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Meloni: "Sulle nomine Ue non si profila un cambio di passo. Avanti con le riforme"

La premier a Milano per i 50 anni de 'il Giornale': "Surreale che alla cena dei leader sia mancata un'analisi del voto". E sull'opposizione: "Non vuole cambiare nulla"

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Foto ANsa
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La maggioranza attende alle Camere le comunicazioni della premier Giorgia Meloni il 26 giugno, alla vigilia del prossimo Consiglio europeo che affronterà il dossier delle nomine riguardanti le istituzioni europee. I fari saranno puntati anche sulla situazione legata al sostegno dell'Italia all'Ucraina con la Lega che punta a limitare l'utilizzo delle armi. E sul posizionamento delle forze del centrodestra in Europa, con il partito di via Bellerio contrario alla conferma di Ursula von der Leyen alla Commissione europea. Ma la premier oggi ha parlato apertamente del tema, individuando un doppio cambio di passo. Quello 'mancato' che si profila riguardo la scelta dei vertici apicali e quello che si prospetta nel Parlamento europeo sui dossier. "Penso che qualche sorpresa sulle maggioranze potrebbe arrivare", ha sottolineato il presidente del Consiglio.

La premier ha fatto riferimento a due aspetti: "quello dei conservatori europei, che ho l'onore di presiedere, è diventato il terzo gruppo", ha annunciato. Ed ancora: "Il mio ruolo è di organizzare il fronte alternativo alla sinistra, dialogando con tutti e aggregando". Insomma, ha marcato la potenzialità da parte di Ecr di poter gestire un pacchetto di voti che potrebbe risultare determinante. E prefigurato lo schema delle 'mani libere' sui temi sul tavolo.

La prima partita è legata alla richiesta di avere un commissario di serie A (il nome più accreditato resta quello del ministro Raffaele Fitto) e una vicepresidenza: "Comunque vada e chiunque ricoprirà gli incarichi" apicali ai vertici dell'Unione europea, in Europa "tutti sanno il ruolo che spetta all'Italia, uno dei Paesi fondatrici dell'Unione europea. È un ruolo di massimo rango che io intendo rivendicare", ha sottolineato la premier. Che è tornata a contestare il metodo e il merito scelto da chi ha preparato già un pacchetto di nomine "a tavolino": "Si è tentato di correre perché i protagonisti si rendono conto che è un accordo fragile", ha osservato.

L''avvertimento' è al Ppe: "Credo che si rendano conto che continuare a inseguire o seguire le politiche della sinistra di questi anni sarebbe fatale". Poi la considerazione che va al di là delle trattative in corso sulle nomine: "Le elezioni hanno chiaramente spostato il baricentro dell'Europa verso destra e io penso che al di là di quello che accadrà adesso" - ha sostenuto Meloni -, con la partita sugli incarichi apicali, "si possa disegnare un cambio di passo nell'attuale Parlamento. Sui vari dossier si vedrà che quel cambio sulle materie, sulle priorità, sul modo di leggere alcune politiche". Insomma, la premier farà pesare il fatto che il Gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr) al Parlamento europeo è salito a 83 membri dopo l'ufficializzazione dell'ingresso di Kristoffer Storm del partito Danimarca Democratica (Danmarksdemokraterne); Ivaylo Valchev del partito bulgaro "C'è un popolo come questo" (Itn); Aurelijus Veryga del partito Unione dei contadini e dei verdi lituani; gli eurodeputati francesi Marion Mare'chal, Guillaume Peltier e Laurence Trochu, che hanno lasciato Reconquete per formare un nuovo partito conservatore insieme a Nicolas Bay, già membro del gruppo; e Claudiu-Richard Tarziu, Gheorghe Piperea, Maria-Georgiana Teodorescu, Adrian-George Axinia e Serban Dimitrie Sturdza, provenienti dall'Alleanza per l'Unione dei Romeni (Alianpentru Unirea Romanilor, Aur).

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