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Meloni e il debutto a Bruxelles: “Hanno visto che non siamo marziani”. Sui migranti: “Difendiamo i confini Ue”

Sulle navi delle ong la presidente del Consiglio italiana conferma la circolare del Viminale: “Hanno violato le norme europee. Oltre che nazionali”

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La premier italiana Giorgia Meloni con la presidente della Commissione Ue, Von Der Leyen (Ansa)
La premier italiana Giorgia Meloni con la presidente della Commissione Ue, Von Der Leyen (Ansa)

Anche i più convinti meloniani non si potevano certo aspettare che una volta arrivata al cospetto dei vertici europei Giorgia Meloni dicesse loro, “cari signori e signore, è finita la pacchia”. E’ possibile però che più d’uno dei suoi fan ieri abbiano storto la bocca nel vederla sorridente e positiva sul tappeto rosso dell’Europa Building dire: “Ho trovato orecchie disponibili all’ascolto. Siamo qui per offrire la nostra collaborazione all’Unione europea. Hanno capito che non siamo marziani. Ora scusate ma devo risalire,  il presidente Michel  mi aspetta a cena. Di lavoro eh….”.

E’ andato bene, anzi benissimo il debutto internazionale della premier italiana. Dopo giornate difficili per via del decreto sicurezza-giustizia-sanità (adesso le regioni stanno iniziando a deliberare per non far tornare i medici no vax in corsia), è stata finalmente una buona giornata. “Un ottimo esordio, i vertici delle istituzioni europee ci hanno accolto in un clima di grande disponibilità e apertura. Un avvio di relazioni molto importanti per il futuro dell’Italia” ha spiegato meglio Raffaele Fitto, il ministro per gli Affari europei, un ex delfino di Berlusconi, a lungo parlamentare e poi europarlamentare,  che sette anni fa scelse Fratelli d’Italia per aprire a Giorgia le porte della presidenza dei Conservatori europei. In poche parole, una delle poche persone di cui Meloni si fida ciecamente.

La difesa dei confini esterni

Ci vorrà tempo per capire come evolverà nei fatti, dossier dopo dossier, il rapporto del governo italiano con le istituzioni europee. “Sono molto contenta di aver scelto Bruxelles per la mia prima visita istituzionale all’estero” ha detto Meloni nel breve e unico punto stampa ieri sera poco prima delle 20. Quello che si può dire è che i toni usati ieri sono ben diversi da quelli usati fino al 25 settembre o scritti nel programma del centrodestra quando si dice che “la legislazione italiana supererà, in caso di contrasto, quella europea”. Alla fine quello che conta è aver fatto capire a Bruxelles (le “orecchie disponibili”) che l’approccio italiano per affrontare la questione migranti è la difesa dei “confini esterni della Ue”, ovverosia, come dirà la premier, “applicare le norme europee”.  Il metodo di confronto generale è la “difesa degli interessi nazionali”. Non risulta, francamente, che i precedenti premier abbiano avuto un approccio e un metodo diverso. Meloni ha chiesto risposte “concrete” e “urgenti” contro il caro-gas, una “implementazione” del Pnrr per dirottare le risorse sull'energia. Scelte comuni per fare fronte a quello che definisce l'effetto “domino” della guerra in Ucraina ovverosia l’impatto sulle economie dell’Occidente.

“Visita bagnata, visita fortunata”

Sotto la pioggia fine e continua di Bruxelles Giorgia Meloni saluta con un abbraccio affettuoso la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. E’ reduce dal pranzo in residenza con l’ambasciatore Piero Benassi e la delegazione diplomatica italiana e dal colloquio con il commissario Gentiloni. Nel pomeriggio sono previsti ben tre bilaterali, Metsola, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Ue Jean Charles Michel.  A parte Metsola, Meloni non aveva mai incontrato nè von der Leyen nè Michel. “A volte conoscersi di persona può aiutare a smontare una certa narrativa su di me e sul governo italiano. E scoprire che non siamo marziani e che siamo qui per collaborare e anche per difendere gli interessi nazionali nell’ambito dell’Unione europea”. Toni ben diversi da quelli usati da Meloni prima del 25 settembre. E da quelli che qualcuno della sua area politica avrebbe auspicato. L’ex sindaco Alemanno, ad esempio, alla vigilia del viaggio a Bruxelles, aveva sollecitato la premier a “non farsi telecomandare e a farsi rispettare”. Alemanno ha lasciato Fratelli d’Italia ai primi di settembre perchè “troppo appiattita su posizioni filo americane”.

