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"Mandare armi e creare No Fly Zone scelte non sagge. Vi spiego quando finirà la guerra"

Il generale Mini, massimo esperto di strategie belliche, spiega l'antefatto dell'aggressione: "Io credo che il ruolo della Nato debba essere idealmente legato a una visione del mondo che dia sicurezza, non allo sparacchiare qui e là"

Massimiliano Lussanadi M. Lussana   
Generale Fabio Mini (foto archivio Ansa)
Generale Fabio Mini (foto archivio Ansa)

Ci sono due modi di raccogliere opinioni su una guerra internazionale, sui rapporti geopolitici di un’area, sulle potenzialità diplomatiche, sulle strategie di una missione militare e sulla Nato. Intervistare cinque esperti diversi o rivolgersi direttamente al generale Fabio Mini, l’esperto numero uno in materia in Italia.

Mini, oltre a essere raffinato scrittore di libri su vicende belliche per Einaudi ed editorialista di “Limes”, fra le mille cose del suo curriculum è stato capo di stato maggiore del Comando Nato per il Sud Europa che, a partire dal gennaio 2001, ha guidato il Comando interforze delle operazioni nei Balcani. Dall’ottobre 2002 all’ottobre 2003 è stato comandante della forza internazionale di pace a guida Nato in Kosovo (Kfor). E, prima, è stato addetto militare italiano in Cina, quindi conosce alla perfezione anche le scelte diplomatiche di quel Paese.

Insomma, generale Mini, certamente lei non può essere definito “antiatlantista”. Eppure, la sua idea sulla guerra fra Russia e Ucraina non è allineata a quella della Nato.
“Antiatlantista non lo sono di certo, un po’ anti Nato, però sì. Almeno 'questa' Nato che da tempo dico che deve essere riformata, basandomi soprattutto su ciò che ho visto nella missione in Kosovo. Io credo che il ruolo della Nato debba essere idealmente legato a una visione del mondo che dia sicurezza, non allo sparacchiare qui e là. Anche perché, come sempre, in questi giorni, vedo tanta gente che dice 'armatevi e partite'. Generalmente questi guerrieri improvvisati e con la bava alla bocca nell’invocare guerra sono militesenti”.

In questo quadro lei si è opposto a mandare armi agli ucraini e a creare No Fly Zone. Ma non è un modo di legittimare Putin, l’invasore?
“Credo che in questo momento mandare armi e creare No Fly Zone siano scelte non sagge ed estremamente dannose, il miglior modo di entrare nella terza guerra mondiale”.

E Putin l’invasore?
“In questo momento, Putin è l’invasore. Ma occorre studiare anche gli otto anni precedenti. E, anzi, andare indietro ancora: è dal 1997 che c’è un reclutamento mirato da parte della Nato di tutte le Nazioni che percepisce come utili in chiave antirussa, dal Baltico al Mar Nero, Georgia compresa. Quindi chi è l’aggressore? Non tutto è così semplice”.

Insomma, lei non demonizza il leader russo?
“Ricordo ad esempio il suo intervento in Siria. Se non fosse stato per la Russia, l’ISIS non sarebbe stato sconfitto e saremmo in mano a terroristi e tagliagole. Occorre dire tutta la verità, non solo la parte che fa comodo a qualcuno. E credo che ciò che succede oggi sia anche la conseguenza di un errore di valutazione degli stessi americani, anche dell’intelligence, che hanno sottovalutato la situazione e hanno portato Putin a questa reazione. Vogliamo parlare dell’intransigenza di chi non ha mai voluto parlare? Di chi ha fatto naufragare tutti i tentativi diplomatici?”.

Come ne usciamo?
“Noi europei ne usciamo certamente con le ossa rotte, persino se Putin fosse costretto alla ritirata. Perché qui sta il punto: gli americani ne stanno fuori, invece gli europei saranno gli unici davvero toccati. E, ribadisco, ipotizziamo pure che Putin venga eliminato, ma la Russia che lui interpreta sopravvivrà comunque, a partire dall’esercito. Insomma, l’Europa ha tutto da perdere da questa situazione. E allora poi cosa facciamo, occupiamo la Russia?”.

