Onu, via libera al piano di pace di Trump per Gaza: cosa prevede e quali sono le implicazioni geopolitiche
L’iniziativa riflette il ruolo attivo degli Stati Uniti nella gestione del conflitto israelo-palestinese e il tentativo di consolidare un cessate il fuoco fragile entrato in vigore il 10 ottobre 2025, dopo mesi di escalation militare tra Israele e Hamas
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione statunitense sul piano di pace di Donald Trump per la Striscia di Gaza, con 13 voti favorevoli e astensioni di Russia e Cina. L’iniziativa riflette il ruolo attivo degli Stati Uniti nella gestione del conflitto israelo-palestinese e il tentativo di consolidare un cessate il fuoco fragile entrato in vigore il 10 ottobre 2025, dopo mesi di escalation militare tra Israele e Hamas.
Il piano di pace di Trump rappresenta un tentativo ambizioso di stabilizzare Gaza attraverso un approccio multilaterale e militare-coordinato, ma le divisioni tra attori internazionali e locali ne rendono incerta l’attuazione. Se da un lato la risoluzione ONU segna un passo politico significativo, dall’altro rimane da vedere se la forza internazionale potrà effettivamente garantire sicurezza e smilitarizzazione in un contesto ancora segnato da conflitti e resistenze locali.
Il fulcro del piano: la Forza internazionale di stabilizzazione (ISF)
Al centro del piano c’è la ISF, concepita come strumento multilaterale per:
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Garantire la sicurezza delle aree di confine e prevenire infiltrazioni armate;
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Smilitarizzare progressivamente la Striscia di Gaza, disarmando gruppi armati non statali;
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Proteggere i civili e assicurare il funzionamento dei corridoi umanitari;
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Operare in coordinamento con Israele, Egitto e la polizia palestinese addestrata, con l’obiettivo di stabilizzare un territorio storicamente fragile.
La forza internazionale, sostenuta da Washington e da Paesi arabi e musulmani come Egitto, Arabia Saudita e Turchia, rappresenta un tentativo di mediazione multilaterale, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di mantenere neutralità e dalla collaborazione delle autorità locali.
Criticità e opposizioni
Nonostante il consenso internazionale, il piano incontra forti opposizioni sul terreno:
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Hamas contesta la risoluzione, ritenendo che l’ISF comprometta la neutralità e diventi uno strumento a favore dell’occupazione israeliana;
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Il gruppo palestinese denuncia che la proposta non rispetta i diritti fondamentali dei palestinesi né le richieste delle fazioni della resistenza;
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L’implementazione del disarmo dei gruppi armati non statali rischia di intensificare le tensioni interne, anziché stabilizzare la Striscia.
Implicazioni geopolitiche
L’approvazione della risoluzione evidenzia alcuni punti strategici chiave:
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Leadership americana nel conflitto israelo-palestinese: Washington consolida il proprio ruolo di mediatore principale, anche a costo di contrasti con attori regionali e globali, come Russia e Cina.
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Ruolo dei Paesi arabi e musulmani: il sostegno di Egitto, Arabia Saudita e Turchia sottolinea l’interesse regionale a una stabilizzazione controllata della Striscia.
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Fragilità del cessate il fuoco: l’assenza di consenso tra i principali attori sul terreno, in particolare Hamas, indica che il piano rischia di rimanere più formale che operativo.
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Neutralità della forza internazionale: il successo dell’ISF dipenderà dalla sua capacità di agire come garante imparziale, una condizione difficile da assicurare in un contesto di conflitto prolungato.


















