Sri Lanka, rientrano gli italiani: "L'inferno all'improvviso". L'Isis rivendica la strage di Pasqua

Trentacinque le vittime straniere ma finora nessun italiano. Il governo di Colombo si rimpalla le responsabilità sulle falle dell'intelligence

TiscaliNews

Arrivano ancora scossi per le tante ore di paura vissute in quella che doveva essere solo una vacanza. Ma anche sollevati di essere tornati a casa. Sono i turisti  italiani che si trovavano in Sri Lanka a Pasqua, il giorno del massacro nelle chiese e negli hotel. "All'improvviso è scoppiato l'inferno. Nessuno se lo aspettava: né gli abitanti del posto, davvero pacifici, né tantomeno noi costretti poi ad interrompere il viaggio in anticipo", riferisce un gruppo di italiani arrivatiall'aeroporto di Roma Fiumicino, via Doha, da Colombo.

I racconti

"Eravamo in albergo a Negombo, città a maggioranza cristiana distante una quarantina di chilometri da Colombo e a circa 4 chilometri da San Sebastiano, una delle chiese oggetto degli attacchi esplosivi compiuti contro chiese e hotel del Paese. Sul momento - racconta Nunzia Simoncini, di Roma, sbarcata all'aeroporto di Fiumicino in compagnia della nipote Michela - non avevamo capito cosa fosse accaduto. Lo abbiamo capito solo in un secondo momento seguendo i notiziari della Cnn e navigando in internet. Subito dopo, ci è stato quindi ordinato di non uscire assolutamente dall'hotel dove, per questo, siamo rimaste chiuse per due giorni". La donna conferma poi che "a causa del coprifuoco, sono state interrotte tutte le linee di comunicazione messaggistica, come, ad esempio, Facebook".

Lo shock

I turisti che sono riusciti a lasciare lo Sri Lanka e sono rientrati in Italia parlano di un Paese preda ad uno stato di confusione e agitazione. "Ciò che è avvenuto, ha lasciato tutti sgomenti. Non se lo aspettavano. E' un popolo davvero molto pacifico. Le notizie arrivavano man mano. Non sapevano nulla, non immaginavano neanche chi potesse aver compiuto l'attentato. In quei momenti - dice una testimone - regnava molta confusione e agitazione e ancor più agitati erano i nostri amici e parenti in Italia che in qualche modo abbiamo poi provveduto a tranquillizzare".

Il rientro anticipato 

"Abbiamo dovuto lasciare l'albergo alle 10 di sera con il volo fissato alle 4 del mattino del giorno successivo. Lungo il tragitto compiuto in auto dall'hotel all'aeroporto - riferiscono - abbiamo visto molti posti di blocco. Poteva viaggiare solo chi aveva passaporti e biglietto aereo. Insomma, chiunque avesse un buon motivo per circolare. Arrivando in aeroporto, abbiamo trovato una lunga fila d'auto all'esterno per via dei controlli di sicurezza". Per questo i turisti hanno dovuto anche sostare chiusi nelle auto con le quali erano riusciti a raggiungere l'aeroporto di Colombo. Poi l'ingresso nella hall partenze e l'imbarco verso casa: "Solo quello è stato il momento in cui abbiamo tirato un sospiro di sollievo".

La rivendicazione

L'Isis ha rivendicato gli attacchi nello Sri Lanka senza tuttavia fornire alcuna prova del suo coinvolgimento diretto. Lo riferisce il Site. La rivendicazione dell'Isis è giunta attraverso Amaq, l'agenzia di propaganda del gruppo terroristico. Secondo alcuni esperti gli attacchi di Pasqua che hanno provocato secondo l’ultimo bilancio più di 321 vittime, di cui 45 come ha annunciato l'Unicef erano bambini, in Sri Lanka hanno rappresentato una risposta alla strage in due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, a marzo. Lo ha detto al parlamento del Paese il ministro della Difesa di Colombo, come riporta il Guardian. 

 

Quaranta le persone arrestate

Intanto sale a 40 il numero delle persone arrestate. Tra i fermi anche quello dell'autista di un furgone che sarebbe stato usato dai kamikaze e il proprietario di una casa dove alcuni di loro vivevano. L'intero Paese è sotto shock e il terrore non ha dato tregua neppure a Pasquetta, quando è esploso - nei pressi di un'altra chiesa di Colombo - un ordigno all'interno di un furgone che gli artificieri stavano cercando di disinnescare. Leggermente ferito da una scheggia anche il giornalista di Repubblica Raimondo Bultrini. Quasi in contemporanea la polizia ha trovato 87 detonatori vicino alla principale stazione di autobus della capitale.