Parliamo della Cina, un mondo che lei conosce benissimo essendo stato addetto militare italiano a Pechino. Le pare che i cinesi siano in prima linea nell’appoggio a Putin o invece sono spettatori che fanno un tifo blando per la Russia?
“No, no la scelta a favore della Russia da parte della Cina è nettissima, lo si è visto già dal voto di astensione del rappresentante di Pechino al Consiglio di sicurezza dell’Onu e le parole di queste ore confermano la scelta di campo”.

Quindi si può temere che i cinesi partecipino agli attacchi?
“I cinesi non attaccheranno nessuno. E se c’è qualcosa da dire a Putin glielo diranno con il loro stile molto sottile. Ma credo che il ruolo della Cina ora diventi importantissimo alla luce delle sanzioni nei confronti della Russia. La Russia dipende dalla Cina per ciò che non arriva da altre parti del mondo e il flusso del commercio estero è biunivoco. Da Pechino, soprattutto, arrivano in Russia prodotti trasformati, grazie al buon livello dell’industria cinese che lavora producendo cibo, bevande, vestiti… Ricordo, già dal 1994, quando ancora la Cina non aveva il livello attuale di produzione, che cresce costantemente, quando dal mercato di Ritan partivano ogni giorno convogli strapieni di indumenti che poi arrivavano in Russia. I russi non hanno la cultura dell’industria di trasformazione e nemmeno delle piccole e medie imprese e hanno sostanzialmente solo l’industria pesante. E in questa chiave la Cina è e sarà decisiva per ammortizzare le sanzioni”.

Oltre a non avere l’industria di trasformazione per i beni di consumo, la Russia non ha più nemmeno un grande esercito?
“E chi lo dice? Assolutamente no, anzi io mi preoccuperei più dello stato degli eserciti europei e Nato che non si sono coperti di gloria nelle ultime guerre. I russi hanno 900mila soldati sulla carta, ma in realtà sono numeri che dicono poco. L’apparato rispetto a quello dell’Armata Rossa è molto più snello ed efficiente, con generali molto preparati che studiano come ci muoviamo noi e poi preparano le contromosse. Insomma, spiazzano sempre l’avversario, con una mossa che non si aspettano”.

Però hanno fatto errori, anche nella gestione della logistica. Davvero le sembra che si muovano così bene? Le immagini dell’ospedale colpito nel reparto maternità e pediatria sono terribili.
“Certo, lo sono, chi può negarlo. E’ un’azione devastante che costerà molto alla Russia, anche in termini di immagine. Questa è la prima distruzione che può essere equiparata a un atto indiscriminato. Fino a ieri, invece, non ci sono state distruzioni di massa: quando è stato colpito il governatorato di Kharkiv, qui abbiamo visto le immagini riproposte centinaia di volte, ma è sempre la stessa strada e lo stesso governatorato. Diverso sarebbe il discorso se la Russia volesse occupare l’Ucraina, ma non penso proprio che sia lo scopo di Putin. Non siamo di fronte all’occupazione americana dell’Afghanistan, durata vent’anni”.

Cosa le fa dire che non accadrà?
“Io credo che sia importantissimo vedere le colonne di mezzi russi fermi. Vi siete mai chiesti perché? Perché aspettano un evento che può essere tecnico-militare, oppure politico con un golpe che rovesci l’attuale governo di Zelensky o il successo della diplomazia internazionale con un cambio di posizione del presidente ucraino, che a questo punto potrebbe anche restare alla guida del Paese. Insomma, le colonne di mezzi stanno aspettando. Sarà un evento a decidere la guerra”.

Massimiliano Lussanadi M. Lussana   
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