La scelta di Bruxelles

E’ stata “un’interlocuzione franca e positiva” ha detto Meloni. Non poteva essere diversamente visto che la scelta di cominciare da Bruxelles, anziché dalle singole cancellerie europee come vuole la prassi, contiene il messaggio chiaro e distensivo: collaboriamo e non facciamoci del male. Non è l’ufficialità e anche la ritualità di una giornata come ieri  che ci può dire come evolveranno i rapporti tra il governo Meloni e i vertici europei. Sicuramente c’è stata chiarezza. Almeno a parole.  “L’Europa vive nelle identità della sue nazioni, nelle tradizioni dei suoi popoli, nei sogni dei suoi giovani e nelle speranze dei suoi cittadini” ha scritto Meloni nel grande libro dei saluti che tradizione vuole venga firmato dal premier neoeletto in visita ufficiale. Sui social è stata più sintetica: “La voce dell’Italia in Europa sarà più forte”. Di pari tono i ringraziamenti di Ursula con der Leyen: “Grazie Giorgia Meloni per il forte segnale lanciato con la tua visita alle istituzioni europee nel tuo primo viaggio all'estero. È stata una buona occasione per scambiare opinioni su temi critici che vanno dal sostegno all'Ucraina, all'energia all'Italia, al NextGenEU e alla migrazione”.

I dossier

Tanti i dossier sul tavolo: il costo dell’energia e come calmierarlo (“ho detto a von der Leyen che urge dare concretezza alle decisioni prese due settimane fa”); il nuovo patto di Stabilità su cui Bruxelles si esprimerà il 9 novembre; le “modifiche, anzi gli aggiustamenti” al Pnrr “perchè tutti vogliamo spendere al meglio tutte le risorse del Piano e in base alle nuove emergenze dettate dall’inflazione”;  la guerra in Ucraina e gli effetti sulle economie europee. Soprattutto il braccio di ferro da ieri ingaggiato dalla Germania che chiede all’Italia di farsi carico dei migranti, traduci 104 minorenni, che sono tratti in salvo nelle acque internazionali tra Libia e Sicilia dalla nave ong Minority 1 che batte bandiera tedesca. Una circolare del ministero dell’Interno impedisce alle navi - sono due- di entrare nei porti italiani perchè “nella fase di salvataggio hanno violtao le norme italiane ed europee”. Palazzo Chigi intende far valere la norma per cui "il primo approdo”  scatta già sulla nave che trae in salvo le persone di cui si deve quindi far carico il paese di bandiera della nave. In questo caso la Germania. La questione, che ha una sua urgenza, è stata al centro del bilaterale con Ursula von der Leyen a palazzo Berlaymont. “Abbiamo spiegato che l’Italia intende fa rispettare e difendere i confini esterni come già previsto dalle regole europee - ha detto Meloni - e mi pare di aver trovato orecchie disponibili”.  La nave ong, intanto, resta ancora al largo. Senza approdo sicuro.

Al riparo da ambiguità

I vertici comunitari mostrano tutti di apprezzare il “segnale forte” di una prima visita proprio a Bruxelles. Che vuole spazzare via i dubbi sulla collocazione internazionale dell'Italia e sulle posizioni oramai lontane da un certo sovranismo che preoccupa la Ue. Meloni apprezza l’interlocuzione “franca e positiva”. “Diamo rispetto, chiediamo rispetto” ha detto Fitto. Si vedrà poi come saranno i rapporti con Orban.

In realtà, oltre al messaggio distensivo, aver scelto Bruxelles per il debutto internazionale mette la premier anche al riparo dall’ambiguità di dover fare l’esordio a Sharm el Sheik dove la prossima settimana è in programma la Conferenza Onu sull’Ambiente Cop 27. Proprio in quell’Egitto con cui l’Italia ha un grave sospeso: l’uccisione di Giulio Regeni.

Una buona giornata  

Dopo tre giorni di imbarazzo per lo scivolone del decreto anti-rave che il governo sarà costretto a correggere per via del pressing della stessa maggioranza (Forza Italia), quella di ieri è stata la prima vera buona giornata per Giorgia Meloni. Le bollette del gas del mese di ottobre sono calate del 12,9 per cento. Grazie alle temperature e, soprattutto, ai nuovi metodi di calcolo voluti dal governo Draghi. Per l’elettricità toccherà aspettare gennaio. Il rischio impennate dei prezzi è ancora alto ma la quotazione del gas intorno a 100 euro è un dato che sembra consolidato. Anche i numeri della Nadef, sul tavolo del Cdm di oggi, sono buone notizie: il Pil cresce dello 0,6 nel terzo trimestre dell’anno e il tesoretto per ristorare famiglie ed imprese sale fino a 15 miliardi. Forse diciannove.

All’ordine del giorno del Consiglio dei ministri  c’è l’integrazione della Nadef e le prime scelte in materia di politica economica dell'esecutivo. Una “corsa contro il tempo” ripete Meloni che ieri ha parlato a lungo delle scelte da fare nella manovra durate il pranzo privato con il commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni, prima dell'avvio degli incontri ufficiali. Non solo la legge di bilancio ma anche la riforma del Patto di stabilità - cruciale per un paese ad alto debito come l'Italia - e il Pnrr. Che è stato poi uno dei temi caldi nel confronto con la presidente della Commissione. Come quello delle risorse per fronteggiare l’inflazione e la crisi economica.  Una via, su cui è in corso un’analisi per il calcolo delle risorse, è quella di dirottare i fondi di coesione non impegnati e quelli del RepowerEu, circa 7 miliardi.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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