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Una causa i canonizzazione contrastata, Francesco si riflette in papa Luciani

Nell'omelia per la beatificazione di Giovanni Paolo I chiarita la visione cristiana che sa mettere insieme croce e amore.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

Non lunga, ma contrastata, la causa di canonizzazione di papa Albino Luciani, giunta oggi alla beatificazione di Giovanni Paolo I, 44 anni dalla morte segnata dalla credulità popolare che fosse stato avvelenato perché inviso al palazzo e amico del popolo. Una leggenda nera ormai quasi residuale che Papa Francesco ha aiutato a superare con la sua azione che, per tanti versi, richiama le intuizioni di Luciani sulla Chiesa proposta dal concilio Vaticano II. La consonanza sostanziale tra Luciani e Bergoglio è apparsa evidente nell'omelia di Francesco nella solenne celebrazione in Piazza San Pietro apparsa non piena di gente -come in analoghi eventi- forse a causa della pioggia. È stata la solenne celebrazione per un papa umile, virtù che Luciani ha saputo esprimere come un buon cristiano qualunque chiamato ad essere papa. È perciò un segno dei tempi che a proclamarlo beato sua toccato a un papa come Francesco che in precedenza aveva canonizzato Giovanni xxiii il papa del concilio è i suoi successori: Paolo VI, Giovanni Paolo II e ora beatificare Luciani, considerato generalmente una figura minore tra giganti.

È stato invece proprio Albino Luciani a disegnare concretamente lo stile di un papa pastore , capace di rendere popolare, visibile la riforma della Chiesa conciliare cominciando dal suo vertice. Con i suoi 33 giorni di pontificato ha riportato la Chiesa accanto alla gente e alla sua vita quotidiana. La bellezza e profondità della dottrina spiegata con il linguaggio facile di tutti i giorni della vita conforme al Vangelo che richiede umiltà e amore per gli altri quale abito distintivo del cristiano. Luciani è riuscito a restare umile anche da papa. Per questo è rimasto nel cuore della gente prima ancora che fosse riconosciuto e venerato beato. Più fatica ha invece trovato il mondo ecclesiastico più tradizionale che non gli ha risparmiato critiche evriserve. Il giorno prima della sua elezione, con i cardinali già riuniti in conclave i giornalisti chiesero a un monsignore in carica presso la Cei, se ritenesse possibile l'elezione di Luciani. "Se Luciani uscisse papa dal conclave, io mi fare suora" fu la sua risposta dando la misura zero della stima verso il patriarca di Venezia. È pur vero che da Giovanni Paolo I, Luciani apparve trasformato rispetto a quando era semplice vescovo e cardinale, un periodo in cui non mancarono dure contestazioni al suo operato ritenuto intransigente.

Poi, in 33 giorni divenne il Papa del sorriso

Un cambiamento tanto evidente e marcato che sarebbe stato impossibile se anche prima non ci fosse stato la stoffa. Non è un caso che Francesco, nell'applicare il concilio fa crescere la coscienza comunitaria di Chiesa convertita e riformata secondo il cuore del Vangelo, ANA ripetere che il popolo santo di Dio è infallibile "in credendo" ossia nelle cose che riguardano la fede. È la beatificazione di Luciani lo conferma: il popolo e non il palazzo ha intuito per primo la santità di papa Luciani. E siccome era umile a lui benché papa non sono state riservate corsie preferenziali nella causa di beatificazione, come appare nella ricostruirne dell'ter presentato alla stampa dal cardinale Benismino Stella prefetto emerito del ducastero Vaticano per il clero.

