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Trump dichiara la sua guerra mondiale: cosa deve fare subito l'Italia di fronte a questo scenario

Il presidente Usa utilizza toni apocalittici mai sentiti prima da un leader Occidentale. Dal Libano alla Libia all'Iran, cosa accade e perché non possiamo perdere tempo

Alberto Negridi Alberto Negri   
A sinistra: le proteste e le urla di vendetta dopo l'attacco dei droni Usa, a destra il presidente Trump
A sinistra: le proteste e le urla di vendetta dopo l'attacco dei droni Usa, a destra il presidente Trump

Siamo arrivati alla "guerra mondiale di Trump” che ormai usa toni apocalittici e mai sentiti da un leader occidentale. I suoi colpi di testa costano cari: in ottobre, ritirando le truppe dal Nord della Siria, abbandonò i curdi siriani, alleati contro l’Isis, alla furia di Erdogan, adesso gli Stati Uniti potrebbero essere costretti a breve a lasciare l’Iraq che nelle intenzioni di Washington poteva essere una base avanzata di possibili raid contro l’Iran, in poche parole la politica dissennata del presidente americano brucia anche gli alleati di Washington. Compreso noi che abbiamo quasi mille soldati schierati sul territorio iracheno.

Si salvi chi può: ma l'Italia che fa?

L’effetto immediato dell’attacco al numero due del regime iraniano Qassem Soleimani e al suo braccio destro iracheno Abu Mahdi al Muhandisi è l’uscita delle truppe straniere dall’Iraq. Questo ha deciso il parlamento iracheno su spinta del premier Mahdi il quale ha rivelato che pochi munitui prima del raid era stato avvisato ma non aveva dato il suo consenso. Si tratta di una notizia molto grave perché la decisione di Trump ha violato in maniera eclatante la sovranità irachena e potrebbe essere foriera di reazioni anche da parte degli stessi alleati occidentali degli americani. Nessuno in queste condizioni si può più fidare di Washington che con questo presidente, tra l’altro sotto procedura di impeachment e in corda elettorale, può mettere in pericolo la sicurezza dei Paesi che ospitano basi americane. Questi seri sviluppi della situazione in un Medio Oriente, ormai in stato di guerra, dovrebbero scuotere dal torpore anche le nostre autorità sul destino dei militari italiani in Iraq.

Quattro cose da fare con urgenza

In Iraq potrebbe cominciare una nuova guerra civile, persino più complessa delle precedenti, e non siamo attrezzati a un altro conflitto nel Golfo _ visto che dovremmo preoccuparci della Libia sotto casa. Gli Usa in questi anni hanno portato le loro guerre in casa nostra, dall’Iraq, alla Siria, alla Libia. Sarebbe ora di decidere alcune cose 1) Fermare le basi Usa in Italia fino a che la situazione non sarà chiarita tenendo aperto solo il monitoraggio radar sulla Libia che ci interessa 2) Avviare il ritiro dei contingenti militari da Iraq e Afghanistan 3) Congelare gli acquisti degli F-35 americani 4) Consultarsi con l’Onu sulla sicurezza del contingente italiano e internazionale in Libano.

Tornano i peggiori errori del passato

Di questo passo lasceremo in Medio Oriente così pessimi ricordi dell’Occidente da rendere quasi sfumata la memoria di protettorati coloniali e spartizioni dei primi anni Venti del Novecento che sono comunque all’origine dei mali contemporanei della regione e sono stati rinverditi dall’America di Trump con il riconoscimento dell’annessione israeliana del Golan e di Gerusalemme. Ora manca solo la Cisgiordania è il gioco è fatto: triturati i palestinesi, i siriani, gli iracheni, strangolati gli iraniani con le sanzioni, faremo spazio a un unico guardiano della regione, affiancato dall’Arabia Saudita del principe assassino Mohammed bin Salman cui tutti stringeranno la mano al prossimo G-20 di Riad. Mentre Nasrallah, leader degli Hezbollah libanesi alleati di Teheran, minaccia Washington, lo stesso Trump alza il tiro: gli Stati Uniti hanno localizzato 52 siti iraniani e li colpiranno “rapidamente e molto duramente” se la Repubblica islamica attaccherà personale o obiettivi americani. Alcuni di questi siti iraniani “sono di altissimo livello e molto importanti per l’Iran e la cultura iraniana” ha dichiarato il tycoon in un tweet. Dalla sua, Teheran rilancia con un "arricchimento dell'uranio senza limiti". 

Mai minacce del genere: è un brutto segnale

E’ la prima volta che il presidente di uno stato occidentale minaccia di colpire persino obiettivi culturali, una dichiarazione che deve allarmare il mondo civilizzato. E’ ora che l’Italia e l’Europa prendano chiari provvedimenti per contenere questa leadership americana che rischia di far precipitare il Medio Oriente e forse il  mondo intero nel caos.

Alberto Negridi Alberto Negri   
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