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La lezione politica del Regno Unito vale anche più di quella francese

Oggi si vota in Gran Bretagna. Scontata la vittoria dei laburisti dopo 14 anni di conservatori che hanno lasciato un paese in ginocchio. Ma il nuovo primo ministro Keir Starmer ha messo da parte anche il radicalismo di sinistra di Corbyn. Mentre la destra si cannibalizza da sola

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Foto Ansa
Foto Ansa

Parigi, Londra, Europa: tre appuntamenti elettorali in un mese settimane sono un evento assai speciale e possono riscrivere la Storia. Ci siamo concentrati sul voto europeo, poi su quello francese figlio degli esiti del primo e molto meno su quello inglese perché, un po’ provinciali, pensiamo che ci riguardi meno visto che “non sono più europei”. E però dei buoni occhiali politici farebbero sì che Roma guadasse forse di più a Londra che non a Parigi. Il destino della Francia è ancora tutto da decidere, gli oltre duecento accordi di desistenza in circa trecento collegi (su un totale di 577) andati al ballottaggio sembrano spingere più verso il caos che verso una soluzione. Probabilmente il nuovo Fronte popolare e i macronisti, tutti insieme, otterranno una qualche maggioranza. A quale prezzo è tutto da vedere. Di sicuro Macron, che pure resterà Presidente fino al 2027, ha perso la sua capacità decisionale. Non pochi pensano che sarebbe meglio far governare la destra lepenista per un paio d’anni e vedere - ancora sotto l’Eliseo di Macron - cosa combina. O meglio: mettere alla prova il giovane Jordan Bardella alla guida del governo e del Parlamento francesi. Perchè una cosa è stare all’opposizione a provocare e tirare su facile consenso.

La via francese

Altra cosa è poi assumersi la responsabilità di governo. Sono esperimenti rischiosi ma una volta iniziati tocca portarli fino in fondo senza distrarsi. Ha annusato qualcosa il giovane Bardella se dice: “Eh ma io voglio pieni poteri altrimenti non riesco a fare le cose”. E se Marine Le Pen, dietro le quinte, suggerisce: “faremo un governo di unità nazionale”. Della serie: condividiamo tutti insieme questa grande responsabilità. Ma come: da quindici anni insegui l’Eliseo, e ora che puoi vincere cerchi la coabitazione? La responsabilità dà le vertigini. C’è confusione anche a destra.

Ve n’è certamente di più a sinistra. E anche al centro. I macronisti sono disperati all’idea di dover votare qualcuno che vagamente possa essere collegato a Melenchon, l’estrema sinistra francese per di più anche filo putinista e anti Nato, con tracce di antisemitismo e il progressismo messo in cantina. Anche se questo dovesse significare salvare la Republique.

Roma e Bruxelles osservano con grande attenzione, diciamo pure timore, perché il futuro politico della Francia peserà su quello Europeo. A cominciare dalla decisione che prenderanno Ursula von der Leyen e il Parlamento Europeo sulle alleanze politiche che faranno partire la nuova Commissione: Popolari- Socialisti e e Liberali sceglieranno più il dialogo a sinistra con i Verdi? O con una parte di destra, i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che ha eletto 24 eurodeputati?

La destra europea in frantumi

Difficile in questo momento parlare delle destra europea e della sua famiglie perchè da quella parte sono in atto tali e tanti trasformazioni che la stessa Meloni potrebbe ritrovarsi alla guida di un gruppo dimezzato (Ecr, i conservatori) e tirata per la giacchetta verso una nuovo gruppo “I Patrioti dell’Europa” che con la regia di Orban sta raccogliendo le peggiori destre europee. Anche Salvini sta guardando ai Patrioti di Orban. Le Pen tace perchè in questo momento ogni parola sarebbe di troppo ma se dovesse “perdere” schiacciata dal cordone sanitario delle desistenze è chiaro che si unirà all’amico Orban. Che nel frattempo, dettaglio da non sottovalutare, ha assunto per sei mesi la presidenza dell’Unione europea.

In questo quadro molto complesso in cui poco o nulla sarà più come prima, il voto inglese può diventare il modello, o meglio dire l’orizzonte a cui guardare. Il motivo è presto detto: nel Regno Unito vincerà, e con una netta maggioranza, il leader dei Labour, Sir Keir Starmer, avvocato dei diritti umani e anche, dal 2008 al 2013 Procuratore capo della Corona, 62 anni, appassionato di calcio, “fanatico tifoso” dell’Arsenal (per i più profani la squadra protagonista del libro cult Febbre a ’90), sposato con Vic, che è ebrea e anche osservante, padre di due figli tenuti rigorosamente lontano da tabloid e tv. Si dice che con Starmer torni il blairismo, la terza via, il progressismo che guarda avanti senza dimenticare gli ultimi. Di sicuro Starmer ha messo da parte e per sempre la sinistra radicale di Jeremy Corbyn. E stando fermo, ha favorito le tendenze cannibali della destra. Inglese e non solo.

