Gerusalemme, primi scontri per la "Marcia delle bandiere". Il monito dell'Onu disatteso, cosa può succedere

Autorizzata dal premier Bennet, la marcia dell'estrema destra israeliana rischia di innescare un'escalation come la guerra dell'anno scorso che provocò 250 morti palestinesi e 12 israeliani

(Foto Ansa)
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TiscaliNews

L'Onu aveva invitato Israele a desistere, così come l'Unione europea e gli Stati Uniti: ma il governo di Tel Aviv, guidato da Bennet, ha autorizzato ugualmente la "Marcia delle bandiere" dell'estrema destra israliana sulla Spianata delle moschee. "Troppo alta la tensione e il rischio di una guerra", avvertivano gli organismi internazionali, soprattutto dopo le cariche durante il corteo funebre della giornalista Shireen Abu Akleh, uccisa a Jenin durante "un'operazione speciale" dai soldati israliani, come accertato dalla Cnn. 

I primi incidenti non si sono fatti attendere. Sulla Spianata è stato subito scontro tra polizia israeliana e manifestanti palestinesi che si erano radunati nella moschea di Al Aqsa. Nel pomeriggio partirà la contestata marcia che dalla Porta di Damasco attraverserà il quartiere arabo per andare fino al Muro del Pianto. Sulla Spianata - dove oggi sono ammesse le visite degli ebrei - si è recato il deputato della destra religiosa Itamar Ben Gvir e la polizia ha rinforzato la propria presenza con altri 3 mila agenti per timore di forti incidenti. Nel 2007, la passeggiata dell'allora premier e leader della destra, Ariel Sharon, innescò la seconda Intifada.

L'arrivo del leader religioso estremista Itamar Ben Gvir 

Perché Israele vuole marciare, nonostante il monito dell'Onu

L'obiettivo di Israele è affermare agli occhi del mondo il controllo totale sulla città di Gerusalemme nel giorno che ricorda la "riunificazione": nel 1967, al termine della Guerra dei Sei giorni, la città venne dichiarata unilateralmente capitale "indivisibile" di Israele. La "Marcia delle bandiere" ricorda l'anniversario dell'occupazione della zona Est della città, palestinese, da parte di Israele. A nulla sono valse le tante risoluzioni Onu - approvate anche dagli Usa - che riconoscono invece Gerusalemme città "occupata" e non capitale indivisibile. Donald Trump nel 2017 diede voce alle contestate pretese israeliane riconoscendo Gerusalemme capitale e discostandosi dal resto della comunità internazionale.

Lo scorso anno morirono 250 palestinesi e 12 israeliani

L'esercito ha anche rafforzato lo schieramento nel sud del Paese degli Iron Dome - il sistema di difesa antimissili - nell'eventualità che da Gaza arrivino i missili lanciati da Hamas con l'intenzione di ostacolare la Marcia. La polizia ha incrementato le sue forze anche nelle città miste arabo-ebraiche di Israele sempre per "prevenire" quello che accaddr l'anno socrso: 11 giorni di conflitto con Hamas a Gaza, in cui morirono oltre 250 palestinesi di Gaza sotto intensi bombardamenti aerei e una dozzina di israeliani per i lanci di razzi di Hamas e di altre formazioni armate.

Oggi le cose potrebbero andare nello stesso modo: lo "stato di allerta" è stato preannunciato da partiti e movimenti palestinesi di Gaza e hanno stabilito una "war room" con il compito di coordinare una reazione comune alla "Marcia delle Bandiere". Il coordinamento ha esortato Cisgiordania e Gerusalemme Est a "difendere la Spianata delle moschee di Al Aqsa". Nel pomeriggio il corteo della destra israeliana si muoverà verso la Spianata attraversando il quartiere ebraico: se ciò avverrà "la polveriera esploderà e incendierà l’intera regione", hanno detto le fonti palestinesi.