Aveva conquistato i cuori

"Bisogna ricordare che già subito dopo la morte di Giovanni Paolo I -un papa che in poco più di un mese aveva conquistato il cuore dei credenti e non di tutto il mondo- la sua fama di santità già presente in vita cominciò a diffondersi. Tanti fedeli avevano cominciato a pregarlo. L'allora vescovo di Belluno-Feltre, diocesi Natale di Albino Luciani, ricevette molte richieste affinché se ne introducesse la causa. Ci fu in tal senso la presentazione di una petizione di 1500 firme raccolte nella diocesi di Belluno dal vescovo Ducoli nel 1983. La tappa più significativa di queste richieste è secondo Stella l'1 giugno 1990 quando fu l'intera conferenza episcopale brasiliana a presentare la richiesta a Papa Wojtyla. Ma i tempi non erano maturi e il dicastero per le cause dei santi che l'avvio del processo appariva prematuro essendo già in corso le cause di PioIX, Giovanni XXIII e Paolo VI. Una svolta secondo Stella ci fu con il secondo successore di Ducoli, il vescovo salesiano Vincenzo Savio che nel 202 ottenne da Roma di iniziare il processo diocesano a Belluno. L'inchiesta prese dunque avvio il 22 novembre 2003 e su chiuse il 10 novembre 2006. Il processo diocesano si articolò in 203 sessioni durante le quali vennero ascoltati 167 testimoni tra cui - in via eccezionale e unica nella storia - fu ascoltato anche Benedetto XVI. Un papa che testimonia per un altro papa. Il 27 ottobre 2016 i cinque corposi volumi della Positio con un totale di oltre 3500 pagine furono depositati presso il Dicastero per le Cause dei Sabti. L'8 novembre 2017 Papa Francesco autorizzava la pubblicazione del Decreto riguardante le virtù eroiche di papa Luciani che diventava così venerabile.

La semplicità

Nella revisione del cardinale Stella il ruolo del vescovo Savio, morto 4 mesi dopo l'introduzione della causa, resta quasi in ombra. In realtà fu determinante per convincere gli organismi vaticani preposti e la presidenza della Cei ad aprire la Causa di Canonizzazione di Luciani che in quel momento rischiava di diventare una bandiera strumentale e localistica della Lega in Veneto. Savio percepì il pericolo di un'appropriazione indebita della politica di Papa Luciani e riuscì nell'impresa che fino ad allora era risultata proibitiva. La consonanza con la dura lezione di vita cristiana proposta da Luciani, Papa Francesco l'ha adombrata con chiarezza nell'omelia per la beatificazione. Il Papa gesuita si mette dalla parte dAlbino Luciani nel seguire lo stile di Dio per la vita cristiana chiamata a incarnare con semplicità l'amore di Dio e del prossimo senza alimentare il proprio egoismo. Seguire Gesù è diversi dal farsi incantare da promesse di leader mondani sollecitati dal consenso popolare.

Lo stile di Dio

"Capita ancora oggi - ha osservato Francesco - specialmente nei momenti di crisi personale e siate, quando siamo più esposti a sentimenti di rabbia o siano impauriti da qualcosa che minaccia il nostro futuro, diventiamo più vulnerabili; e così, sull'onda dell'emozione, affidiamo a chi, con destrezza e furbizia sa cavalcare questa situazione, approfittando delle paure della società e promettendoci di essere il 'salvatore' che risolverà i problemi, mentre in realtà vuole accrescere il proprio gradimento e il propio potere, la propria figura, la propria capacità di avere le cose in pugno". Ma lo stile di Dio è diverso da quello di questa gente...non ha il culto dei numeri, non cerca il consenso, non è un idolatra del successo personale.

Anche dietro una perfetta apparenza religiosa si può nascondere - ammonisce il Papa - la brama del prestigio personale, il desiderio di avere un ruolo, la brama di privilegi ebootete. Però sbaglia strada il cristiano che pensa di seguire Gesù von qyest desideri. Guardano il Cricigisdo alla maniera di Luciani siamo chiamati all'altezza del suo amore. Diversamente viviamo di vivere la fede a metà . Pericolo che vive anche la Chiesa. Giovanni Paolo I è riuscito, secondo Francesco, a trasmettere la bontà del Signore. È bella una Chiesa con il volto lieto, il volto sereno, il volto sorridente, una Chiesa che non chiude mai le porte, che non inasprisce i cuori, che non si lamenta e non viva risentimenti, non è arrabbiata, non è insofferente, non si presenta in modo arcigno, non soffre di nostalgie del passato cadendo nell'indietrismo".

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

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