Il pittore per eccellenza della Bellezza: l’ombra del Covid sull’Anno di Raffaello

Ma la pandemia – secondo Barbara Jatta direttore dei Musei Vaticani – non ha oscurato l’eredità culturale dell’Urbinate come via maestra per la tutela dell’arte classica

Il pittore per eccellenza della Bellezza: l’ombra del Covid sull’Anno di Raffaello

La pandemia ha condizionato le celebrazioni dell’Anno raffaellesco, ma non ha ridimensionato grandezza e importanza di Raffaello nella storia del patrimonio mondiale dell’arte. Ne è convinta Barba Jatta, una grande firma della storia dell’arte, la prima donna della storia a dirigere i Musei vaticani. Chiamata da papa Francesco a questo delicato incarico, Barbara Jatta sta rispondendo alla fiducia. I Musei Vaticani, considerati tra i primi dieci al mondo per importanza del patrimonio artistico amministrato e per livello di servizi offerti, si adeguano ogni giorno di più alla domanda crescente di bellezza in un mondo sconvolto dalle disuguaglianze e ora più che mai incerto sul futuro. Nonostante siano solo quattro gli anni trascorsi dalla nomina, il direttore ha dato una spinta significativa alla digitalizzazione dei Musei e ha promosso un Anno di celebrazioni raffinate per i 500 anni dalla morte di Raffaello.

Anno speciale per i Musei

Anno speciale per i Musei che di Raffaello conservano una parte cospicua e imponente delle opere. In proposito il direttore dei Musei si è detta convinta che “per comprendere pienamente Raffaello bisogna venire in Vaticano” dove, in effetti si prova la sensazione tangibile e avvolgente della sua grandezza. Analoga a quello stupore che aveva colpito i presenti alla esposizione nella festa di Santo Stefano del 1519 dei primi sette arazzi su dieci commissionati e realizzati dai maestri olandesi su cartoni di Raffaello, raffiguranti le vite degli apostoli Pietro e Paolo. In quell’occasione si disse che “a universale giudizio non si era mai visto niente di più bello al mondo”. L’intenzione dei Musei del Papa – rilancia ora Barbara Jatta - è “quella di condividere, a cinquecento anni di distanza, la stessa Bellezza in omaggio al divino Raffaello”. Anno speciale nel ricordo dell’Urbinate, anche perché cade tra i 500 anni della morte di Leonardo da Vinci celebrati nel 2019 e i 700 della morte di Dante Alighieri nel 2021. Sequenza di un trio di giganti della storia artistica italiana che pongono sotto stress Musei e Biblioteche. La pandemia è caduta sull’anno di Raffaello come un macigno imprevisto di inciampo, riducendo vistosamente l’attività e la fruizione di esposizioni e mostre realizzate per la circostanza. Per ora è realisticamente possibile un bilancio provvisorio, tanto più che il Covid-19 non ha cessato di stravolgere le iniziative culturali e ridurre l’ottimismo sociale.

Il direttore dei Musei Vaticani 

A Tiscali.it il direttore dei Musei Vaticani che tra le pitture di Raffaello conservate nella Pinacoteca Vaticana dichiara una personale preferenza per la Madonna di Foligno, ha sottolineato il carattere poliedrico delle enormi competenze artistiche di Raffaello. “In questo anno di celebrazioni raffaellesche – osserva - è giusto sottolineare il ruolo fondamentale che ha avuto il grande Urbinate nella sensibilizzazione ai valori della conservazione e della tutela del patrimonio storico artistico. Mi riferisco sia al suo ruolo svolto Raffaello dal 1515 come Commissario alle Antichità e, soprattutto, alla celebre lettera scritta a quattro mani con Baldassar Castiglione a Leone X nel 1519, un caposaldo di quella visione che vede negli antichi il modello supremo di bellezza, da tutelare e difendere, sia perché fonte di ispirazione imprescindibile per i contemporanei ma anche in quanto veicolo di prosperità e di pace. L’esortazione al Pontefice è quella di aver cura di quel che resta della grandezza antica affinché non “sia estirpato e guasto dalli maligni e ignoranti [..] lasciando vivo il paragone degli antichi, agguagliarli, superarli [..] risvegliare gl’ingegni, dar premio delle virtuose fatiche, spargendo il santissimo seme della pace tra li principi cristiani”. La Missione dei Musei Vaticani, aggiunge Jatta, è quella “di far conoscere, preservare e condividere quello straordinario lascito di cultura, di storia, di bellezza e di fede che i Pontefici romani hanno raccolto e custodito per secoli. Preservare significa salvare, difendere, premunire le cose dall’azione nociva di agenti esterni. Condividere designa al contempo collaborare e comunicare con gli altri”.

