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Francesco: "La pace è un diritto umano, tacciano le armi in Medio Oriente, Sudan e Ucraina"

All’Angelus il papa invita alla saggezza interiore per superare i conflitti, e rinnova il suo appello perché cessino ostilità e massacri di civili

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Papa Francesco (Ansa)
Papa Francesco (Ansa)

Papa Francesco scava nel profondo della vita interiore delle persone per trovare energia genuina a fronteggiare l’emergenza guerra che si allarga a macchia d’olio nel mondo. Finora i suoi appelli sono rimasti inascoltati, ma egli non arretra, anzi rafforza gli appelli aggiungendo ogni volta un tassello nuovo in favore della pace nel “buio” di odio e distruzione. E così all’Angelus di oggi il primo appello è stato per il Sudan, un fronte straziato da 7 mesi di una guerra che rischia la dimenticanza nonostante l’alto numero delle vittime, milioni di sfollati interni, rifugiati nei Paesi vicini e la situazione umanitaria quasi ingovernabile a rischio di gravi malattie.

La morte della pietà e la necessità di ribellarsi

“Rivolgo un accorato appello ai responsabili locali – è il grido di Francesco - affinché favoriscano l’accesso degli aiuti umanitari e, col contributo della comunità internazionale, lavorino alla ricerca di soluzioni pacifiche” per una guerra che “non accenna a spegnersi”. “Non dimentichiamoci di questi nostri fratelli che sono nella prova!” si raccomanda Francesco che aveva compiuto una visita nel Sud  Sudan proprio per favorire una pacificazione tra le parti in conflitto. Ancor più appassionato e forte è stato il pensiero che “ogni giorno va alla gravissima situazione in Israele e Palestina. Sono vicino a tutti coloro che soffrono, palestinesi e israeliani. Li abbraccio in questo momento buio. E prego tanto per loro”. L’appello del papa ribadisce un percorso efficace per uscirne.

Un appello insistito: "Basta!"

“Le armi si fermino, non porteranno mai la pace, e il conflitto non si allarghi! Basta! Basta, fratelli, basta! A Gaza, si soccorrano subito i feriti, si proteggano i civili, si facciano arrivare molti più aiuti umanitari a quella popolazione stremata. Si liberino gli ostaggi, tra i quali ci sono tanti anziani e bambini. Ogni essere umano, che sia cristiano, ebreo, musulmano, di qualsiasi popolo e religione, ogni essere umano è sacro, è prezioso agli occhi di Dio e ha diritto a vivere in pace. Non perdiamo la speranza: preghiamo e lavoriamo senza stancarci perché il senso di umanità prevalga sulla durezza dei cuori”. Il richiamo al diritto, al senso di umanità, alla speranza richiede un fermarsi a riflettere sul senso delle azioni non solo individuali ma collettive.

La parabola delle vergini stolte e sagge

“Meno tempo al telefono e più cura della vita interiore” è stata la riflessione sul Vangelo odierno sulle vergini stolte e le vergini prudenti: tutte disponevano di una lampada accesa in attesa del re che veniva nella notte. Ma il re tardava e le vergini si sono addormentate. Quando è giunto il re per la festa, dieci vergini che avevano provveduto per tempo a una scorta di olio per le lampade sono entrate alla festa, le altre dieci che invece si erano perse nel chiacchiericcio e nel sonno, non avendo più olio per le lampade sono rimaste fuori dalla porta. “La vita interiore – il commento di Francesco- non s’improvvisa, ma va preparata ogni giorno” provvedendo all’olio dell’anima. Si è molto attenti all’apparenza della vita, si sgomita per farsi notare ma la saggezza sta nel curare il cuore che non si vede ma resta fondamentale. Ecco allora l’ormai immancabile ricordo del papa della guerra in Ucraina.

Il Paese invaso dalla Russia finito nel dimenticatoio

“Accolgo con affetto – ha detto a chiusura dei saluti nel dopo Angelus - il pellegrinaggio dei fedeli ucraini e dei monaci Basiliani – vedo le bandiere ucraine lì -, giunti da diversi Paesi per celebrare il quarto centenario del martirio di San Giosafat. Prego con voi per la pace nel vostro martoriato Paese. Fratelli e sorelle, non dimentichiamo la martoriata Ucraina, non dimentichiamola!”. La guerra incombente nel mondo è stata la preoccupazione primaria della settimana appena trascorsa di papa Francesco. In tre righe al termine dell’udienza generale aveva riassunto il quadro mondiale: “Pensiamo e preghiamo per i popoli che soffrono la guerra. Non dimentichiamo la martoriata Ucraina e pensiamo al popolo palestinese e israeliano: che il Signore ci porti a una pace giusta. Si soffre tanto: soffrono i bambini, soffrono gli ammalati, i vecchi e muoiono tanti giovani. La guerra sempre è una sconfitta: non dimentichiamo. Sempre è una sconfitta”. Nel messaggio di incoraggiamento al dialogo internazionale in occasione del Sesto Forum di Pace di Parigi, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano a nome del papa, aveva sottolineato che “costruire la pace è un lavoro lento e paziente, che richiede il coraggio e l’impegno concreto di tutte le persone di buona volontà con il cuore del presente e del futuro dell’umanità e del pianeta. Una pace duratura è costruita giorno per giorno, attraverso il riconoscimento, il rispetto e la promozione della dignità della persona umana e dei suoi diritti fondamentali, tra i quali la Santa Sede riconosce in particolare il diritto umano alla pace, che è una condizione per il godimento di tutti gli altri diritti umani”.

Conversione ecologica, una nuova missione

Notevole questo impegno della Santa Sede che per la prima volta parla della pace come un diritto umano e pertanto il papa “desidera ribadire l’incessante chiamata della Santa Sede a mettere a tacere le armi, a ripensare la produzione e il commercio di questi strumenti di morte e distruzione e a seguire risolutamente il cammino di progressivo ma pieno disarmo, in modo da poter finalmente far sentire forti e chiari le ragioni della pace”. Francesco aveva, infine, in serbo un altro richiamo strettamente unito alla pace: la conversione ecologica. “Due anni fa veniva avviata la Piattaforma d’Azione Laudato Si’. Ringrazio quanti hanno aderito a questa iniziativa e incoraggio a proseguire il cammino di conversione ecologica. A questo proposito, preghiamo per la Conferenza di Dubai sui cambiamenti climatici, COP28, ormai vicina”. Proprio sulla COP28 dal 30 novembre al 13 dicembre papa Francesco ha puntato molto per scuotere i governi che vi prenderanno parte dalla loro indolenza per far fronte al degrado ambientale. Egli stesso vi parlerà la mattina del 2 dicembre. Invito più che opportuno oggi nel quale “la Chiesa italiana celebra la Giornata del Ringraziamento, sul tema «Lo stile cooperativo per lo sviluppo dell’agricoltura». E Francesco – ricordandolo -  ha voluto dare un sostegno alla Conferenza dei vescovi che domani si riuniranno per un’assemblea.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
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