Tiscali.it
SEGUICI

L'abbraccio spiazzante fra il Papa e il "pazzo pericoloso" Milei. E la santa fra loro due

"Mama Antula" prima canonizzata argentina. L'incontro fra il pontefice e il presidente più discusso, e il discorso sulle molte sofferenze intollerabili

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
L'incontro fra gli opposti, Francesco e Javier Milei (Ansa)
L'incontro fra gli opposti, Francesco e Javier Milei (Ansa)

Un abbraccio forte e lungo del presidente argentino Javier Milei a papa Francesco in carrozzella, ha concluso la solenne celebrazione nella Basilica vaticana per la canonizzazione di Maria Antonia de Paz Y Figueroa, prima santa argentina, più conosciuta come “Mama Antula” che consumò la sua vita a servizio dei poveri e bisognosi. L’abbraccio ha colto tutti di sorpresa. Al termine della messa Francesco, dismesso gli abiti liturgici si è fatto portare rapidamente incontro al presidente che in prima fila aveva partecipato con la folta delegazione del seguito, al rito in onore della nuova santa. Una stretta di mano cordiale che si è trasformata inaspettatamente in un abbraccio cordiale tra il presidente e il papa che si vedranno domattina in una udienza già programmata.

Due opposti uno di fronte all'altro

C’era molta attesa intorno a questa visita di Milei che ha vinto le lezioni marcando molto la sua diversità dalla visione sociale di Francesco. Sulla natura del caloroso abbraccio a sorpresa se ne saprà certamente di più dopo l’incontro protocollare di domani. Ma oggi prevale l’indicazione di Francesco che, spiegando il Vangelo domenicale sull’episodio di Gesù che tocca e guarisce un lebbroso ha esortato tutti a cambiare stile nei rapporti con gli altri – specie fragili e malati nell’attuale contesto mondiale – scegliendo lo stile di Gesù. Per tanti popoli incombe tuttora la guerra, un numero sterminato di persone malate richiede una cura adeguata nel corpo e nello spirito: per uscirne davvero – suggerisce il papa - occorre cambiare stile di vita e modo di rapportarsi con gli altri, superando l’indifferenza, imitando Gesù che tocca e guarisce il lebbroso. Senza perdersi in chiacchiere e scegliendo invece la concretezza della cura.

"Compassione": una parola fuori moda

Un ragionamento attuale nella Giornata Mondiale del Malato che richiama – ha detto nel dopo Angelus - l’attenzione sull’importanza delle relazioni nella malattia. “La prima cosa di cui abbiamo bisogno quando siamo malati è la vicinanza delle persone care, degli operatori sanitari e, nel cuore, la vicinanza di Dio. Siamo tutti chiamati a farci prossimo a chi soffre, a visitare i malati, come ci insegna Gesù nel Vangelo. Per questo oggi voglio esprimere a tutte le persone ammalate o più fragili la mia vicinanza e quella di tutta la Chiesa. Non dimentichiamo lo stile di Dio: vicinanza, compassione e tenerezza” Queste tre parole sono state un po’ il ritornello scelto da Francesco nell’omelia, nell’Angelus e dopo l’Angelus. Ma in realtà è una trilogia di sostantivi che ritorna spessissimo nei suoi discorsi e negli scritti più importanti. Vorrebbe in sostanza che fosse lo “stil nuovo” dei cristiani cattolici per contribuire a uscire dal labirinto nel quale si trova attualmente il mondo.

