[Il commento] "Lanciate il pallone in aria". La lezione di calcio del Papa a seimila giovanissimi

In tre diverse occasioni vissute nello stesso giorno in Vaticano il papa si mette dalla parte dei bambini e suggerisce al mondo religioso, politico finanziario di ascoltarli e imitarli per salvare il Pianeta e realizzare società più felici

Il Papa all'incontro 'calcistico' con bambini e giovani
Il Papa all'incontro "calcistico" con bambini e giovani

In principio fu il pallone, il gioco del calcio. Papa Francesco lo ha indicato come un metodo infallibile per rendere bella la vita dei ragazzi e con loro salvare il futuro del mondo. E lo ha fatto con una semplicità disarmante, ricevendo in Vaticano oltre 6 mila ragazzi e bambini per un incontro di festa promosso da La Gazzetta dello Sport e dalla Federazione Italiana Gioco Calcio.

La lezione di don Bosco

L’asso nella manica di Francesco è stato don Bosco, inventore degli oratori che oltre ad essere un santo prete, ebbe una idea geniale per rivoluzionare il sistema educativo. Tanto più geniale quanto più evidente mai però presa in considerazione prima di lui. Per la riuscita dell’educazione occorre far leva sul gioco e ottenere così ottimi risultati dai ragazzi, altrimenti insperati. Una banale leva all’Archimede che promise di sollevare il mondo facendo leva su un punto di appoggio. Volendo ricordare alla FIGC le sue responsabilità e le condizioni per la sua sopravvivenza, Francesco ha detto che al centro c’è e deve restarci il gioco, non altri generi di interessi. E lo ha fatto citando don Bosco: “Volete i ragazzi? Buttate in aria un pallone e prima che tocchi terra vedrete quanti si saranno avvicinati”. Non i ragazzi come mezzo di guadagno e di intrighi di potere, ma il gioco come mezzo per far amare ai giovane una vita spesa in allegria e solidarietà con tutti specialmente se fragili e bisognosi di sostegno.

Una giornata diversa

L’incontro con i ragazzi del calcio è stato solo uno dei tre momenti di una giornata speciale vissuta dal Vaticano in funzione dei giovani. Lontana l’ombra dell’agguato pedofilo di una notevole parte del clero che ha devastato la buona fama della Chiesa nell’opinione pubblica mondiale, la giornata ha chiarito che anche verso i giovani il bene può vincere sul male. Il calcio come momento importate e festoso per vincere la scommessa educativa; la cura del dolore e della solitudine che colpisce una enorme porzione dei bambini nel mondo specie poveri e senza famiglia; una lotta intelligente e decisa al degrado ambientale per consegnare ai giovani di oggi e di domani un pianeta abitabile e sano. Il tema dell’ambiente è stato evocato in una lettera inviata alla comunità scientifica internazionale dal cardinale africano Turkson prefetto del dicastero vaticano per lo sviluppo integrale che ha voluto ricordare i 4 anni dalla pubblicazione dell’enciclica di Francesco sull’ambiente, Laudato si’. Un testo che ha segnato una pietra miliare nel contrasto dell’inquinamento terrestre. Nel ricordo dell’enciclica di Francesco, il cardinale Turkson esalta il ruolo di prima fila che i ragazzi in varie parti del mondo vanno svolgendo in un crescendo straordinario di coscienza e di entusiasmo. Il mondo degli adulti, il mondo della finanza e della politica non possono restare sordi al grido dei bambini e dei giovani per un Pianeta più vivibile e sicuro. Francesco stando dalla parte dei bambini non teme di sfidare i poteri forti della Terra per chiedere un investimento finanziario straordinario per risanare le ferite all’ambiente. Primo obiettivo: impedire ad ogni costo di sforare il riscaldamento della terra oltre 1,5° concertato alla Conferenza di Parigi. Ormai questa misura indica la soglia critica che non bisogna superare in alcun modo. Occorre perciò mettere in campo un grande sforzo per salvare l’ambiente allo stesso modo di come è stato fatto per salvare le banche nella crisi del 2007-2008.

Riscoprire la cultura del bambino

Ma per trovare il coraggio di fare una manovra economica che serve, prima che cervelloni di economia e signori della politica occorre riscoprire la cultura del bambino. Gli adulti devono riscoprirla per saperli ascoltare e saper trasmettere loro la responsabilità di camminare insieme verso la felicità di tutti e mai di pochi. “Oggi – ha detto il papa parlando ai dirigenti, educatori e bambini degli Innocenti di Firenze - dobbiamo riprenderla. La cultura dei bambini. C’è una cultura della sorpresa nel vedere crescere, vedere come si sorprendono dalla vita, come entrano in contatto con la vita. E noi dobbiamo imparare a fare lo stesso. Questa via, questa strada che tutti noi abbiamo fatto da bambini, dobbiamo riprenderla”. Senza scordare la lezione che viene dal popolare gioco del calcio. Facendolo restare sempre un gioco. “Giocare – ha ripetuto Francesco ai 6 mila ragazzi amatori del pallone - rende felici perché si può esprimere la propria libertà, si gareggia in modo divertente, si vive un tempo nella gratuità semplicemente… perché? Perché?... Perché piace, giocare a calcio piace, si rincorre un sogno senza, però, diventare per forza un campione. Anche la Carta dei Diritti dei Ragazzi allo sport ribadisce il diritto di ogni ragazzo di «non essere un campione» . È un diritto giocare, e ho il diritto di non diventare un campione, ma ho la felicità di giocare”. Vale anche per i genitori e gli allenatori. Una ricetta suggerita da Francesco perché ogni Paese, solidale con tutti gli altri Paesi, possa essere felice.