Michelle Obama pubblica una biografia che sembra una sfida. Ecco perché è l'unica che può battere Trump

L'ex first lady è "la più amata" e per il regista Michael Moore deve chiedere la nomination. In un libro la sua storia e le profonde critiche al presidente Repubblicano

Michelle Obama pubblica una biografia che sembra una sfida. Ecco perché è l'unica che può battere Trump

L’avanzata dei Democratici negli Uniti c’è stata, è indubbio. Ma anche parlare di reale arretramento di Donald Trump è difficile. Il day after delle elezioni di Mideterm – in cui si votava per un quarto del Senato e per tutto il Congresso Usa - è dedicato alla riflessione. I Democratici si aspettavano di più e la discesa in campo di Barack Obama nell’ultima fase della campagna elettorale è il segno che il gioco era davvero duro: in ballo c’è la riforma della Sanità voluta dall’ex presidente che da anni i Repubblicani cercano di abrogare senza riuscirci. Perché l’Obamacare - così è chiamata – è diventato il simbolo della resistenza dei Democratici alla valanga “The Donald”.

Ma cosa è successo nell’ultima tornata elettorale va letto fra le righe: l’aumento del numero di donne nel Congresso è un dato, l’ingresso per la prima volta di native americane, governatrici nere, lesbiche dichiarate e un transgender sono gli elementi più appariscenti e dei quali anche in Italia si è ampiamente parlato. Le istanze delle minoranze, giustamente ripagate, non rendono un quadro esaustivo. Analizzando i dati vediamo che tutti questi eletti e queste elette tra le file dei Dem hanno, almeno in parte, una caratteristica: riportano i temi sociali o per meglio dire “socialisti” dentro il dibattito politico. Non solo una sanità più equa, ma anche salari, istruzione, inclusione sociale e in generale la redistribuzione della ricchezza, negli Usa ancora spudoratamente concentrata in poche, anzi pochissime mani. Cioè tuitti quei temi che da troppi anni i Democratici hanno messo in secondo piano. Su questo sembrano concordi tutti i politologi. I quali appaiono concordi nel sottolineare anche un altro aspetto: la mancanza di un leader capace di contrastare il presidente Trump.

Michelle for president

Allora forse il nome lo indica il regista Michael Moore, fine analista capace di creare im portanti dibattiti con i suoi documentari-verità, che chiama in causa “la più amata”, Michelle Obama. Secondo il regista è lei l’unica che può portare via la Casa Bianca al tycoon repubblicano. E per questo spinge i Democratici a sceglierla come candidata. Non Sanders, molto amato ma in là con gli anni e presente sulla scena da troppo tempo, non Hillary Clinton, ormai identificata con l’establishment che non guarda agli interessi del popolo, non Joe Biden, anch’egli molto lontano dall’idea del cambiamento.

Secondo Moore, non può farcela Kamala Harris e nemmeno Cory Booker, rispettivamente senatori della California e del New Jersey, tra i papabili democratici a sfidare Trump. "No - dice di Kamala Harris - mi piace, ma non accadrà. Cory, mi piace, ma no, non possiamo candidare un politico contro Trump, perderemmo". "Dobbiamo candidare - continua Moore – un’americana amata, come Michelle Obama o Sully Sullenberger", l'ex pilota eroe noto per aver fatto atterrare il volo 1549 sul fiume Hudson a Manhattan nel 2009.

Michelle intanto nicchia. Non si espone, parla a nome di una causa ma nega di voler fare un passo in avanti verso la White House. Eppure, dice Moore, lei può incarnare il futuro della rinascita Dem. Martedì prossimo uscirà in contemporanea in 24 Paesi, Becaming (Diventare) l’autobiografia della ex first lady. E proprio da queste pagine scaturisce l’idea dei due opposti che mai si attrarranno. Lei, Michelle, attacca ferocemente Trump e lo fa per il suo atteggiamento nei confronti delle donne. Lo mette al muro per l'audio del 2005 pubblicato su AccessHollywood poco prima delle elezioni del 2016 e in cui il miliardario si lascia andare a commenti volgari contro le donne, vantandosi di poterle "agguantare per i genitali".

Il senso è che Trump intende di poter fare quello che vuole con le donne, compreso fare loro del male e non avere per questo conseguenze, come si evince dai “commenti” che seguono in un dialogo surreale. Poi, Michelle, parla della notte delle elezioni quando viene a sapere che il tycoon avrebbe preso il posto di Barack nello Studio Ovale: "Ho cercato di rimuoverlo". L'ex First Lady si spinge anche oltre e accusa apertamente il presidente di aver usato il linguaggio del corpo per fare "stalking" nei confronti di Hillary Clinton durante uno dei dibattiti presidenziali: Trump l'ha seguita sul palco e si è avvicinato troppo cercando di sminuire la sua presenza. Se non è questo il lancio del guanto bianco, poco ci manca. Alle presidenziali statunitensi mancano solo due anni.