai compiti di padrino e madrina, il ruolo che questi hanno nella comunità e la considerazione da loro mostrata nei confronti dell’insegnamento della Chiesa. Infine, è da tenere in conto anche la possibilità che vi sia un’altra persona della cerchia famigliare a farsi garante della corretta trasmissione al battezzando della fede cattolica, sapendo che si può comunque assistere il battezzando, durante il rito, non solo come padrino o madrina ma, altresì, come testimoni dell’atto battesimale”.

Efficace e più diretto il testo del messaggio di Francesco contro la violenza sulle donne. Il genere letterario del messaggio non comporta infatti disposizioni pratiche o legali. Ma il papa non evita di sottolineare un ruolo ambiguo che la stampa può giocare sulla delicata materia.

“Quante donne – afferma papa Francesco - sono sopraffatte dal peso e dal dramma della violenza! Quante sono maltrattate, abusate, schiavizzate, vittime della prepotenza di chi pensa di poter disporre del loro corpo e della loro vita, obbligate ad arrendersi alla cupidigia degli uomini. Purtroppo su questo i mass-media giocano ancora un ruolo ambiguo. Da una parte favoriscono il rispetto e la promozione delle donne; ma dall’altra trasmettono continuamente messaggi improntati all’edonismo e al consumismo, i cui modelli, sia maschili sia femminili, obbediscono ai criteri del successo, dell’autoaffermazione, della competizione, del potere di attrarre l’altro e dominarlo. Ma dove c’è dominio c’è abuso! Non è amore quello che esige prigionieri. Il Signore ci vuole liberi e in piena dignità! Davanti alla piaga degli abusi fisici e psicologici sulle donne c’è l’urgenza di riscoprire forme di relazioni giuste ed equilibrate, basate sul rispetto e sul riconoscimento reciproci"

"I condizionamenti di ogni tipo vanno contrastati con un’azione educativa che, a partire dalla famiglia, ponga al centro la persona con la sua dignità. È nostro dovere, responsabilità di ciascuno, dare voce alle nostre sorelle senza voce: le donne vittime di abuso, sfruttamento, emarginazione e pressioni indebite. Non restiamo indifferenti! È necessario agire subito, a tutti i livelli, con determinazione, urgenza, coraggio. Dal cuore e dalla carne di una donna è venuta al mondo la salvezza; da come trattiamo la donna, in tutte le sue dimensioni, si rivela il nostro grado di umanità. Care amiche e cari amici, auguro che questa “onda”, che oggi fate partire, sia davvero lunga e possa contribuire a un cambio di mentalità”.

 

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
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