[Il retroscena] Una grande e violenta “patria bianca”: ecco cosa si nasconde dietro la strage in Nuova Zelanda

La carneficina come molti altri tragici eventi ci spinge a comprendere il problema dell’espansione della supremazia bianca e delle bande di estrema destra anche negli Stati Uniti e in Europa

[Il retroscena] Una grande e violenta “patria bianca”: ecco cosa si nasconde dietro la strage in Nuova Zelanda

C’è una grande “patria bianca” dei suprematisti che non conosce confini, dall’America, all’Europa, all’Oceania. E che localmente prende ispirazione da gesti compiuti anche  molto lontano da dove avvengono le stragi. Qualche tempo fa un ufficiale della guardia costiera Usa, Christopher Paul Hasson, che aveva in casa un arsenale di 15 armi da fuoco e più di 1000 munizioni, secondo le autorità americane stava programmando un massacro. Era autore di  un manifesto ispirato a Anders Breivik che nel 2011 uccise in Norvegia 77 persone.

Può quindi meravigliare fino a un certo punto che le due mitragliatrici usate dall'autore della strage con 50 morti nelle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda portassero scritte in inchiostro bianco che facevano riferimento ad antiche battaglie e più recenti attacchi contro le comunità musulmane: tra queste, una riportava anche il nome “Luca Traini”, l'estremista di destra autore dell'attacco contro migranti compiuto l'anno scorso a Macerata.

I manifesti sembrano essere una costante dei protagonisti del suprematismo bianco. Uno degli autori della strage di Christchurch, Brenton Tarrant, aveva preannunciato il suo gesto su un forum online e pianificava gli attacchi da due anni con un manifesto anti-migrati pubblicato su Internet. Anche se probabilmente il suo obiettivo iniziale non era la Nuova Zelanda ma l’Australia.

In Australia che si è creato in questi anni un movimento e un contesto favorevole al suprematismo. Il premier australiano, Scott Morrison, ha definito Tarrant un estremista di destra, un violento terrorista”. Ma forse la sua azione non è poi così sorprendente vista l’atmosfera che si respira in Australia. Nell’ottobre scorso il senato di Canberra ha bocciato di misura una mozione di condanna del “razzismo anti-bianco” per 31 voti contrari e ben 28 a favore. Il contenuto della mozione, presentata dalla leader del partito anti-immigrazionista One Nation, Pauline Hanson, puntava la sua accusa contro “il deplorevole aumento del razzismo contro i bianchi e degli attacchi al mondo e stile di vita occidentali” Lo slogan del suo partito è “it is ok to be white”, è ok essere bianchi.

Se allarghiamo l’orizzonte agli Usa e all’Europa constatiamo che il suprematismo bianco è diventato una delle correnti più pericolose e forse destabilizzanti. Secondo un rapporto del Centro dell’Estremismo dell’Anti Defamation League, la più grande associazione non governativa di origine ebraica per la difesa di diritti civili, negli Usa gli omicidi da parte di suprematisti bianchi sono più che raddoppiati. Nel 2017 il loro numero superava di gran lunga gli omicidi commessi da estremisti islamici. Quell’anno i suprematisti bianchi e altri estremisti di estrema destra erano stati responsabili del 59 per cento di tutti gli incidenti mortali negli Stati Uniti.

E’ stata probabilmente la strage di Charlottessville ad attirare l’attenzione internazionale sul suprematismo bianco. Nell’agosto 2017 più di mille suprematisti bianchi organizzarono una grande manifestazione a Charlottesville, in Virginia. Bande assortite di razzisti e fascisti, incoraggiati dall’elezione del presidente Donald Trump, sfilarono per la prima volta a volto scoperto. Alla fine del corteo un membro del gruppo di estrema destra “Vanguard America” lanciò la sua auto contro la folla della contro-manifestazione, ferendo 19 persone e uccidendo la trentaduenne Heather Heyer. L’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca è stata indicata come un fattore che ha rivitalizzato i gruppi che negli Stati Uniti rifiutano sia l’ideologia di sinistra sia il conservatorismo tradizionale della destra moderata. Incoraggiati anche dalle dichiarazioni demonizzanti di Donald Trump su latinos e musulmani.

La strage in Nuova Zelanda come molti altri tragici eventi ci spingono a comprendere il problema dell’espansione della supremazia bianca e delle bande di estrema destra anche negli Stati Uniti e in Europa. Negli Usa le organizzazioni vanno dalle sette religiose agli skinhead militanti e ai neo-nazisti fino ai Ku Klux K. I fondamenti di queste organizzazioni sono radicati nella religione, combinata con un’organizzazione di stampo paramilitare. I gruppi del Klan sono in declino mentre sono in ascesa quelli ispirati da Hitler, come la National Alliance (il cui motto è “nessuna società multirazziale può essere una società veramente sana”) e la Chiesa del Creatore, ora Creativity Movement. Si stima

Che circa 200mila persone si iscrivono a pubblicazioni razziste, partecipano alle loro marce o fanno donazioni. In Europa i suprematisti bianchi che si rifanno all’ideologia “ariana”, con idee e programmi islamofobi e in molti casi antisemiti, contano ormai su oltre un migliaio di siti web che incitano non solo alla “caccia all’islamico” ma anche alla  battaglia contro l’aborto e alle politiche sociali di aiuto a profughi e immigrati. In Europa accanto ai movimenti razzisti legati al misticismo nazista o al cosiddetto “separatismo bianco”, è cresciuto negli anni’90 il movimento del “nazionalismo bianco”, distinto dai gruppi razzisti o neo-nazisti perché non afferma una superiorità della razza bianca ma enfatizza il timore che i cambiamenti demografici in provocheranno la sostituzione della cultura bianca con altre culture ritenute inferiori.

La Nuova Zelanda è agli antipodi dell’Italia e dell’Europa ma poi non così lontana.