Il lascito della classicità

Proprio nel ricordo dell’importanza del lascito tramandato dalla classicità, l’Anno di Raffaello, per quanto azzoppato nelle occasioni di fruire in pieno e a lungo esposizioni e mostre appropriate e di valore - quali l’esposizione degli arazzi di Raffaello nella Sistina e quella in Italia, forse irripetibile alle Scuderie del Quirinale - non è passato invano. Ha dato sostegno alla convinzione crescente che l’arte non solo va prodotta, ma tutelata e conservata, in quanto patrimonio impareggiabile di ogni Paese e di ogni città.

L’azione di tutela

“L’azione di tutela, sia giuridica che pratica, svolta fra le mura vaticane – spiega nel merito il direttore Jatta - risale a  figure emblematiche come papa Pio II Piccolomini che con la Bolla Cum Almam Nostram Urbem del  28 aprile del 1462 sancì la tutela dello Stato sugli edifici antichi e la proibizione, per Roma e la sua campagna, della loro manomissione, o papa Sisto IV,  che con la Bolla Cum provida Sanctorum Patrum decrete del 7 aprile del 1474  proibì l’alienazione delle opere custodite nelle chiese. Tutela che si è andata esplicando poi nel corso dei secoli con azioni, bolle ed editti, come la nomina da parte di Leone X nell’agosto del 1515 di Raffaello a Commissario delle Antichità di Roma; o il motu proprio di Giulio III che nel 1554 che nominava Mario Frangipane Commissario Generale delle Antichità di Roma, fissando per la prima volta con precisione compiti e poteri dell’ufficio incaricato della tutela”.

Si potrebbe andare avanti ancora “elencando tutte quelle azioni di tutela e salvaguardia che si sono succeduti, dagli editti del cardinal Pacca fino alla fine dello Stato Pontificio - che sono state di fondamentale esempio per il nascente Stato italiano - e poi ancora, con la nascita dello Stato della Città del Vaticano nel 1929, le tante iniziative che sono state intraprese dai pontefici verso la cura e la protezione del patrimonio fino all’attuale legge vaticana di Tutela dei Beni Culturali (n. 355) voluta da papa Giovanni Paolo II nel 2001”. Tanta  dell’attuale cultura della tutela dell’arte classica si deve proprio a Raffaello e alla sua visione artistica. Per  il  V  centenario  della  morte di  Raffaello  Sanzio  (Urbino 1483-Roma 1520), dal 17 al 23 febbraio 2020 i Musei Vaticani hanno presentato la Cappella Sistina “magnificamente adorna dei preziosi arazzi della serie Atti degli Apostoli  realizzati su cartoni di Raffaello. Una celebrazione “favolosa – 500 anni – la metà di un millennio, che ha visto Raffaello Sanzio protagonista  della  bellezza,  dell’armonia,  del  gusto   e  dell’ispirazione  creativa  di generazioni di pittori, scultori, decoratori, architetti ed artisti. Un artista universale, Raffaello, che – ripete convinta Barbara Jatta - ha fornito alla civiltà figurativa occidentale i modelli supremi della Bellezza”.