[L’analisi] La coppia Macron-Merkel è in grande crisi e il rilancio dell’Europa è sempre più difficile
La coppia franco-tedesca funziona quando si tratta di salvaguardare le conquiste del passato, come la moneta unica, ma dissente vistosamente su come proseguire il cammino. In un’Unione allargata, il ruolo di capofila fra le due nazioni è sempre più conteso sono le differenze storiche e geopolitiche a impedire la vera rinascita della UE. La Germania mantiene in tema di difesa un atteggiamento bifronte che guarda agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna da un lato, agli equilibri dell’Est europeo dall’altro. La Francia è un partner ed un rivale allo stesso tempo, con cui confrontarsi ma di cui essere diffidenti
Un budget autonomo per la zona euro a favore degli investimenti, lotta al tabù del rigore, solidarietà sulle migrazioni e sui temi finanziari. Ed una forte fisionomia estera in grado di tracciare la linea autonoma di Bruxelles sulle grandi questioni internazionali. Sono le parole d’ordine di Emmanuel Macron per il rilancio del progetto comune, pronunciate ad Acquisgrana, dove il presidente francese ha ricevuto il premio “Carlo Magno” in qualità di coraggioso innovatore del sogno europeo direttamente dalle mani della leader tedesca Angela Merkel. Prima di lui la stessa Merkel, nel 2008, aveva ricevuto il prestigioso riconoscimento, riservato in passato a nomi di grandi costruttori europei come Helmut Khol, Francois Mitterand, Jacques Delors, Carlo Azeglio Ciampi. Macron è stato premiato in particolar modo per il suo impegno a rilanciare la costruzione comunitaria e per la sua “ visione europeista”, contraria a nazionalismi , populismi e divisioni.
E’ su questo punto che l’asse Parigi-Berlino si è mostrato più saldo: il presidente francese ha citato l’esempio delle elezioni italiane, insieme alla Brexit, come monito contro la tentazione delle frammentazioni. In un afflatto di retorica Macron ha chiesto all’Europa di “gettare il cuore oltre l’ostacolo”: occorre liberarsi dai “tabù”, non avere “paura gli uni degli altri”. E proprio qui però il leader francese non ha rinunciato alla stoccata contro i cugini tedeschi: la Francia deve affrontare il nodo delle riforme e della spesa pubblica, ma la Germania deve “rinunciare al feticcio del surplus di bilancio e commerciale. Perché a farne le spese sono gli altri”.
Nella sua laudatio la Merkel ha elogiato l’entusiasmo europeista di Macron. “ha ridato vita a un vero dibattito” sul futuro dell’Europa, “restituendoci la magia del progetto comune”. Ma poi ha ammesso che “sul nodo delle finanze la comunicazione è difficile”. Il fatto è che la coppia franco-tedesca funziona quando si tratta di salvaguardare le conquiste del passato, come la moneta unica, ma dissente vistosamente su come proseguire il cammino. In un’Unione allargata, il ruolo di capofila fra le due nazioni è sempre più conteso sono le differenze storiche e geopolitiche a impedire la vera rinascita della UE. La Germania, ad esempio, mantiene in tema di difesa un atteggiamento bifronte che guarda agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna da un lato, agli equilibri dell’Est europeo dall’altro.
La Francia è un partner ed un rivale allo stesso tempo, con cui confrontarsi ma di cui essere diffidenti. Macron dal suo canto punta all’obiettivo del “contenimento” tedesco, con qualche concessione a Berlino e alle sue ricette ordoliberiste, in cambio di una piena adesione al tema della sovranità europea. Il rischio però è quello dello sbilanciamento permnanente a favore della grande Germania, la locomotiva d’Europa e capace di influenzare la riforma del progetto europeo a suo esclusivo vantaggio. Il corto circuito porta a un surplus di retorica, come si è visto ad Aquisgrana ed a scelte sempre meno efficaci, che rischiano di bloccare il progetto della casa comune europea invece che darle l’auspicato slancio.



di Paola Pintus, esperta di Esteri














