[Intervista] Sta per nascere la Legione Straniera Tedesca, la Germania vuole arruolare medici, ingegneri e specialisti italiani. La riflessione del generale

I tecnici che lo Stato italiano ha formato potrebbero diventare il fiore all’occhiello di forze armate straniere. I teutonici, che i calcoli li hanno sempre saputi fare bene, stimano che almeno 50 mila giovani europei potrebbero scegliere un lavoro sicuro alla precarietà offerta dai loro stati. L’ex comandante della missione italiana in Kosovo tra il 2002 e il 2003 Mini: “Se la Germania sta proponendo il nucleo di un futuro esercito europeo, l’idea mi piace, ma …”

Soldati tedeschi
Soldati tedeschi

La Germania sta costruendo un esercito europeo sotto il suo comando. Ai tedeschi la divisa non piace più, così ai loro alti comandi è venuta un’idea che gli italiani hanno valutato senza però farne nulla. In buona sostanza, i teutonici (lo hanno fatto anche con i profughi siriani) stanno setacciando le università europee per rastrellare il meglio della gioventù per utilizzarla là dove i loro giovani non vogliono andare (anche perché la Germania può vantare la piena occupazione). “Se la Germania sta proponendo un primo nucleo di un futuro esercito europeo, l’idea mi piace. Se sta pensando, invece, a mantenere la moltiplicazione degli eserciti del Vecchio Continente mi pare una scelta priva di un qualunque spessore politico”, ha commentato per tiscali.it il generale Fabio Mini, esperto di geopolitica e analisi strategica su territori di guerra, comandante della missione italiana in Kosovo tra il 2002 e il 2003.

Medici ingegneri tecnici

L'esercito tedesco vorrebbe reclutare specialisti, ha spiegato il capo di stato maggiore della Bundeswehr. "Abbiamo bisogno di personale (...), dobbiamo guardare in tutte le direzioni in un periodo di penuria di lavoratori qualificati", ha detto Eberhard Zorn al gruppo di quotidiani regionali Funke Mediengruppe. A suo giudizio, il "reclutamento" di specialisti stranieri europei - in particolare medici o ingegneri - rappresenta un'opzione presa in esame dall'esercito tedesco. Questo implicherebbe una modifica della legge che indica che un soldato che opera nella Bundeswehr deve essere di nazionalità tedesca. Questa idea è inoltre sostenuta dal commissario parlamentare alle forze armate tedesche, il socialdemocratico Hans-Peter Bartels, secondo il quale "molti soldati hanno già origini straniere o doppia nazionalità".

Cosa dice l'Europa

Insomma, i tecnici che lo Stato italiano ha formato nelle scuole e nelle università potrebbero diventare il fiore all’occhiello della Germania. I teutonici, che i calcoli li sanno fare, stimano che almeno 50 mila giovani europei potrebbero scegliere un lavoro sicuro alla precarietà offerta dai loro stati d’origine. "La Bundeswehr non sarebbe un'eccezione visto che già da tempo abbiamo europei che lavorano nella polizia", ha scritto sempre Funke Mediengruppe. Il governo avrebbe già sondato i partner europei sulla questione. Repubblica Ceca, Svezia, Belgio e Danimarca non sarebbero contrari, la Francia avrebbe mostrato prudenza. Bulgaria, Romania, Slovenia e anche Grecia hanno palesato dubbi, nel timore che i loro soldati possano subire il fascino della Germania e soprattutto del suo salario più vantaggioso.

Il documento segreto

Di questi tempi le Forze Armate tedesche devono "guardare in tutte le direzioni", ha aggiunto il generale tedesco. In particolare si punterebbe sui cittadini italiani, polacchi e rumeni residenti in Germania, ha spiegato Der Spiegel che citando un documento riservato proveniente dal ministero tedesco della Difesa. La mancanza non sarebbe soltanto relativa al personale qualificato, e quindi ai tecnici, ma al personale militare tout court. Secondo il documento, "il potenziale quantitativo" di questi tre gruppi per la Bundeswehr è notevole, dal momento che in Germania vivono 255.000 polacchi, 185.000 italiani, 155.000 rumeni tra i 18 e i 40 anni. "Se la Bundeswehr risvegliasse l'interesse anche solo del 10% di questo gruppo - viene abbozzato nel documento - si tratterebbe di oltre 50.000 nuovi aspiranti nell'organico miltare".

Le incertezze tedesche

Il Ministero della Difesa tedesco smentisce questa versione. In merito al reclutamento all'estero "le riflessioni di oggi non sono nuove - ha detto un portavoce del ministero - e sono già contenute nel Libro bianco del 2016". Al momento "non è stata presa nessuna decisione definitiva", ha specificato, ma le riflessioni "riguardano quei posti che necessitano di una qualificazione particolare". Il delegato alla Difesa in parlamento, Hans Peter Bartels, ha ricordato che il reclutamento all'estero di altri cittadini della Ue è "un modo normale", dal momento che nell'esercito ci sono già soldati con la doppia cittadinanza e di origine straniera. Se il ministero smentisce, la ministra della difesa, Ursula von Der Leyen, ha dichiarato che l'esercito tedesco per il 2025 dovrà crescere passando dalle attuali 182.000 unità a 203.000.

La programmazione teutonica

Riuscirà a farlo aumentando le vocazioni nel proprio paese? Sembra improbabile. A spingere Berlino verso la soluzione è stata l’invasione della Crimea nel 2014 da parte delle forze armate di Putin e il disimpegno in Europa degli Usa minacciato da Trump nel corso delle riunioni dell’Alleanza Atlantica. Lo scorso luglio, per esempio, ha chiesto un aumento delle spese per la difesa da parte dei Paesi della Nato altrimenti le truppe Usa di stanza in Europa sarebbero state ritirate. “Intanto – ha spiegato Mini a tiscali.it – Trump non gode dell’appoggio del suo esercito da quando ha “licenziato” il procuratore generale degli Stati Uniti Jeff Sessions (l’equivalente americano del ministro della Giustizia ndr), se ora dovesse fare una scelta di disimpegno sarebbe anche peggio, perché i suoi militari hanno stipendi da fame: guadagnano solo quando possono andare in missione in zone di combattimento”.

Le conclusioni di Mini

Al posto di Sessions ora c’è Matthew G. Whitaker, “un mediocre” per l’ex generale italiano. Che poi ha spiegato: “La Nato è sempre stata contraria a un esercito europeo: gli Usa non hanno alcun interesse industriale ad avere un cliente unico, vogliono molti compratori (con molti bilanci e con molti sperperi), perché più eserciti fanno aumentare le spese e diminuiscono la difesa". La condizione essenziale, quindi, per poter sviluppare l’idea della Germania è che lo strumento militare sia uno. Saprà lo stato guida dell’Europa raccogliere questa sfida? La domanda merita una risposta, anche perché in tempi grami i risparmi potrebbero essere riversati su una spesa di difesa congiunta, ma anche per un nuovo sviluppo della UE.