Libano domani al voto, tra default economico e crisi con Israele

Libano domani al voto, tra default economico e crisi con Israele
di Askanews

Roma, 14 mag. (askanews) - Il Libano si prepara al voto, in un momento in cui il default economico mette in ginocchio il Paese arabo e la guerra con Israele vive attimi di tensione, dopo il razzo lanciato il 25 aprile dal sud Libano in terra israeliana.Domani, domenica 15 maggio, i libanesi - si sono registrati quasi quattro milioni di elettori - si recheranno alle urne per le elezioni legislative, ma da giorni è iniziato il voto all'estero. Quasi 245.000 libanesi residenti all'estero si sono registrati per votare e le urne si sono già state aperte in nove Paesi arabi e in Iran. Occhi puntati sulle votazioni anche da parte degli osservatori elettorali dell'Unione europea che ha schierato 16 squadre per monitorare le consultazioni.La crisi economica sta mettendo in ginocchio il Paese arabo, dove dal 1978 è presente la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite, Unifil, con mandato principale quello di mantenere la sicurezza lungo la Blue Line, la linea armistiziale tra Libano e Israele.ll parlamento in Libano è di tipo monocamerale, è composto da 128 seggi e secondo la Costituzione il presidente del Parlamento deve essere necessariamente sciita. Secondo i dati del ministero dell'Interno sono 103 le liste iscritte, con un totale di 718 candidati, il 23% in più rispetto alle ultime consultazioni del 2018. Quasi l'85% dei candidati sono uomini, e in oltre un terzo delle liste non sono presenti donne.Quindici le circoscrizioni: due a Beirut; tre nel Libano meridionale a maggioranza sciita; tre nella Valle della Bekaa; tre nel Libano settentrionale dominato dai sunniti; quattro nella zona del Monte Libano. Nel sud del Libano sono forti i partiti sciiti, come Amal ed Hezbollah. Ma la gente, soprattutto i giovani, vuole un cambiamento.Il Presidente delle municipalità di Tiro e Sindaco della città, Hassan Dabouk, ha invitato la popolazione a votare per un cambiamento. "La gente aspetta un cambiamento - ha detto ad askanews - la politica e i partiti devono trovare la soluzione ai problemi che abbiamo in Libano"."La situazione economica attualmente è molto difficile - prosegue il sindaco -. Se dobbiamo trovare il motivo di questa crisi la causa è il fallimento della nostra classe politica libanese. Alle prossime elezioni non ci saranno grandi cambiamenti - dice - perché gli stessi politici torneranno alla guida. Le forze di Hezbollah e Amal si confermeranno. Dobbiamo rispettare le scelte dei nostri cittadini. Alla fine tutti quanti sono vicini ai due partiti e siamo contenti di dare i nostri voti a loro perché sono riusciti a difendere il Libano dai nostri vicini. Alla fine a noi interessa che le nuove classi politiche riescano a tirare fuori il Libano dalla crisi economica, è ciò che tutti i libanesi aspettano dal nuovo parlamento".Sfiducia arriva soprattutto dai giovani. Cizel ha 27 anni e non intende andare a votare. "Non andrò alle urne. Spero che il governo possa lavorare per i progetti del Paese, per i giovani, per il futuro. La mia speranza è che l'esecutivo costruisca dei progetti per cambiare la situazione".Si apre così un anno intenso dal punto di vista elettorale per il Paese: a ottobre il parlamento dovrà scegliere un presidente che prenda il posto di Michel Aoun, arrivato al termine del suo mandato di sei anni. Vista l'incertezza che circonda due delle tre più alte cariche, potrebbero volerci mesi per raggiungere un accordo su un nuovo governo.