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La "cipria" di Macron costa 26mila euro ai francesi. Ma non solo di look si tratta

La truccatrice del Presidente, già artefice della sua immagine vincente durante la trionfale campagna elettorale, ha inviato il conto all'Eliseo. Svanito l'effetto "maquillage", forse, anche i partners europei dovrebbero farlo

Paola Pintusdi Paola Pintus   
La 'cipria' di Macron costa 26mila euro ai francesi. Ma non solo di look si tratta

Ventiseimila euro. Ammonta a tanto il totale delle spese di maquillage sostenute dal presidente francese Emmanuel Macron per i primi tre mesi di mandato. Il conto, suddiviso in due fatture da dieci e sedicimila euro, riguarda le prestazioni rese dalla truccatrice ufficiale del presidente, Natacha M., già in forze allo staff di En Marche durante la trionfale campagna elettorale di primavera per la conquista dell'Eliseo. 

Ai tanti che si saranno chiesti, al di là della ricetta -francamente confusa- diffusa dal messaggio politico di Macron, il perchè della sua schiacciante vittoria, a tutti quelli che non si capacitavano di come quel giovanotto un pò arrogante, ostentatamente legato ai grandi poteri finanziari potesse piacere contemporaneamente alla CGT e al MEDEF (la Cgil e la Confindustria francesi), ora è data una parte della risposta: Natacha. Ovvero l'artefice dell'immagine vincente e quasi ieratica del presidentissimo, incarnazione materiale ed estetica della grandeur napoleonica del suo paese. E si sa, i francesi amano crogiolarsi nel ricordo del loro passato.

Ora sappiamo che quell'incarnato uniforme, quasi patinato, quell'espressione distesa nel viso, quella capigliatura sempre in perfetto ordine, quel sorriso smagliante e ammaliatore non erano doni di natura, ma un pezzo non secondario di una precisa strategia di marketing che intendeva presentare il giovane outsider sceso dai piani alti di Rothschild come lo Juppiter calato dal cielo con la sua biga d'oro. Un semidio, in grado di riportare la Francia al centro della politica continentale e di rilanciare le mai sopite ambizioni di potenza coloniale fuori dall'Europa. 

Ma ora che la brava Natacha presenta il conto all'Eliseo, forse, sarebbe il caso che anche i partners dell'UE iniziassero a farlo, con tutta la franchezza diplomatica che tra paesi "buoni amici" si deve. Soprattutto l'Italia, che con Parigi ha diversi dossier aperti: dal congelamento dell'acquisizione di Stx ai danni di Fincantieri alla verifica da parte di Palazzo Chigi sugli estremi per la golden power su Telecom, per non parlare del dossier Libia, dove la Francia sta conducendo una vera e propria politica di interferenza ancora una volta ai danni del nostro paese e dei suoi interessi petroliferi. L'occasione per discuterne, almeno riguardo quest'ultimo capitolo, è a portata di mano: il prossimo lunedì 28 agosto si terrà un summit a Parigi tra i leader di Italia, Francia, Germania e Spagna, che avrà al centro la stabilizzazione della Libia, la crisi migratoria nel Mediterraneo e il rilancio dell'unione politica e monetaria europea. Ci auguriamo che in quel consesso il nostro Presidente Gentiloni possa efficacemente ricordare a Macron il ruolo cruciale giocato dalla Francia nella regione del Sahel, principale snodo dei flussi migratori diretti verso il Mediterraneo e provenienti dal Golfo di Guinea, dal Mali e dalla Nigeria. Non è un mistero infatti che finora siano transitati a migliaia e migliaia lungo le rotte del Niger, sotto l’occhio distratto delle milizie speciali francesi chiamate a sorvegliare gli interessi della madrepatria nel protettorato centrafricano mai abbandonato dai tempi delle colonie.

Paola Pintusdi Paola Pintus   
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