[La storia] "Torture e scariche elettriche in carcere negli Emirati ma sono innocente. Aiutatemi o morirò"

L'imprenditore Massimo Sacco è stato arrestato lo scorso marzo con l'accusa di traffico internazionale di stupefacenti. Lui nega tutto e chiede alle massime autorità italiane di intervenire prima che sia troppo tardi. L'audio diffuso in radio

Massimo Sacco
Massimo Sacco
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Chiede di essere aiutato urgentemente o morirà in carcere a causa dei trattamenti disumani. E nega tutte le accuse che hanno portato al suo arresto lo scorso marzo. Massimo Sacco, imprenditore italiano, attraverso la compagna Monia Moscatelli ha fatto arrivare un audio alla trasmissione di Radio Due Rai I Lunatici in cui racconta il suo calvario. Sacco è stato arrestato a Dubai ed è accusato di traffico internazionale di stupefacenti. "Per soli dieci grammi di cocaina, senza nessuna prova oggettiva al riguardo" dice, leggendo un comunicato scritto dal suo legale. E ricordando come il giorno dell'arresto a Dubai, prima che lo trasferissero (dallo scorso agosto) nel carcere di Abu Dhabi, la stessa Moscatelli, sua compagna, fosse costretta a spogliarsi di fronte a dieci poliziotti emiratini, condotta in questa condizione in carcere e tenuta lì per tutta la notte in attesa che Sacco confessasse. Ma quella confessione non è arrivata.

Violenza in carcere

Nell'audio trasmesso da Radio Rai, Massimo Sacco ("titolare di appalti milionari per la costruzione" di locali commerciali a Dubai) descrive le violenze subite in carcere da parte delle forze dell'ordine dell'emirato: "Contusioni in tutto il corpo, tre costole incrinate, torture di ogni tipo e scosse elettriche ai genitali" che gli rendono difficile camminare perché il "testicolo sinistro" è "grande quanto un'arancia". A questo si aggiungerebbe la scelta dei medici arabi di rimetterlo in sesto con dosi di ferro, potenzialmente mortale per lui che è microcitemico. Poi in lacrime: "Fate presto, ho i giorni contati, sto morendo, torno a casa lungo". Si parla di violazione dei diritti umani, al di là delle responsabilità tutte da chiarire con opportune indagini.

La lettera a Mattarella

Non è la prima volta che si tenta di portare il caso di Sacco all'attenzione delle massime autorità italiane. Era già successo lo scorso dicembre, quando Monia Moscatelli, compagna dell'imprenditore in carcere ad Abu Dhabi, aveva scritto e fatto pubblicare dalla stampa una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In cui scriveva tra l'altro:  "All’epoca dei fatti avevamo insieme una vita felice a Dubai: poi, una maledetta sera le nostre esistenze sono state stravolte. Con la presente vorrei informare tutte le autorità italiane che Massimo Sacco viene sottoposto a minacce. Per rispetto di Massimo e delle istituzioni e dei magistrati di Dubai non entro nel dettaglio. Lui sta però dimagrendo a vista d'occhio. Le condizioni fisiche sono al limite. È stato in ospedale perché si è sentito male: il medico gli ha riscontrato una forma di anemia e gli ha prescritto una cura a base di ferro. Massimo ha rifiutato perché è affetto da una malattia genetica chiamata microcitemia che comporta una eccessiva produzione di ferro: per regolare quello in eccesso dovrebbe assumere acido folico ma i medici non hanno voluto sottoporlo a un esame specifico. Le forze dell’ordine volevano che firmasse una dichiarazione dove si assumeva ogni responsabilità in caso di morte “per non aver assunto ferro”. Non l’ha fatto e non se l’è passata bene".

E ancora: "Secondo me, l'ambasciata italiana finora ha fatto il minimo: come da “protocollo” gli è stata fatta visita in carcere dall'ambasciatore in persona. Ricordo che Massimo rischia la pena di morte per un reato che non ha commesso. Prima dell’udienza del 14 novembre scorso, il mio compagno ha richiesto un materasso, un cuscino e la possibilità di effettuare più di una chiamata a settimana visto che è da solo a Dubai e nessuno può fargli visita. Purtroppo non ha ottenuto nulla. Un’altra cosa importante che vorrei far presente sta nel fatto che molti detenuti con reati ben peggiori sono stati aiutati dalle rispettive ambasciate inserendoli nella lista del Pardon (o della Grazia) del 2 dicembre. Per la festa nazionale infatti lo sceicco concede la grazia ad alcuni detenuti in tutti gli Emirati. Io, cittadina italiana, ho pregato l’Ambasciata italiana di includere il nome di Massimo nella mail di richiesta. Il nostro avvocato era pronto ma l’ambasciata non si è mossa. Io confido sempre e comunque nelle istituzioni italiane: a voi chiedo di aiutare un cittadino italiano". Stando al legale di Sacco, il caso è da due settimane all'attenzione del Parlamento e del Papa.