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Francesco: "Per Natale passi concreti di pace". Sui Diritti umani consonanza con Mattarella

All’Angelus il papa richiama un uso sobrio dei social, ricorda Ucraina, Palestina, Israele e COP28.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

 

All’Angelus, sui diritti umani papa Francesco per il 75mo della Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite si ritrova sulla lunghezza d’onda del presidente Mattarella. Cinque righe molto efficaci: “75 anni fa, il 10 dicembre 1948, - ricorda il papa - veniva firmata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Essa è come una via maestra, sulla quale molti passi avanti sono stati fatti, ma tanti ancora ne mancano, e a volte purtroppo si torna indietro. L’impegno per i diritti umani non è mai finito! A questo proposito, sono vicino a tutti coloro che, senza proclami, nella vita concreta di ogni giorno, lottano e pagano di persona per difendere i diritti di chi non conta”.

La recita odierna della preghiera mariana ha permesso a Francesco di squadernare ai fedeli riuniti in Piazza san Pietro, molto più numerosi delle scorse domeniche, tutti i punti caldi del conflitto nel mondo. Lo ha fatto in generale, ricordando le popolazioni “che soffrono a causa della guerra”, e indugiando in particolare su Armenia e Arzebaigian, Ucraina, Palestina e Israele. Senza dimenticare la COP28 ormai verso la conclusione. Tra Armenia e Arzebaigian c’è stato uno scambio “significativo” di prigionieri e il papa coglie l’occasione per incoraggiare i leader “a concludere quanto prima il Trattato di pace”. Natale è alle porte. E nel ricordo del Principe della pace che viene, il papa tradisce una certa impazienza: “Saremo capaci, con l’aiuto di Dio, - domanda Francesco - di fare passi concreti di pace? Non è facile, lo sappiamo. Certi conflitti hanno radici storiche profonde. Ma abbiamo anche la testimonianza di uomini e donne che hanno lavorato con saggezza e pazienza per la convivenza pacifica. Si segua il loro esempio! Si metta ogni impegno per affrontare e rimuovere le cause dei conflitti. E intanto – a proposito di diritti umani – si proteggano i civili, gli ospedali, i luoghi di culto, siano liberati gli ostaggi e garantiti gli aiuti umanitari. Non dimentichiamo la martoriata Ucraina, la Palestina, Israele”.

Mentre a Dubai prosegue la difficile mediazione tra posizioni perfino contrapposte dei partecipanti alla COP28, papa Francesco che sulla riuscita della Conferenza si è speso molto, tenta un ultimo appello all’urgenza di concreti risultati. “Tra qualche giorno si concluderanno i lavori della COP 28 sul clima, in corso a Dubai. Vi chiedo di pregare perché si arrivi a buoni risultati per la cura della nostra casa comune e la tutela delle popolazioni”. E infine un ricordo e una preghiera “per le vittime dell’incendio avvenuto due giorni fa nell’ospedale di Tivoli”. Angelus finito? Macché, Francesco è stimolante anche nella riflessione sul vangelo della seconda domenica di Avvento che presenta san Giovanni Battista – precursore di Gesù - come “voce di uno che grida nel deserto”.

E in merito ha sviluppato due brevi e intense considerazioni: sul deserto e sulla voce che grida in quella solitudine. Il deserto “è il luogo del silenzio e dell’essenzialità, dove non ci si può permettere di indugiare in cose inutili, ma occorre concentrarsi su quanto è indispensabile per vivere. E questo – osserva il papa - è un richiamo sempre attuale: per procedere nel cammino della vita è necessario spogliarsi del “di più”, perché vivere bene non vuol dire riempirsi di cose inutili, ma liberarsi del superfluo, per scavare in profondità dentro di sé, per cogliere ciò che è veramente importante davanti a Dio. Solo se, attraverso il silenzio e la preghiera, facciamo spazio a Gesù, che è la Parola del Padre, sapremo liberarci dall’inquinamento delle parole vane e delle chiacchiere. Il silenzio e la sobrietà – nelle parole, nell’uso delle cose, dei media e dei social – non sono solo “fioretti” o virtù, sono elementi essenziali della vita cristiana”. Quanto poi a riflettere su Giovanni Battista che si è reso “voce” Francesco sottolinea che questo genere di voce che invita alla conversione “è molto collegata con il silenzio, perché esprime ciò che matura dentro, dall’ascolto di ciò che lo Spirito suggerisce. Fratelli e sorelle, se non si sa tacere, è difficile che si abbia qualcosa di buono da dire; mentre, più attento è il silenzio, più forte è la parola. In Giovanni Battista quella voce è legata alla genuinità della sua esperienza e alla limpidezza del suo cuore”. E allora non resta, sostiene il papa, altro che chiedersi che tipo di rapporto si ha con il silenzio anche nel nostro tempo prigioniero dello strepito e dei rumori dell’apparire. “Solo se, attraverso il silenzio e la preghiera, facciamo spazio a Gesù, che è la Parola del Padre, sapremo liberarci dall’inquinamento delle parole vane e delle chiacchiere”.

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