Il successo dei Labour

In Uk i seggi sono aperti dalle 7 (le otto in Italia) fino alle 22 di stasera quando ci saranno già i primi exit molto affidabili. Ma il punto qui oggi non è chi vince. I sondaggi concordano nell’assegnare una vittoria schiacciante ai laburisti guidati da Keir Starmer che diventerà così il primo ministro. Il punto è di quanto vinceranno i Laburisti.

Richi Sunak sarà ricordato come l’ultimo dei Tories e di un’era politica lunga quattordici anni (era il 2010 quando Cameron sconfisse Gordon Brown) che ha messo il Regno Unito in ginocchio una volta scelta la strada della Brexit. I Tories infatti sembrano destinati ad avere meno seggi del suo minimo storico, registrato oltre cento anni fa. Nel 1906 i deputati conservatori erano 156, ma le stime attuali fanno prevedere un risultato ancora peggiore, addirittura attorno agli 80 seggi. Quanto ai laburisti, che nel 1997 avevano avuto il miglior risultato elettorale di sempre con 179 seggi e Tony Blair a Downing Street, sono destinati a conquistarne oggi oltre 200. Nonostante il disastro annunciato, il premier Rishi Sunak - così scrive il Times - resterà al suo posto come leader dei Conservatori. Costretto a guardarsi più a destra - Nigel Farage - che a sinistra.

La lezione inglese

Gli ultimi quindici anni inglesi insegnano molto. A destra e a sinistra. Ad esempio che la destra populista va lasciata - ahimè - governare per essere messa a nudo e poi archiviata. La Brexit, la negazione del Covid, gli aiuti alle scuole private e alla sanità privata a discapito di quella pubblica e di un’istruzione valida per tutti, le crociate contro gli immigrati fino alla “soluzione Rwanda” che, per quanto tecnicamente operativa (la legge è approvata e non ci sono stati ricorsi) nessuno ha ancora avuto il coraggio di applicare. Cioè nessuno ha avuto il coraggio di caricare su un aereo con destinazione Rwuanda, paese privo di qualunque diritto civile, i clandestini stranieri. Se anche dovessero vincere poi il ricorso, dovrebbero affrontare un nuovo lungo e costosissimo viaggio verso l’Europa e il Regno Unito. Insegnano, questi 14 anni, che il corbynismo e la radicalità a sinistra hanno terminato il loro potere di fascinazione. Molto simile a quanto è successo in Francia a Melenchon. Insegnano che le destre - anche loro, sì - sono bravissime a scannarsi a vicenda, a cannibalizzarsi per un pugno di voti.

Farage stavolta ce la farà?

Decidete voi a chi assomiglia di più Nigel Farage, soprannominato il rottweiller della politica britannica. Il leader di Reform Uk, partito di estrema destra, ha un solo obiettivo: punire coloro che considera i “traditori”, cioè chi nonostante i sette tentativi non lo ha mai mandato alla Camera dei Comuni a Westminister. Farage, che invece ha una lunga militanza nell’europarlamento, ha sentito l’odore del sangue e si è buttato nella mischia facendo la guerra a Sunak. I sondaggi dicono che forse stavolta ce la potrebbe fare ad essere eletto nel suo collegio di Clacton on sea.

Così dopo 14 anni di esperimenti e tentativi torna l’uomo tranquillo che non promette miracoli ma “solo” cose serie. Che più che a destra o sinistra sembra stare in quella zona mediana che qualcuno chiama buon senso, altri centrismo, altri ancora terza via. Torna il blairismo, appunto. In un’intervista a Repubblica pochi giorni fa Starmer ha detto: “Non offro false speranze ma quelle ordinarie di tutti i giorn: poter comprare una casa, farsi una famiglia, una sanità pubblica che funziona, sicurezza e istruzione per tutti”. Chi lo attacca dice che è debole sui migranti. Starmer ha detto che l’unico modo è combattere il racket dei trafficanti. Da quando è al governo lo dice anche Meloni. Starmer non promette l’Europa, la Brexit non si tocca, assicura però che i rapporti soprattutto commerciali saranno meglio gestiti. E da questo certamente anche tutta l’Unione ha da guadagnare. Ucraina e politica estera saranno “in assoluta continuità” ha assicurato Starmer.

“Un rapporto vantaggioso”

Scriveva ieri Taino sul Corriere della Sera: “La Gran Bretagna e la Ue devono riprendere un rapporto vantaggioso per entrambe”. Sul fronte economico e finanziario. Sulla “difesa dalle minacce crescenti portate da da dittature e autocrazie”. Uk è una potenza nucleare e ha un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Non ha avuto dubbi da che parte stare quando Putin ha invaso l’Ucraina. Sta sviluppando una politica intensa verso l’indopacifico. E tradizione vuole che tra Londra e Washington la diplomazia non può essere declassata a rapporti poco più che formali. E’ un rapporto che prescinde dal colore politico delle singole amministrazioni, che dura nei secoli e che tornerà molto utile se e quando Trump dovesse tornare alla Casa Bianca.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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