[Il commento] La scena hot del film per spiegare l'economia in Europa. L'Italia prenda esempio dalla Francia

Il paragone fra la scena di "Harry ti presento Sally" in cui Meg Ryan simula un orgasmo e il discorso di Macron, spiega come risolvere il problema del rapporto deficit-Pil. E le sorprese non mancano

[Il commento] La scena hot del film per spiegare l'economia in Europa. L'Italia prenda esempio dalla Francia

Il discorso di Emanuel Macron, dovrebbe essere adottato da noi italiani come modello di rapporto con la Commissione europea, al pari della scena più bella di “Harry ti presento Sally”. Quella in cui Meg Ryan nella caffetteria simula un orgasmo plateale, ulula, si dimena, batte i pugni sul tavolo. 

Quando Meg smette lasciando tutti di stucco, una cameriera chiede ad un’altra cliente del locale, una signora, vagamente agée: “Cosa le porto?”. E la signora, con un sorriso eloquente: “Voglio la stessa cosa che ha dato a lei”. 

La Francia, dopo i Gilet Jaunes, ha mimato il suo orgasmo da deficit con la stessa spudorata e provvidenziale sfacciataggine dell’attrice americana in una delle più belle commedie di tutti i tempi. Prima c’è stato il discorsetto di Macron: “Spenderemo dieci miliardi in più” - ha detto il presidente - Ho sbagliato”, ha aggiunto. “Mi assumo una parte di responsabilità”, ha precisato. E quindi ha annunciato: “Darò 100 euro di reddito di cittadinanza in più per i francesi, a partire dal 2019”. Poi sono arrivati i numerini messi insieme da Olivier Dussopt (il segretario di stato) che così ripartiscono gli interventi 1,5-2.2 miliardi per le pensioni, 3  miliardi per la defiscalizzazione degli straordinari , 4 miliardi per le Accise della benzina, 1 miliardi per la Defiscalizzazione di imposte varie. 

Per di più il governo ha annunciato anche La riforma del Cice, un credito di imposta che diventa una esenzione fiscale, con un impatto previsto  intorno all’1%. Tutte le stime dicono che con questi interventi la Francia nella sua  manovra arriverà al 3,5%-3.6% del Pil. E lo farà in barba a tutte le regole, senza trattare nulla con l’Europa, semplicemente postulando - con il discorso di Macron -questo assioma: ho una emergenza sociale, quindi spendo, non rompetemi le scatole.  

Due giorni dopo l’ululato orgiastico da deficit annunciato è arrivato il famoso discorso in cui Pierre Moscovici, l’uomo che da tre mesi fa le pulci a ogni dettaglio della manovra italiana ha detto: "Sforare il 3% per la Francia è possibile. Impossibile il paragone con l'Italia". Fantastico. E ha aggiunto: "Non c’è indulgenza, queste sono le nostre regole e nient’altro che le nostre regole". Il confronto con l’Italia, ha precisato, "è allettante ma sbagliato perché le situazioni sono totalmente diverse". 

Quello della Francia sarebbe uno sfondamento non strutturale, dunque possibile. I tifosi di Forza Spread e gli italiani nemici dell’Italia per stupidità o per partito preso (che sono tanti), hanno subito applaudito ai discorso del Il Commissario Ue agli Affari Economici. Fa bene, dicono, l’Italia ha più debito della Francia, questa colpa è grave e irredimibile, giusto applicare due pesi e due misure. Un festival di doppiopesismo da orgasmo multiplo. 

In realtà i numerini della Francia non sono affatto un indice di salute o di virtuosità. Dal 2007 a oggi il reddito dei francesi è sceso dello 0.4% pro capite. E c’è un paese che ha 2.320 miliardi di debito in cifra assoluta, il numero più alto d’Europa. Ma non  è l’Italia. È la Francia. C’è un paese europeo in cui il debito è aumentato di cinquecento miliardi di euro in sette anni, caso unico in Europa. Ma non è l’Italia, è la Francia. C’è un paese che non chiude un bilancio in pareggio da 45 anni. E non è l’Italia, è la Francia. In dicembre il settore privato si è contratto per la prima volta sotto la presidenza Macron. L’indice preliminare dei direttori acquisti elaborato da Ihs-Markit è sceso a 49,7 a dicembre dal 50,8 di novembre, il livello più basso degli ultimi 27 mesi. 

Quanto alla locomotiva tedesca, persino in Germania l’Ifo ha significativamente tagliato le stime del Pil del 2019, prevedendo un calo all’1,1%. In autunno la previsione era ancora dell’1,9%. E nel giustificare numeri così negativi - anche se per il 2018 la crescita è stimata ancora all’1,5%. 

Quindi l’Italia non è la pecora nera d’Europa. È il paese più malato in un continente con una economia che non decolla, e in una eurozona che inizia a frenare. Ma l’Italia non ha in assoluto i numeri peggiori di questo scenario, anzi: su molti tavoli importanti, ad esempio la bilancia commerciale, può vantare uno scenario positivo, al contrario della Francia, paese importatore. E il suo avanzo primario - al netto degli interessi -è sempre positivo, al contrario della Francia. Siamo virtuosi, ma flagellati dal costo degli interessi sul debito. Non dunque peccatori che “non fanno i compiti a casa”, secondo la narrativa dei junkeristi tricolori e dei liberisti rigoristi di rito lussemburghese. 

O se volete, siamo tutti peccatori, chi più chi meno, ma noi pecchiamo meno della Francia. È così strano dire che abbiamo diritto a fare le stesse cose della Francia, magari con minore impenitente spavalderia? Si è detto che l’Italia abbia offeso la commissione con i suoi modi: la Francia non ha avuto nessun modo, anzi: ha annunciato che avrebbe fatto deficit e se lo è preso, senza nemmeno contemplare l’idea di un confronto con la Commissione.  

L’enorme debito dell’Italia, è il nostro problema: è inferiore in cifra assoluta a quello della Francia, ed è più stabile, ma superiore in percentuale perché il nostro Pil è più basso. Quindi dobbiamo tornare a crescere. E dobbiamo investire mentre tutto gli altri investono. Non è una penitenza, è una gara. Tuttavia oggi il fattore debito viene erroneamente  considerato come l’unico parametro di giudizio sullo stato di salute della nostra economia, ma come abbiamo visto non è così.  Non lo è né per il buonsenso né per le regole europee. È il paese che secondo i cantori dei conti in ordine “spendeva, ma per investimenti”, la Francia si rivela oggi - invece - il paese che fa deficit per aumentare le pensioni e la spesa per assistenza.  

Questo non significa che dobbiamo considerare la Francia un nemico: al contrario, dobbiamo piuttosto prenderla a modello, come la signora della caffetteria. Se loro con un debito vicino al 100% spendono il 3,5% invocando la sostenibilità sociale della manovra, non c’è nulla di illegittimo se anche l’Italia rivendica il diritto ad investire, mentre il Pil è il frenata, per gli stessi motivi. Dobbiamo chiedere anche noi “lo stesso che ha dato a lei”. Magari in una tazza più piccola.