La sofferenza intollerabile

“In questa Giornata, fratelli e sorelle – è stato l’appello nel dopo Angelus - non possiamo tacere il fatto che ci sono tante persone, oggi, alle quali è negato il diritto alle cure, e dunque il diritto alla vita! Penso a quanti vivono in povertà estrema; ma penso anche ai territori di guerra: lì sono violati ogni giorno diritti umani fondamentali! È intollerabile”. Forse si riferiva alla condizione disperata di Gaza? Tuttavia ha aggiunto: “Preghiamo per la martoriata Ucraina, per la Palestina e Israele, preghiamo per il Myanmar e per tutti i popoli martoriati dalla guerra”. Si sperimenta un contesto segnato dalla paura, dal pregiudizio e falsa religiosità “tre cause di una grande ingiustizia, - rileva Francesco nell’omelia -, tre lebbre dell’anima che fanno soffrire un debole, scartandolo come un rifiuto. Fratelli, sorelle, non pensiamo che siano solo cose del passato. Quante persone sofferenti incontriamo sui marciapiedi delle nostre città! E quante paure, pregiudizi e incoerenze, pure tra chi crede e si professa cristiano, continuano a ferirle ulteriormente! Anche nel nostro tempo c’è tanta emarginazione, ci sono barriere da abbattere, “lebbre” da curare”. La risposta giusta è quella di fare come Gesù che “compie due gesti: tocca e guarisce”. Lui poteva guarire a distanza il lebbroso ma- spiega il papa, ha voluto toccarlo per dirci che il Dio cristiano è un Dio vicino. “Il nostro Dio, cari fratelli e sorelle, non è rimasto distante in cielo, ma in Gesù si è fatto uomo per toccare la nostra povertà. E di fronte alla “lebbra” più grave, quella del peccato, non ha esitato a morire in croce, fuori dalle mura della città, rigettato come un peccatore, come un lebbroso, per toccare fino in fondo la nostra realtà umana. Un santo scriveva: “Si è fatto lebbroso per noi”.

Le parole senza azioni concrete non servono a nulla

E noi, che amiamo e seguiamo Gesù, sappiamo fare nostro il suo “tocco”? Non è facile e dobbiamo vigilare quando nel cuore si affacciano gli istinti contrari al suo “farsi vicino” e al suo “farsi dono”: ad esempio quando prendiamo le distanze dagli altri per pensare a noi stessi, quando riduciamo il mondo alle mura del nostro “star bene”, quando crediamo che il problema siano sempre e solo gli altri… In questi casi stiamo attenti, perché la diagnosi è chiara, è “lebbra dell’anima”: malattia che ci rende insensibili all’amore, alla compassione, che ci distrugge attraverso le “cancrene” dell’egoismo, del preconcetto, dell’indifferenza e dell’intolleranza”. Una malattia che si cura con “la carità nascosta di ogni giorno, senza pubblicità strombazzata. “L’amore – spiega Francesco all’Angelus - ha bisogno di concretezza, di presenza, di incontro, di tempo e spazio donati: non può ridursi a belle parole, a immagini su uno schermo, a selfie di un momento o a messaggini frettolosi”. In una parola rendersi concreti nell’amore, senza perdersi in chiacchiere. Amore concreto testimoniato dalla nuova santa “Mama Antula” in Argentina, oggi proposta all’imitazione di tutti i cristiani.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

I più recenti

Team Navalny: Mostrato il corpo alla madre
Team Navalny: Mostrato il corpo alla madre
A Parigi torre Eiffel chiusa per il quarto giorno di seguito
A Parigi torre Eiffel chiusa per il quarto giorno di seguito
Team Navalny, 'secondo documenti medici morte naturale'
Team Navalny, 'secondo documenti medici morte naturale'
Il team di Navalny, 'mostrato il corpo alla madre'
Il team di Navalny, 'mostrato il corpo alla madre'

Le Rubriche

Alberto Flores d'Arcais

Giornalista. Nato a Roma l’11 Febbraio 1951, laureato in filosofia, ha iniziato...

Alessandro Spaventa

Accanto alla carriera da consulente e dirigente d’azienda ha sempre coltivato l...

Claudia Fusani

Vivo a Roma ma il cuore resta a Firenze dove sono nata, cresciuta e mi sono...

Carlo Di Cicco

Giornalista e scrittore, è stato vice direttore dell'Osservatore Romano sino al...

Claudio Cordova

31 anni, è fondatore e direttore del quotidiano online di Reggio Calabria Il...

Massimiliano Lussana

Nato a Bergamo 49 anni fa, studia e si laurea in diritto parlamentare a Milano...

Stefano Loffredo

Cagliaritano, laureato in Economia e commercio con Dottorato di ricerca in...

Antonella A. G. Loi

Giornalista per passione e professione. Comincio presto con tante collaborazioni...

Lidia Ginestra Giuffrida

Lidia Ginestra Giuffrida giornalista freelance, sono laureata in cooperazione...

Carlo Ferraioli

Mi sono sempre speso nella scrittura e nell'organizzazione di comunicati stampa...

Alice Bellante

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli...

Giuseppe Alberto Falci

Caltanissetta 1983, scrivo di politica per il Corriere della Sera e per il...

Michael Pontrelli

Giornalista professionista ha iniziato a lavorare nei nuovi media digitali nel...