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La proposta scomoda di Papa Francesco: un fondo per il clima e la fame nel mondo

All’Angelus da Casa Santa Marta, dolore del papa per la tregua rotta in Palestina e appello per siglare la pace

Carlo Di Ciccodi Carlo di Cicco   
Papa Francesco
Papa Francesco (Foto Ansa)

Alla COP28 papa Francesco è entrato a gamba tesa. Non solo esortazioni, ma proposte per uscire dal labirinto dei rinvii e degli interessi di parte che consentono il permanere di un mondo diviso tra chi può e dunque sperpera e inquina liberamente, e chi non può e si trova all’angolo della sopravvivenza. Impedito da una bronchite infettiva a essere presente di persona, ha inviato il cardinale Pietro Parolin, suo segretario di Stato – esperto e dal 2015 già abituale partecipante alle COP – a dare lettura del suo discorso all’assemblea. Clima, pace, disarmo i temi presi di petto avendo da proporre concrete vie di uscita alla politica internazionale. E ribadite anche nel dopo Angelus di oggi: “Anche se a distanza, seguo con grande attenzione i lavori della COP 28 a Dubai. Sono vicino. Rinnovo il mio appello perché ai cambiamenti climatici si risponda con cambiamenti politici concreti: usciamo dalle strettoie dei particolarismi e dei nazionalismi, schemi del passato, e abbracciamo una visione comune, impegnandoci tutti e ora, senza rimandare, per una necessaria conversione ecologica globale”.

Il discorso del Papa alla COP28

Su questa concretezza Francesco ha costruito anche il suo discorso alla COP28, nel quale chiarisce una premessa importante di metodo per cambiare: ripartire insieme da un nuovo punto di vista. Senza più attardarsi a recriminare il passato dove, rispetto al cambiamento climatico, si è fatto poco e male. La via di uscita di Francesco è chiara e impegnativa: “Quella che state percorrendo in questi giorni: la via dell’insieme, il multilateralismo. Infatti, il mondo sta diventando così multipolare e allo stesso tempo così complesso che è necessario un quadro diverso per una cooperazione efficace. Non basta pensare agli equilibri di potere […]. Si tratta di stabilire regole universali ed efficienti. È preoccupante in tal senso che il riscaldamento del pianeta si accompagni a un generale raffreddamento del multilateralismo, a una crescente sfiducia nella Comunità internazionale… È essenziale ricostruire la fiducia, fondamento del multilateralismo”. In questa prospettiva si può comprendere la proposta concreta oltre a quella della remissione del debito verso i Paesi poveri meno responsabili dell’inquinamento. Ricostruire la fiducia rilanciando il multilateralismo “vale per la cura del creato così come per la pace: sono le tematiche più urgenti e sono collegate. Quante energie sta disperdendo l’umanità nelle tante guerre in corso, come in Israele e in Palestina, in Ucraina e in molte regioni del mondo: conflitti che non risolveranno i problemi, ma li aumenteranno! Quante risorse sprecate negli armamenti, che distruggono vite e rovinano la casa comune!”.

La proposta scomoda per i paesi ricchi

Non è un’opinione quella di Francesco ma dato verificabile dalle spese che i governi destinano ai Paesi poveri e agli armamenti. Basti l’esempio degli Stati Uniti, prima potenza mondiale che destina 17,5 milioni di dollari al fondo Perdite e Danni a fronte degli 887 miliardi di dollari nel bilancio 2022 per spese militari. Analoghe proporzioni nei bilanci dei Paesi più ricchi e sviluppati. Ecco pertanto il rilancio di una proposta di Francesco alla COP28 già delineata nell’enciclica Fratelli tutti e presente addirittura dal 1967 nella Populorum Progressio (Sviluppo dei popoli) di Paolo VI e mai presa sul serio: “Con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame e realizzare attività che promuovano lo sviluppo sostenibile dei Paesi più poveri, contrastando il cambiamento climatico”. Più in generale per Francesco “è essenziale un cambio di passo che non sia una parziale modifica della rotta, ma un modo nuovo di procedere insieme. Se nella strada della lotta al cambiamento climatico, che si è aperta a Rio de Janeiro nel 1992, l’Accordo di Parigi ha segnato un nuovo inizio, bisogna ora rilanciare il cammino. Occorre dare un segno di speranza concreto. Questa COP sia un punto di svolta: manifesti una volontà politica chiara e tangibile, che porti a una decisa accelerazione della transizione ecologica, attraverso forme che abbiano tre caratteristiche: siano «efficienti, vincolanti e facilmente monitorabili”.

L'auspicio di Francesco

E trovino realizzazione in quattro campi: “l’efficienza energetica; le fonti rinnovabili; l’eliminazione dei combustibili fossili; l’educazione a stili di vita meno dipendenti da questi ultimi”. L’auspicio del papa è che “il 2024 segni la svolta” E’ infatti l’anniversario della composizione del Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi. “Anch’io, che porto il nome di Francesco, con il tono accorato di una preghiera vorrei dirvi: lasciamo alle spalle le divisioni e uniamo le forze! E, con l’aiuto di Dio, usciamo dalla notte delle guerre e delle devastazioni ambientali per trasformare l’avvenire comune in un’alba di luce”. Concetto centrale che il papa ha ripetuto anche nel videomessaggio inviato oggi a Dubai per l’inaugurazione del Padiglione della Fede alla presenza del cardinale Parolin. “Oggi - afferma il papa - il mondo ha bisogno di alleanze che non siano contro qualcuno, ma a favore di tutti. È urgente che le religioni, senza cadere nella trappola del sincretismo, diano il buon esempio lavorando insieme: non per i propri interessi o per quelli di una parte, ma per gli interessi del nostro mondo. Tra questi, i più importanti oggi sono la pace e il clima. Il dramma climatico è anche un dramma religioso: perché la sua radice sta nella presunzione di autosufficienza della creatura. E un mondo povero di contemplazione sarà un mondo inquinato nell’anima, che continuerà a scartare persone e a produrre rifiuti; un mondo senza preghiera dirà tante parole ma, privo di compassione e di lacrime, vivrà solo di un materialismo fatto di soldi e di armi”.

Clima e pace

Clima e pace sono fortemente presenti nella recita domenicale dell’Angelus che Francesco ha tenuto dalla cappella di Casa santa Marta come domenica scorsa, affiancato da don Paolo Braida suo collaboratore in segreteria di Stato. “In Israele e Palestina la situazione è grave. Addolora che la tregua sia stata rotta: ciò significa morte, distruzione, miseria. Molti ostaggi sono stati liberati, ma tanti sono ancora a Gaza. Pensiamo a loro, alle loro famiglie che avevano visto una luce, una speranza di riabbracciare i loro cari. A Gaza c’è tanta sofferenza; mancano i beni di prima necessità. Auspico che tutti coloro che sono coinvolti possano raggiungere al più presto un nuovo accordo per il cessate-il-fuoco e trovare soluzioni diverse rispetto alle armi, provando a percorrere vie coraggiose di pace”.

 

Carlo Di Ciccodi Carlo di Cicco   

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